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Attualità

«L’acido è pronto», il messaggio alla madre dell’ex: 47enne a processo per stalking

Aveva provato a sparire dai suoi radar, bloccando numeri di telefono e profili social. Poi aveva cambiato le proprie abitudini, lasciato temporaneamente casa e fatto installare delle telecamere. Fino a comprare due bombolette di spray al peperoncino. Secondo la Procura di Rimini, sarebbe stata questa la vita di una donna riccionese nelle settimane successive alla rottura con l’ex compagno.

L’uomo, un 47enne originario di Andria, è accusato di atti persecutori e danneggiamento. Si trova in carcere a Rimini dal 12 luglio e ora per lui è stato disposto il giudizio immediato: la prima udienza davanti al Tribunale monocratico è fissata per il 21 ottobre.

La relazione si era interrotta a metà maggio. Da lì, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero iniziati continui tentativi di riallacciare i contatti. Telefonate ripetute, anche sette o otto nell’arco della stessa giornata, e nuovi account sui social che la donna avrebbe progressivamente bloccato.

Non riuscendo a raggiungerla, il 47enne avrebbe cominciato a rivolgersi anche ai suoi genitori. Ed è sul cellulare della madre che sarebbe comparso uno dei messaggi più pesanti finiti agli atti: «L’acido è pronto».

Le contestazioni non riguardano soltanto telefono e social. L’uomo avrebbe raggiunto più volte i luoghi frequentati dall’ex, arrivando, secondo l’accusa, a introdursi nel cortile sul retro dell’abitazione e a sistemarvi un giaciglio. Una sera di giugno avrebbe inoltre insultato la donna da sotto casa, minacciando di distruggerle la macchina.

Anche l’auto sarebbe finita nel mirino: lo specchietto sarebbe stato danneggiato due volte. All’inizio di luglio, infine, il 47enne sarebbe entrato nel cortile del condominio dove l’ex aveva trovato ospitalità dalla madre, venendo sorpreso e allontanato.

Una sequenza di episodi che avrebbe portato la donna, madre di due bambini, a temere per la propria sicurezza e quella dei figli. La Procura ha quindi chiesto di portare direttamente l’imputato a processo. Richiesta accolta dal gip Raffaele Deflorio.