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Attualità

Caregiver a San Marino, Attiva-Mente chiede verifiche sulla nuova legge

Il riconoscimento del caregiver familiare è un passo positivo, ma per capire se le nuove misure funzioneranno bisognerà guardare alla vita quotidiana di chi presta assistenza e di chi la riceve. È la posizione di Attiva-Mente sulle disposizioni contenute nella legge a sostegno della famiglia e della natalità approvata dal Consiglio Grande e Generale. «Come Attiva-Mente preferiamo essere più prudenti, non perché siamo contrari al riconoscimento dei caregiver. Al contrario, abbiamo sempre ritenuto necessario riconoscere il valore, il carico e spesso anche il sacrificio di chi quotidianamente presta cura e assistenza a un proprio familiare», si legge nel comunicato. L’associazione ribadisce però che «il sostegno alla cura familiare non può diventare il sostituto dei diritti della persona con disabilità, né dei servizi e delle responsabilità che competono allo Stato».

Uno dei primi dubbi riguarda le soglie settimanali di assistenza, fissate a 18, 24, 30 e 36 ore per i quattro profili di caregiver. «Come si misura realmente il tempo della cura? Come vengono conteggiate la sorveglianza, la disponibilità continua, le notti interrotte, gli accompagnamenti, le emergenze, gli appuntamenti sanitari, le pratiche amministrative o, semplicemente, quel dover esserci che difficilmente può essere racchiuso in un foglio presenze?», chiede Attiva-Mente. Per i profili superiori alle trenta ore, osserva l’associazione, è prevista l’incompatibilità con qualsiasi attività lavorativa, insieme a un sussidio e alla contribuzione figurativa. Una tutela che, secondo il comunicato, lascia aperta un’altra questione: se sia possibile sostenere chi assiste un familiare senza costringerlo a lasciare il lavoro.

Attiva-Mente richiama poi il limite di cinquanta qualifiche all’anno o, comunque, di un milione di euro di spesa. «Cosa succede al cinquantunesimo caregiver? Se possiede gli stessi requisiti del cinquantesimo e sostiene lo stesso carico assistenziale, il suo riconoscimento dipenderà dalla disponibilità residua del contingente o delle risorse? Insomma, un diritto può funzionare fino ad esaurimento posti?». Il comunicato segnala anche che sussidio e benefici potranno essere modificati in base alle fasce di reddito individuate tramite l’ICEE, la cui applicazione concreta, secondo l’associazione, deve ancora essere pienamente sperimentata.

Le perplessità riguardano inoltre il riconoscimento di un solo caregiver per assistito nello stesso periodo, anche quando più familiari condividono la cura, e l’esclusione dei minori che già svolgono attività di assistenza. Attiva-Mente invita a considerare il fenomeno dei young caregiver, prevedendo tutele specifiche senza legittimare il peso dell’assistenza sui ragazzi. Chiede attenzione anche al rapporto con l’assistenza professionale: «Le due figure non sono necessariamente alternative: una persona con necessità assistenziali molto elevate può avere bisogno contemporaneamente del sostegno di un familiare e di assistenza professionale».

Il punto centrale, per l’associazione, resta il diritto della persona con disabilità a ricevere sostegno anche quando non ha un familiare disponibile ad assisterla. Il comunicato osserva che la possibilità di ottenere un caregiver o un assistente familiare a carico dell’ISS, in questi casi, è rinviata a un’eventuale integrazione tramite decreto delegato. «Una persona con disabilità non dovrebbe avere maggiori o minori possibilità di vivere nella propria casa e nella propria comunità a seconda che abbia o meno un familiare disposto, o magari costretto dalle circostanze, a occuparsi della sua assistenza», scrive Attiva-Mente.

L’associazione non boccia il provvedimento e ne riconosce gli elementi positivi, dal riconoscimento giuridico al sostegno economico, dalla contribuzione figurativa alla formazione e alle misure di sollievo. Chiede però di verificarne gli effetti e di rafforzare insieme i servizi, l’assistenza personale e le opportunità di Vita Indipendente. La conclusione del comunicato riassume la sua posizione: «Il caregiver deve essere sostenuto dal welfare. Non può diventare il welfare».

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