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Attualità

Quid est libertas? Una domanda ricorrente a San Marino (di Gerardo Giovagnoli) – II PARTE

QUI LA PRIMA PARTE DELL’ARTICOLO.

di Gerardo Giovagnoli

Quanto, tutto ciò, sta cambiando la percezione della realtà? 

Vediamo spesso video ripresi da testimoni di fatti violenti o drammatici, che invece di intervenire si preoccupano, appunto, di registrare. Un po’ come se si fosse in un videogioco, o in una realtà virtuale. A differenza di quelle però noi continuiamo ad essere limitati fisicamente, in carne e ossa, mortali, coscienti e non autosufficienti, per i quali è indispensabile, non solo auspicabile, avere una vita sociale appagante, oltre che stare fisicamente bene. 

Mi ha molto colpito il massacro di giovani nel rogo di capodanno in Svizzera: chiaramente per la magnitudo del disastro e le responsabilità dei gestori e dei mancati controlli, ma anche per l’apparente non comprensione del pericolo di tanti, che invece di fuggire, riprendevano la scena, come descritto prima, dando l’impressione che loro stessi fossero in una parco divertimenti nella camera del terrore, da cui si esce incolumi.

Quanto incide per tutto questo, il passaggio senza soluzione di continuità da mondo reale a mondo virtuale o delle reti sociali digitali?

Quanto incide tutto ciò nella relazione con gli altri e nella capacità di gestire l’esistente e non il virtuale?

Quanto deve cambiare nell’approccio della famiglia e della scuola il rapporto con il bambino e poi con l’adolescente?

In sostanza come evitare le derive di cui Muratori parla nel suo pezzo relativamente alle nuove tecnologie?

Non penso di avere le capacità per rispondere a tutto ciò, mi limito a dire che non è sufficiente porre dei limiti di età nel loro utilizzo e sarà necessario, come dice il Capogruppo di Libera, stringere un vero e proprio patto sociale tra famiglia, scuola ed istituzioni.

E tale patto dovrebbe avere l’ambizione di dare un senso alla parola liberta ed alla stessa vita, la cui “semenza“ rimane quella della “virtute e canoscenza” anche 700 anni dopo Dante. Quindi è necessario stimolare curiosità, spirito critico, empatia e curiosità. Se il cervello rimane vuoto, la libertà che rimane è quella di non sapere cosa farsene della libertà, quindi essere soggetti al controllo altrui, o solo esecutori di stimoli primordiali.

Mi permetto di aggiungere che questo non potrà avvenire se non si mettono a fuoco due classi di esigenze solo apparentemente in contraddizione: quelle dell’individuo e quelle della società. Credo sia giunto il momento di rivedere il rapporto tra le due, ora troppo sbilanciato sulla prima. E’ ormai evidente, almeno a me, che se è vero che nel secolo scorso diverse ideologie hanno compresso fino al soffocamento la libertà individuale a favore di concezioni collettive della vita che diluivano l’importanza dell’individuo (comunismo di stampo sovietico, fascismo e nazionalismi vari), è altresì vero che pure l’altra di compressione – ora in voga – quella dell’autosufficienza e centralità universale dell’individuo, ha già dimostrato vulnerabilità tremende: la solitudine, la pretesa impossibile di autorealizzarsi, l’incomprensione emotiva propria e altrui, che porta alla violenza apparentemente inspiegabile, l’altra pretesa impossibile cioè quella dell’autodeterminazione della propria identità indipendentemente dal contesto o come atto di volontà astratto e staccato dalla realtà materiale.

Se il fine della vita è la felicità, è necessario trovare una sintesi tra le due impostazioni, che non credo affatto si trovino in contraddizione, visto che, come dice Donne, “No man is an island”.

Vi sono tanti esempi della tensione che si crea tra l’individualismo ed il collettivismo, anche nella cultura pop, in grado di rappresentare efficacemente i difetti dell’applicare radicalmente l’uno o l’altro concetto: tra questi Star Trek si dilunga molto su quel dualismo, impersonato rispettivamente dall’Umano Capitano Kirk e dal Vulcaniano Spock: “the needs of the many outweigh the needs of the few, or the one” (Le esigenze dei molti contano più di quelle dei pochi, o di uno solo) e “the needs of the one outweigh the needs of the many” (I bisogni del singolo contano più dei bisogni dei molti).

“Liberi, liberi, siamo noi, però liberi da che cosa? Chissà cos’è, chissà cos’è?” canta un poeta moderno.

La domanda è cruciale.

Concludo con una ulteriore preoccupazione sulla libertà in senso politico 

Pare essere di stretta attualità il pensiero di Platone, espresso nel libro ottavo della Repubblica: in esso si descrive un ciclo tra diverse forme di potere pubblico ed a seguito della democrazia fa, immancabilmente, seguire la dittatura. Questo perché la democrazia favorisce Il culto della libertà: la libertà che diventa un eccesso. Nessuno vuole più rispettare le leggi o l’autorità dei genitori e dei maestri, si ingenera una situazione di anarchia che genera paura e insicurezza. Esse provocano nel popolo la richiesta di un protettore, ovvero un leader che lo protegge, trasformandolo in un capo unico e forte. Costui poi si trasforma in tiranno: una volta ottenuto il potere assoluto, il capo esilia i rivali, scatena guerre e opprime il popolo con la paura, diventando un vero e proprio dittatore.

 

Lungi da me pensare che la storia si ripeta o che essa sia predestinata

Però, però, succede che molti segni del ciclo siano presenti e conducano alla stessa conclusione. Infatti in molti Paesi europei si presentano forze che non fanno mistero di voler utilizzare il potere in maniera decisa e brutale, soprattutto contro i nemici del popolo, che – invariabilmente – diventano le minoranze, siano esse etniche, estetiche, di disabili, di orientamento sessuale, ritenute le responsabili della sofferenza individuale e del mancato sviluppo del Paese: gli immigrati sono il caso più emblematico, l’origine del male. Il Pharmakos o il capro espiatorio. Un rito di catarsi che non conduce mai ai risultati sperati. Nonostante non funzioni, invece di smettere, se ne cercano altri di capri espiatori, ed alla fine si arriva agli stessi supporter del leader, perché, come dice Hemingway, che riprende il già citato Donne, “non chiedere mai per chi suona la campana, essa suona per te”. 

Citofonare per conferma a tanti elettori di Trump che pensavano che le persecuzioni riguardassero sempre gli altri, poi l’ICE è venuto a prendere loro

Non credo ci sia bisogno di citare capi politici con simili idee in Germania, in Italia, in Francia, in Spagna, tutti tra loro alleati, diventeranno con ogni probabilità nemici, visti gli obiettivi egoisti ed il comportamento aggressivo ed egemone. Il prossimo anno si vota negli ultimi tre paesi, sappiamo cosa può succedere. Nel primo, già oggi si avrà un importante test, nelle elezioni in Sassonia.

Non riesco a pensarla diversamente, ed è già successo un secolo fa in Italia ed in Germania: la democrazia, se non curata, la libertà, se non declinata, portano alla fine della prima ed alla mistificazione della seconda. I nuovi strumenti di comunicazione e di elaborazione, le reti sociali digitali e l’intelligenza artificiale, saranno un argine a questo o la fatidica goccia? 

Quid est libertas? Una domanda ricorrente a San Marino (di Gerardo Giovagnoli) – II PARTE