Inauguriamo oggi un nuovo spazio di approfondimento con i contributi di Giulia Muratori, segretaria di Libera San Marino.
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Da oggi entra in vigore la nuova legge sulla famiglia.
Una legge sulla quale abbiamo lavorato a lungo e che prova a rispondere a due problemi molto concreti: aiutare economicamente le famiglie e rendere più semplice tenere insieme figli e lavoro.
Avere un figlio non può diventare un problema economico ma non può nemmeno significare, soprattutto per uno dei due genitori, dover rinunciare al proprio percorso professionale.
E oggi questo riguarda ancora di più tutte le famiglie. Con l’aumento del costo della vita, per moltissimi nuclei familiari avere due redditi non è più soltanto una scelta, ma una necessità. Allo stesso tempo, crescere un figlio richiede tempo, presenza e organizzazione.
La vera sfida è permettere a entrambi i genitori di lavorare senza rinunciare al tempo necessario per crescere i propri figli.
La nuova legge prova a intervenire su entrambi questi aspetti.
Da una parte rafforza il sostegno economico alle famiglie: dal Bonus Bebè agli assegni familiari, dalle agevolazioni per gli asili nido alle maggiori tutele economiche durante maternità e congedo parentale.
Dall’altra compie passi in avanti importanti nella conciliazione tra tempo di lavoro e tempo della famiglia.
Il padre avrà 20 giorni retribuiti da utilizzare nel primo anno di vita del figlio. Il congedo parentale potrà essere maggiormente condiviso tra i genitori e sarà economicamente più tutelato. I periodi di maternità e congedo non dovranno penalizzare la progressione di carriera. E il part-time utilizzato nei primi anni di vita del figlio avrà una maggiore tutela anche sul piano pensionistico.
Sono misure diverse, ma hanno un filo comune: un figlio è una responsabilità di entrambi i genitori e la sua nascita non deve trasformarsi in una penalizzazione professionale per uno dei due.
Sappiamo però che, ancora oggi, il peso maggiore della cura familiare continua molto spesso a ricadere sulle donne.
I dati sammarinesi lo raccontano con semplicità. Le donne rappresentano circa il 43% degli occupati. Nel settore pubblico la loro presenza è molto forte e raggiunge livelli importanti anche nelle posizioni di responsabilità. Nel settore privato, invece, sono circa il 40% dei dipendenti ma soltanto il 19% dei dirigenti e assimilati. E più di tre lavoratori part-time su quattro sono donne.
Il part-time non è un problema in sé. Per tante famiglie è una soluzione utile e può essere una scelta. Il problema nasce se diventa quasi automaticamente la soluzione della donna per riuscire ad occuparsi dei figli.
Perché lavorare meno significa spesso guadagnare meno e avere meno occasioni di crescita professionale.
È proprio su questo punto che la nuova legge prova a cambiare qualcosa: non chiedere soltanto alle donne di conciliare, ma creare le condizioni perché la famiglia possa conciliare meglio.
Dare più spazio ai padri significa permettere loro di essere maggiormente presenti nella vita dei figli. Rendere più equilibrata la cura familiare significa consentire alle madri di non dover scegliere automaticamente tra lavoro e famiglia. Alla fine significa dare più libertà a entrambi.
E i numeri ci dicono che non è una questione soltanto sammarinese.
Proprio in questi giorni sono stati pubblicati due importanti rapporti internazionali che, da prospettive differenti, raccontano quanta strada sia stata percorsa e quanta ne resti ancora da fare.
Il primo è il Global Gender Gap Report 2026 del World Economic Forum, che misura i divari tra uomini e donne nell’economia, nell’istruzione, nella salute e nella partecipazione politica.
Istruzione e salute sono ormai molto vicine alla parità. La distanza resta invece molto maggiore nella partecipazione economica, dove è stato colmato il 61,7% del divario, e soprattutto nel potere politico, fermo al 22,1%.
E c’è un dato che riguarda direttamente il tema della famiglia: le donne risultano oltre quattro volte più propense degli uomini a interrompere la propria carriera per dedicarsi a tempo pieno alla genitorialità. E anche dopo il rientro permane una differenza nelle possibilità di avanzamento professionale.
Il secondo rapporto è Women, Business and the Law 2026 della Banca Mondiale, che utilizza una lente diversa e analizza le condizioni economiche e normative delle donne in 190 economie.
San Marino non compare tra le 145 economie del Global Gender Gap Report, ma è analizzato dalla Banca Mondiale. La fotografia che ne emerge presenta punti di forza importanti proprio sulla genitorialità, sui servizi per l’infanzia e sulle pensioni, mentre restano margini di crescita quando si guarda alla carriera, alla retribuzione, all’imprenditorialità e alla leadership economica.
La nuova legge, quindi, è un passo. Non è il punto di arrivo.
Tra un anno dovremo tornare a guardare i numeri e farci domande molto semplici: quanti padri avranno utilizzato davvero i nuovi congedi? Sarà diminuito il peso della cura familiare sulle donne? Il ricorso al part-time sarà diventato più equilibrato? Le nuove tutele avranno aiutato le donne a non rallentare la propria carriera?
Se i risultati non saranno quelli che vogliamo, dovremo avere la capacità di intervenire ancora.
E credo che il prossimo terreno sul quale lavorare sia proprio questo: non soltanto garantire alle donne un lavoro, ma creare maggiori opportunità perché possano crescere professionalmente, soprattutto nel settore privato.
Formazione, percorsi manageriali, criteri trasparenti di crescita e promozione, maggiore attenzione alla presenza femminile nei ruoli di responsabilità sono temi sui quali possiamo iniziare a ragionare.
E lo stesso ragionamento vale per la politica.
Negli ultimi vent’anni San Marino ha aumentato significativamente la presenza delle donne in Consiglio Grande e Generale. Ed è un bene non soltanto per le donne, ma per la qualità della rappresentanza.
L’ho visto concretamente proprio durante il lavoro sulla legge famiglia. Il contributo delle donne presenti in Consiglio, anche da posizioni politiche diverse, ha permesso di mettere sul tavolo esperienze e problemi concreti e di migliorare diversi aspetti del provvedimento.
Per molto tempo sono stata scettica sulle quote di genere. Ho sempre pensato che una donna non dovesse ottenere un ruolo semplicemente in quanto donna. E continuo a pensarlo.
Ma credo anche che, in una fase di cambiamento culturale, possa essere utile creare le condizioni perché più donne abbiano la possibilità di partecipare, fare esperienza e assumere responsabilità. Non per sostituire il merito, ma per allargare le possibilità di partenza.
L’obiettivo dovrebbe essere arrivare al momento in cui strumenti di questo tipo non saranno più necessari.
In fondo, famiglia, lavoro e partecipazione hanno qualcosa in comune: riguardano la possibilità di scegliere.
Scegliere di avere un figlio senza avere paura di non riuscire economicamente. Scegliere di essere genitori presenti senza rinunciare al lavoro. Scegliere di crescere professionalmente senza che la famiglia diventi un ostacolo.
La legge sulla famiglia prova a fare un passo in questa direzione.
Da oggi entra in vigore. Adesso dobbiamo farla funzionare, misurarne i risultati e avere il coraggio, se servirà, di fare il passo successivo.
Giulia Muratori
