La legge sulla famiglia passa, ma l’opposizione resta alla finestra. Nessun voto contrario, ma nemmeno un sì: Rete, Repubblica Futura e Domani – Motus Liberi scelgono tutti l’astensione. Ed è probabilmente questo il dato politico più interessante della giornata in Consiglio Grande e Generale.
Il provvedimento, insomma, non spacca l’Aula sul merito delle singole misure, molte delle quali vengono riconosciute come positive anche dalle minoranze. La distanza si apre invece sulla portata complessiva della riforma. Per la maggioranza è un primo salto di qualità nelle politiche familiari; per l’opposizione è un pacchetto utile, ma ancora troppo piccolo rispetto a un problema enorme come quello della denatalità.
Il confronto sul bonus bebè da mille euro fotografa bene questa distanza. Il contributo spetta per ogni figlio nato o adottato dal primo gennaio 2026, entro una soglia di reddito pro capite di 25mila euro netti. D-ML avrebbe voluto cifre molto più alte: 3mila euro per il primo figlio e 5mila per quelli successivi. RF ha invece contestato il criterio reddituale e proposto anche aiuti concreti, come pannolini e latte fino ai due anni.
La maggioranza tiene il punto. Guerrino Zanotti di Libera ricorda che 25mila euro pro capite significano, per una famiglia di tre persone, arrivare fino a 75mila euro complessivi e invita a leggere il bonus dentro l’intero pacchetto di interventi. Anche il Governo, però, evita di blindare la misura: Stefano Canti lascia aperta la possibilità di rimetterci mano dopo averne verificato gli effetti.
Ed è proprio qui che si vede il compromesso politico costruito attorno alla legge. La maggioranza porta a casa il provvedimento senza arretrare sull’impianto generale, ma recepisce alcuni spunti arrivati dalle minoranze. Succede sulle rette di nidi e mense, dove torna il riferimento all’ICEE, e succede durante lo stesso dibattito sul sostegno ai nuclei monogenitoriali: il contributo da 50 euro al mese verrà accreditato sulla Smac Card dopo una modifica maturata direttamente durante il confronto in Aula.
Su altri punti, poi, lo scontro politico quasi scompare. È il caso della possibilità di assentarsi dal lavoro per assistere un figlio malato, estesa anche agli autonomi con copertura al 100% entro i primi 14 anni del figlio. Qui arrivano giudizi positivi anche da RF, D-ML e Rete, pur con la richiesta di allargare ulteriormente la fascia d’età.
La vera battaglia torna nelle dichiarazioni di voto. D-ML parla di una legge con elementi positivi, ma “non sufficiente”, perché casa, costo della vita, lavoro, scuola e servizi restano pezzi fondamentali del problema. RF parla di “parziale soddisfazione” e accusa il Governo di una politica “che insegue e non prevede”. Rete riconosce l’avanzamento di diversi diritti, dal caregiver allo smart working fino ai congedi, ma considera la legge “superficiale rispetto alla vera analisi della crisi”.
Di segno opposto la lettura della maggioranza. Il PSD parla di una “boccata d’ossigeno” per le famiglie, Libera di un “salto di qualità importante”, mentre Alleanza Riformista mette soprattutto l’accento sul riconoscimento del caregiver. Il PDCS, con Manuel Ciavatta, rivendica infine una legge costruita attraverso il confronto con opposizione, sindacati e categorie economiche e capace di dare alle famiglie più sostegni economici ma anche più tempo.
Alla fine, quindi, la maggioranza incassa una legge-bandiera senza trovarsi davanti un muro contro muro. Le opposizioni non arrivano al no perché dentro il testo vedono misure che condividono e, in qualche caso, hanno contribuito a modificare. Ma evitano anche il sì per non consegnare al Governo una vittoria politica piena.
Il messaggio che esce dall’Aula è abbastanza netto: sulle singole tutele c’è molto più terreno comune di quanto dicano gli schieramenti; è sulla risposta complessiva alla denatalità che maggioranza e opposizione continuano a viaggiare su due binari diversi. Per il Governo questa legge è una risposta concreta da cui partire. Per le minoranze, invece, è soltanto il primo pezzo di un lavoro molto più grande che deve ancora cominciare.
