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Attualità

Disabilità, la CSD ONU: «Nulla su di noi senza di noi sia un metodo»

La Commissione Sammarinese per l’Attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità tira le somme del proprio mandato. E lo fa partendo da un’osservazione poco consueta per un documento istituzionale: gran parte del lavoro di una Commissione «non si vede», perché si svolge nelle riunioni, nell’analisi dei provvedimenti, nella scrittura di osservazioni, nel confronto con associazioni, famiglie e servizi.

Il punto di partenza è la distanza che separa i principi dai diritti realmente esercitabili. La Convenzione ONU è stata adottata dall’Assemblea Generale nel 2006 e ratificata dalla Repubblica di San Marino nel 2008, ma la sfida, scrive la CSD ONU, non è conoscerne i principi: è trasformarli in diritti concreti.

La battaglia sul lavoro

Il passaggio più netto riguarda l’inclusione lavorativa. Nel confronto sulla normativa la Commissione ha sostenuto che l’inclusione non potesse fermarsi al settore pubblico, ma dovesse coinvolgere anche il settore privato. La motivazione è esplicita: il diritto al lavoro non può dipendere dal fatto che una persona trovi spazio soltanto nell’amministrazione pubblica.

La CSD ONU rivendica di aver lavorato su definizioni, criteri e strumenti dell’articolato, con numerose osservazioni accolte nel percorso di elaborazione della norma. Un lavoro che definisce «forse meno immediato da raccontare, ma fondamentale».

Sul caregiver familiare la Commissione ha invece avanzato proposte su formazione, sostegno e momenti di sollievo per chi presta quotidianamente attività di cura: anche qui alcune sono state accolte.

New York e la Relatrice Speciale

Sul piano internazionale la Commissione ha partecipato alla 19ª Conferenza degli Stati Parti della Convenzione ONU a New York. Da quell’esperienza è nata un’interlocuzione con la Relatrice Speciale ONU sui diritti delle persone con disabilità, alla quale è stato rivolto l’invito a venire a conoscere direttamente la realtà sammarinese.

Affettività e prevenzione

Sul fronte culturale la CSD ONU ha promosso il percorso «The Power of Love», dedicato all’affettività, alle relazioni e alla consapevolezza, seguito da un fine settimana rivolto a giovani con disabilità, famiglie, educatori, insegnanti e volontari. Il ragionamento alla base: affettività, relazioni e diritto di scegliere fanno parte della vita di ogni persona e non possono diventare «dimensioni negate o rimandate a causa della disabilità».

È stata inoltre realizzata una campagna con cartelloni esposti all’Ospedale di Stato sulla prevenzione della violenza e degli abusi nei confronti delle persone con disabilità, con l’obiettivo dichiarato di portare un tema delicato fuori dalla dimensione privata.

Il progetto di vita e l’apertura alla Segreteria Sanità

La sfida che la Commissione indica per i prossimi anni è il progetto di vita: costruire percorsi che partano dalla persona, dalle sue capacità e dalle sue scelte, non dai servizi già disponibili. La formula usata è diretta: non deve essere la persona ad adattarsi ai servizi, devono essere i servizi a organizzarsi intorno alla persona.

In questa prospettiva la CSD ONU guarda «con favore» alla disponibilità manifestata dalla nuova Segreteria di Stato per la Sanità ad aprire un confronto con associazioni, famiglie e soggetti coinvolti, e si dichiara pronta a mettere sul tavolo il lavoro svolto in questi anni.

Indipendenti, non neutrali

La chiusura è una rivendicazione di ruolo. La Commissione, si legge, non è chiamata a rappresentare una parte politica ma un principio, e continuerà a mantenere «la propria autonomia di valutazione e la libertà di sostenere ciò che ritiene necessario». Con una precisazione che suona come avvertimento: «Essere indipendenti non significa essere neutrali di fronte alle discriminazioni. Significa essere liberi di sostenere i diritti, indipendentemente da chi governa, da chi propone una norma o da chi rappresenta un interesse».

E sulla partecipazione, il monito finale: la voce delle persone con disabilità «c’è», il problema è farla incidere sulle decisioni. Perché «Nulla su di noi senza di noi» non può restare uno slogan: «Deve essere un metodo».

Disabilità, la CSD ONU: «Nulla su di noi senza di noi sia un metodo»