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Seggio vuoto all’Onu, Beccari: durante il discorso di Netanyahu la delegazione era nei bilaterali, e in aula non si sarebbe alzata, come San Marino non ha mai fatto neppure con Russia e Iran

«Non ci siamo alzati in passato quando ha parlato la Russia, non ci siamo alzati quando parlava l’Iran». Con questa frase il Segretario di Stato agli Esteri Luca Beccari chiude il caso del seggio vuoto all’Onu.

Giovedì 24 settembre, durante il discorso di Benjamin Netanyahu, la delegazione sammarinese era impegnata nei bilaterali al Palazzo di Vetro, e se fosse stata in aula non avrebbe lasciato la sala, perché San Marino non lo fa mai.

Raggiunto direttamente dalla nostra redazione, Beccari non lascia margini: quell’assenza non ha alcun significato politico, perché la posizione della Repubblica è quella pronunciata dal podio sabato.

Tanto basta per smontare le due letture più ardite di questi giorni.

C’è chi ci ha visto una protesta, con San Marino inserito nell’elenco dei Paesi usciti dall’aula, e chi un Titano schierato di fatto al fianco dell’Iran: entrambi partono dallo stesso errore.

Se, come assicura Beccari, San Marino non lascia la sala nemmeno quando parla Teheran, una sedia vuota non può essere né un boicottaggio né un’alleanza. Resta la terza versione, quella della figuraccia planetaria, con tanto di ipotesi su delegati persi nei corridoi o trattenuti in bagno. Per quella basta la memoria.

Un anno fa, durante il discorso di Netanyahu all’80ª Assemblea generale, la delegazione sammarinese non era in aula.

Diverse testate l’avevano già arruolata tra i Paesi che avevano disertato per protesta. Chiarito che era impegnata altrove, il caso si sgonfiò in poche ore, anche sulle pagine di chi quest’anno ha parlato di figuraccia. Stesso fatto, un anno dopo: a cambiare è stato solo il racconto.

La spiegazione di Beccari arriva dopo quattro giorni, e se fosse arrivata prima avrebbe forse risparmiato parecchie ricostruzioni.

Beccari parte da come funziona davvero la settimana dell’Onu.

Da una parte ci sono i lavori dell’Assemblea generale, dove intervengono i leader. Dall’altra, in parallelo e in contemporanea, ci sono panel, riunioni, tavoli e gruppi di lavoro a cui i Paesi partecipano secondo le proprie esigenze.

Per questo le delegazioni piccole come quella sammarinese, ma anche quelle di Stati molto più grandi, non riescono a garantire la presenza fisica in sala per tutta la durata dei lavori.

«Questo è un fatto che riguarda tutti, anche Paesi grandi che hanno delegazioni molto più ampie della nostra».

Giovedì la delegazione era nel Palazzo, solo in un’altra sala.

«Noi al momento del discorso di Netanyahu eravamo impegnati in dei bilaterali nella zona del Palazzo delle Nazioni Unite che è dedicata agli incontri bilaterali fra Stati», racconta Beccari. È lì che si incontrano ministri e omologhi degli altri Paesi, e sono «momenti particolarmente importanti per l’attività bilaterale all’interno dell’Onu».

Basta scorrere l’agenda sammarinese di quei giorni a New York.

Ci sono la firma degli accordi per stabilire relazioni diplomatiche con Trinidad e Tobago e con la Namibia, gli incontri con i ministri degli Esteri di Cipro, Singapore e Liechtenstein, il vertice dei piccoli Stati europei e la firma della nuova Convenzione Onu contro la criminalità informatica.

Quanto all’uscita dall’aula, per Beccari la questione non si pone. «La cosa che conta è che noi, se fossimo stati in sala, sicuramente non ci saremmo alzati».

Non per dare un significato particolare al gesto, ma per una prassi che, a suo dire, non conosce eccezioni.

«San Marino non si alza mai dalla sala quando parlano altri leader, anche quando purtroppo vengono pronunciati discorsi che non sono in linea con il nostro pensiero. Noi non lo facciamo mai, né all’Onu né in altri contesti».

Per il Segretario di Stato il dibattito si è concentrato sulla cosa sbagliata.

Conta essere d’accordo o no con quello che Netanyahu ha detto, e in quella narrazione San Marino non si sarebbe ritrovato «se anche fossimo stati in sala». «Se il punto è che tutto si risolve nella presenza fisica durante il discorso di qualcuno, allora si può dire di tutto in sala, e poi se ci sei sembra che sei d’accordo e se non ci sei sembra che non sei d’accordo. Non è così».

Il merito, insiste Beccari, sta nell’intervento di sabato, fatto «senza nascondersi, senza cercare alibi».

San Marino ha condannato senza riserve il terrorismo e gli attacchi del 7 ottobre e ha ribadito il diritto del popolo palestinese a un proprio Stato.

Ha confermato il riconoscimento della Palestina e il sostegno alla soluzione dei due Stati, e ha chiesto un cessate il fuoco permanente, pieno accesso umanitario e protezione dei civili. Beccari ricorda che la Repubblica ha sempre sostenuto anche il diritto di Israele a difendersi.

Insiste però sull’urgenza di fermare le operazioni militari a Gaza, che portano «una sofferenza inaudita» alle popolazioni. Nello stesso discorso San Marino ha condannato ancora una volta l’aggressione russa all’Ucraina.

È la stessa Russia davanti alla quale, dice Beccari, la delegazione non si è mai alzata. Le condanne si pronunciano dal podio, non con le sedie.

Non sono molti, osserva Beccari, gli Stati senza lo status di superpotenza che all’Onu prendono posizioni nette.

San Marino, nel suo piccolo, lo fa «in maniera diretta», quando ha lo spazio per farlo.

«Noi non eravamo presenti al discorso di Netanyahu, per noi non ha nessun significato politico.

Il significato politico l’abbiamo dato durante il nostro intervento, dove abbiamo detto cose ben precise: quella è la posizione sammarinese, quella che conta, non quella che viene interpretata dalla presenza o meno della delegazione in sala».

Chi vuole sapere da che parte sta San Marino ha un discorso da leggere, non una sedia da fotografare.

Seggio vuoto all’Onu, Beccari: durante il discorso di Netanyahu la delegazione era nei bilaterali, e in aula non si sarebbe alzata, come San Marino non ha mai fatto neppure con Russia e Iran