Read in English
Attualità

Residenze economiche, ratificato il decreto. In Consiglio il confronto sugli imprenditori da attirare. Si chiude la sessione di settembre

Si chiude nella mattina di mercoledì 23 settembre la lunga sessione di settembre del Consiglio Grande e Generale. L’ultimo passaggio è la ratifica del decreto delegato n. 115 del 2026 sull’ingresso e la permanenza degli stranieri a San Marino. Si parte dalle correzioni al testo, ma il confronto arriva presto al punto politico: che tipo di imprenditori vuole attirare la Repubblica e come intende controllare gli impegni presi da chi ottiene la residenza?

Il primo emendamento del Governo riguarda i titolari di residenza atipica e l’imposta sostitutiva sui redditi esteri. L’aliquota resta al 7% del «netto frontiera», con un minimo di 10mila e un massimo di 100mila euro per esercizio fiscale. La modifica chiarisce che l’imposta è dovuta anche quando quei redditi non sono imponibili a San Marino per effetto delle convenzioni contro le doppie imposizioni. Antonella Mularoni (RF) contesta i tempi della correzione: una precisazione fiscale così delicata, osserva, arriva solo in fase di ratifica. Chiede quindi al Governo di coinvolgere tutti gli uffici competenti prima di emanare i decreti. L’emendamento passa.

Il dibattito si accende sull’articolo 2-bis, aggiunto dal Governo per riscrivere le regole della residenza per motivi economici. Iro Belluzzi (Libera) propone di aggiornare più in generale gli importi richiesti agli investitori e chiede che, nel requisito sulle assunzioni, si parli di dipendenti «residenti a San Marino», non soltanto di cittadini sammarinesi. Luca Della Balda (Libera) sostiene la modifica: a suo giudizio elimina vincoli della vecchia disciplina che possono creare problemi anche ad aziende già attive, come l’obbligo di assumere un secondo lavoratore entro il terzo anno.

Dall’opposizione arrivano richieste di un intervento più ampio. Mularoni sollecita una revisione complessiva di residenze e permessi di soggiorno, anche in vista dell’accordo di associazione con l’Unione europea, e indica due riferimenti tecnici da correggere. Matteo Zeppa (Rete) condivide il decreto, ma richiama la complessità delle norme in vigore e chiede criteri chiari per verificare se gli imprenditori rispettano gli impegni. Nicola Renzi (RF) contesta la scelta di ritoccare una sola parte della disciplina mentre si annuncia una riforma generale: prima, sostiene, occorre anche controllare che cosa sia successo alle residenze economiche già concesse.

Fabio Righi (D-ML) sposta il confronto sulla politica economica: «quale finalità vogliamo perseguire? Avere più residenti o attrarre imprenditori qualificati?». Ridurre il requisito occupazionale, per Righi, può avere senso, ma resta da chiarire quali investimenti, fatturati e settori San Marino voglia privilegiare. Il segretario di Stato Rossano Fabbri spiega che il provvedimento serve a correggere «alcune situazioni distorsive causate anche dal succedersi delle leggi nel tempo». La discussione più ampia, aggiunge, arriverà quando l’Aula affronterà l’annex sulle residenze e il recepimento degli accordi. Fabbri accoglie la proposta di Belluzzi e le correzioni tecniche indicate da Mularoni. Dopo una sospensione per riformulare il testo, l’articolo 2-bis viene approvato.

Passa anche l’emendamento di Rete, che chiede al Congresso di Stato di inviare alla Commissione consiliare affari esteri, entro il 31 gennaio e il 31 luglio di ogni anno, una relazione sulle tipologie di residenza previste dal decreto. Zeppa spiega che la Commissione deve poter conoscere anche le residenze economiche concesse attraverso percorsi che non passano al suo esame, così da seguire gli impegni assunti e verificare se vengono mantenuti. Fabbri dà parere favorevole: la norma, rileva, prevede già una comunicazione trimestrale sulle residenze economiche concesse e revocate, ma di fatto quella comunicazione non arriva.

L’Aula approva infine un ultimo emendamento del Governo all’articolo 3, che abroga due commi del decreto delegato n. 5 del 2016. Chiusa la votazione sulle modifiche, il Consiglio ratifica il decreto e conclude i lavori della sessione.