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Attualità

Merlini (Psd): «Una famiglia non ha bisogno soltanto di contributi, ma di tempo, servizi e organizzazione»

Sì alle nuove misure per famiglia e natalità, ma con un punto fermo: sostenere la maternità non può significare indebolire l’autonomia delle donne. Maria Donatella Merlini (Psd), intervenendo in Consiglio Grande e Generale sul progetto di legge, richiama il rischio che alcune misure possano produrre l’effetto opposto a quello cercato. Da qui la richiesta di monitorare la riforma e di continuare a investire su servizi, condivisione dei carichi di cura e conciliazione tra famiglia e lavoro. Di seguito l’intervento integrale.

«Arriviamo oggi alla seconda lettura di questo importante progetto di legge che interviene in modo incisivo sulle tutele e sulle misure a sostegno della famiglia, della maternità, della paternità e della natalità. Già nelle relazioni presentate in occasione della prima lettura avevamo opportunamente richiamato il dato di fondo, ovvero che anche la Repubblica di San Marino sta vivendo una fase di calo demografico davvero significativo. Dobbiamo essere consapevoli che avere meno nascite significa inevitabilmente andare incontro a una popolazione progressivamente più anziana, con una conseguente riduzione della forza lavoro attiva e un peso sempre maggiore sui nostri sistemi di welfare. La relazione che accompagna questo progetto di legge ricordava per gli ultimi anni dei dati statistici molto chiari e allarmanti: si passava dai 296 nati del 2004 ai soli 144 nati registrati nel 2024. È pur vero che nel 2025 il dato sulle nascite era cresciuto, registrando un trend positivo, ma purtroppo già nei primi sei mesi di quest’anno, il 2026, torniamo a registrare un dato purtroppo negativo. Anche per questa ragione, secondo me, questa legge assume un valore straordinario; non certo perché possa, da sola, risolvere definitivamente il complesso problema della natalità, poiché nessuna legge ha una simile capacità, ma perché rappresenta un segnale concreto. La scelta di avere un figlio non dipende mai solo ed esclusivamente da un fattore di natura economica, trattandosi di una scelta personale estremamente complessa che è legata a molteplici fattori come il lavoro, la disponibilità di una casa, l’efficienza dei servizi, il tempo realmente disponibile, la stabilità e quella generale fiducia nel futuro. Però io penso che la politica possa fare molto in questo senso, creando condizioni migliori sul territorio, riducendo gli ostacoli quotidiani e dicendo chiaramente alle famiglie che non sono affatto lasciate sole. In questo contesto, secondo me, gli interventi di natura economica previsti dal testo sono estremamente significativi: penso, ad esempio, all’aumento delle percentuali riconosciute sugli stipendi dei genitori durante i periodi di astensione dal lavoro, al rafforzamento reale degli assegni familiari, al bonus economico per la nascita o per l’adozione di un figlio, e ai permessi di astensione dal lavoro pensati sia per la madre che per il padre. Penso inoltre a tutte quelle misure specifiche rivolte alle madri sole e ai nuclei familiari monogenitoriali, così come alle agevolazioni previste per le rette degli asili nido e della refezione scolastica, calibrate in base al reddito e al numero dei figli. Un altro passaggio di grandissimo rilievo è il formale riconoscimento della figura del caregiver, ovvero di chi si prende cura, spesso quotidianamente e in silenzio, delle persone più fragili all’interno del proprio nucleo familiare. Secondo me si tratta di misure utili e concrete che racchiudono un significato politico importante, perché sostenere una famiglia non deve significare soltanto affermare un principio teorico sulla carta; vuol dire mettere a disposizione strumenti reali, evitare che la nascita di un figlio si traduca in un fattore di impoverimento per i genitori e impedire che il carico della cura gravi sempre e solo sulle spalle delle stesse persone, in particolare delle donne. Il congedo di paternità, il rafforzamento complessivo del congedo parentale e il miglioramento delle relative indennità vanno letti proprio in questa direzione culturale: non sono soltanto aiuti di tipo economico, ma veri e propri strumenti di cambiamento culturale perché affermano con forza che la cura dei figli riguarda in egual misura entrambi i genitori e che il padre deve essere finalmente messo nelle condizioni concrete di esserci e partecipare davvero. Allo stesso modo, l’aiuto specifico destinato alle madri sole assume un valore profondo perché interviene laddove la fragilità economica si somma spesso a una pesante solitudine organizzativa, educativa e familiare; una madre sola non ha bisogno soltanto di un contributo economico una tantum, ma ha bisogno di essere inserita in una rete di servizi e ha bisogno che le istituzioni facciano sentire la loro presenza. Anche il riconoscimento normativo del caregiver rappresenta un passaggio fondamentale, perché la cura delle persone fragili non può e non deve essere considerata semplicemente come un fatto privato o invisibile: si tratta di un vero e proprio lavoro sociale e di una responsabilità che riguarda l’intera comunità. Tutto questo va indiscutibilmente nella direzione giusta, ma io penso che dobbiamo anche essere attenti e consapevoli rispetto a un rischio strisciante, ovvero il rischio che alcune misure pensate per sostenere la famiglia finiscano involontariamente per riportare soprattutto le donne a casa, allontanandole dal mondo del lavoro. Secondo me questo non deve assolutamente accadere; sostenere la maternità non deve significare in alcun modo indebolire l’autonomia femminile, così come sostenere la famiglia non deve voler dire ridurre la presenza delle donne nel mercato del lavoro e nella nostra società. Una buona politica familiare deve fare esattamente l’opposto: deve permettere alle donne di scegliere in totale libertà, deve coinvolgere maggiormente gli uomini nei carichi di cura e deve rendere la genitorialità una responsabilità realmente condivisa tra i partner. Per questo motivo sarà assolutamente necessario monitorare con attenzione l’applicazione di questa legge nel tempo; dovremo verificare se le misure introdotte funzionano davvero, se vengono concretamente utilizzate, se aiutano realmente le famiglie e se producono una distribuzione più equilibrata dei compiti. Accanto agli interventi puramente economici, poi, dovremo sforzarci di lavorare ancora di più sul potenziamento dei servizi per l’infanzia, sui servizi educativi, sul sostegno alla genitorialità e sulla creazione di orari che siano realmente compatibili con la vita reale delle persone, garantendo accessibilità e flessibilità; una famiglia non ha bisogno soltanto di contributi economici, ma ha assoluto bisogno di tempo, di spazi fisici, di organizzazione e di una comunità che funzioni in modo efficiente. Investire sulle politiche familiari significa investire sul futuro del nostro Paese, ma significa anche e soprattutto rendere la nostra società più moderna, più giusta e molto più vicina alle esigenze concrete della vita delle persone. A questo proposito, credo che la legge sull’ICEE garantirà una distribuzione decisamente più equa e mirata delle risorse dello Stato. Questo progetto di legge rappresenta quindi un passo avanti molto positivo e una tappa fondamentale di un percorso che dovrà necessariamente continuare con attenzione, monitoraggio e con la capacità di correggere ciò che eventualmente non funzionerà come previsto. In quest’ottica benvenga l’indagine sociologica che è stata avviata sul territorio, la quale ha proprio lo scopo di farci comprendere meglio quali fattori incidano maggiormente sulla scelta dei giovani di dare vita a relazioni stabili. Desidero infine esprimere il mio apprezzamento per il lavoro svolto dal Segretario Stefano Canti, in particolare per il metodo di confronto che ha consentito fino all’ultimo momento di dialogare con le forze politiche, sindacali e datoriali, portando a compimento questo importante progetto; ritengo che questo sia il metodo giusto, purtroppo praticato troppo di rado dalla politica, per raccogliere proposte e idee in grado di fare la differenza di fronte a problemi complessi»

Merlini (Psd): «Una famiglia non ha bisogno soltanto di contributi, ma di tempo, servizi e organizzazione»