Lavoro, casa e scuola sono i tre pilastri sui quali intervenire davvero per affrontare la denatalità. Matteo Casali (Rf), nel suo intervento in Consiglio Grande e Generale, critica duramente il metodo seguito dal Governo, i continui cambiamenti al testo e quella che considera l’assenza di un piano complessivo. Nel mirino anche il mancato ascolto delle proposte dell’opposizione e una politica di sostegni giudicata insufficiente. Di seguito l’intervento integrale.
«Arriviamo finalmente alla seconda lettura di questo provvedimento che, nelle intenzioni, dovrebbe rappresentare uno dei tasselli fondamentali per contrastare il drammatico fenomeno della denatalità attraverso l’incentivo alla famiglia e alla natalità. Tuttavia, il primo dato che io mi trovo costretto a rilevare è di forte critica, perché se i tempi di reazione della politica e il metodo seguito nell’iter di approvazione di questa legge sono quelli ai quali abbiamo dovuto assistere, io credo che ci sia davvero di che preoccuparsi. Voglio fare una breve cronistoria: l’ordine del giorno, che rappresenta il primo motore di questa produzione normativa, è stato approvato dal Consiglio Grande e Generale nel lontano marzo del 2025. Successivamente, ci è stata sottoposta una primissima bozza di legge in Commissione Quarta nel novembre del 2025, con la solenne promessa — puntualmente disattesa — che ci saremmo rivisti la settimana successiva per avviare i necessari confronti. La prima lettura in Aula è avvenuta solo nel marzo del 2026, con un testo ampiamente rimaneggiato rispetto alla bozza iniziale e senza che fosse stato avviato alcun reale confronto. A fine aprile del 2026, la Commissione ha esaminato la legge, ma il testo risultava massicciamente cambiato a causa di emendamenti governativi presentati all’ultimo minuto. Come se non bastasse, oggi siamo arrivati in seconda lettura con ulteriori emendamenti modificativi e aggiuntivi a un testo già licenziato in Commissione, presentati con le firme di trentanove consiglieri; una situazione tale per cui le stesse relazioni dei commissari relatori della Commissione referente hanno corso il serio rischio di essere superate dagli eventi prima ancora di poter essere discusse. Ecco, secondo me, se questo è il “dinamismo” e il valore aggiunto di cui ci ha parlato il Segretario, io tendo a pensare che si tratti piuttosto di una palese difficoltà nel trovare una sintesi e di una fatica nel relazionarsi con gli interlocutori. La realtà è che ci troviamo a discutere di un progetto di legge che è diventato un vero e proprio “blob”, un testo che saremo costretti a esaminare “just in time” a causa di modifiche che sono continuate ad arrivare fino a pochi minuti fa. Per carità, io so bene che la tematica è complessa e nessuno in quest’Aula ha la presunzione di avere la bacchetta magica per risolvere di colpo la denatalità; si tratta di un problema profondo che investe l’intero mondo occidentale in cui siamo inseriti, un problema che ha risvolti sociali e soprattutto culturali, per cui lo Stato può solo cercare di fornire dei mezzi per mitigarlo, ma difficilmente potrà pensare di invertire con una semplice norma un trend che ha radici così intime. Però, proprio per questo, a un problema del genere occorre applicare un approccio multidisciplinare, una cosa che noi abbiamo chiesto e ribadito in ogni singola occasione. Oltre a fornire sussidi, secondo me occorre occuparsi seriamente di altri tre pilastri fondamentali che, guarda caso, sono emersi proprio oggi discutendo altri provvedimenti in quest’Aula. Il primo pilastro è il lavoro: senza la certezza di un impiego stabile e di una degna retribuzione, le giovani coppie difficilmente potranno pensare di mettere su famiglia, soprattutto a fronte di un costo della vita spaventoso e di una capacità di acquisto in continua erosione; ricordiamoci infatti che la piena occupazione non coincide necessariamente con la qualità retributiva del lavoro. Il secondo pilastro è la casa: continuiamo ad assistere a un’emergenza che ormai sul nostro territorio è diventata endemica, ovvero quella del caro vita. Le giovani coppie che vogliono avviare un progetto di vita trovano la prima, enorme barriera proprio nella difficoltà di accesso all’abitazione, e qui il Governo sembra esercitarsi nel non risolvere i problemi, basti pensare alla legge per la prima casa, alla pianificazione territoriale o a quegli interessi agevolati che di agevolato non hanno proprio nulla. Sembra quasi che il Governo si compiaccia di non risolvere i problemi per poter continuare a fare propaganda e dire che li risolverà in futuro; più un problema resta irrisolto, meglio è per la vostra retorica. Il terzo pilastro è la scuola: c’è un tema di formazione perenne e continua per cui oggi un giovane è costretto a studiare e formarsi sempre più a lungo prima di potersi inserire stabilmente nel mondo del lavoro. Per affrontare tutto questo, servirebbe una cabina di regia unitaria, uno strumento che noi abbiamo chiesto a più riprese; pensavamo che la Commissione speciale sull’andamento demografico potesse essere la sede naturale per questo coordinamento, ma la Segreteria di Stato ha preferito avocare a sé ogni competenza e questa centralizzazione non ha prodotto i risultati sperati. C’è poi un problema drammatico legato all’incapacità cronica della nostra politica di analizzare i dati, sintetizzare i fenomeni e formulare ipotesi di intervento efficaci. Anche in questo caso assistiamo allo stesso pattern: a fronte di dati chiarissimi sciorinati dagli uffici, la classe dirigente non è in grado di comprendere i fenomeni reali e propone soluzioni basate su soglie arbitrarie, dove si ricorre sempre a numeri tondi, come se l’aiuto alle famiglie si potesse calcolare a spanne anziché partendo dall’analisi reale dei bisogni dei nuclei familiari. Chiunque sia stato in Commissione sa che l’atteggiamento dell’opposizione è stato costruttivo, ma il sentimento dominante è stato di rassegnazione; eravamo tutti consapevoli di non stare discutendo un tassello di un piano complessivo, e ad ogni emendamento il refrain era che questi piccoli sussidi non avrebbero invertito alcuna tendenza. Le proposte dell’opposizione sono state sistematicamente ignorate: noi chiedevamo un’estensione decisa del congedo di paternità per il padre, che invece è stato semplicemente portato da dieci a venti giorni; chiedevamo che gli assegni familiari fossero parametrati all’ICEE, ci è stato risposto di no in Commissione salvo poi vedere la maggioranza folgorata sulla via di Damasco quando le parti sociali vi hanno fatto fare marcia indietro. Quello che dice l’opposizione viene costantemente trattato come lettera morta. Abbiamo contestato con forza anche la limitazione della figura del caregiver a sole cinquanta qualifiche all’anno con un tetto di spesa di un milione di euro: secondo me questa scelta dimostra che non credete fino in fondo in questa figura che noi, invece, abbiamo sempre sostenuto. Abbiamo visto respingere persino proposte minime, come la gratuità dei pannolini e del latte in polvere per le famiglie in difficoltà, nonostante un’istanza d’Arengo approvata andasse proprio in quella direzione; quell’istanza è stata dichiarata soddisfatta dalla legge sulla famiglia, ma poi l’emendamento concreto è stato cestinato. Lo stesso vale per la moratoria sulle rette degli asili nido e il dimezzamento delle tariffe dei centri estivi, misure che per noi sono battaglie storiche. Io penso che di fronte a noi ci sia una sfida epocale che va affrontata con un approccio di sistema, identificando un autentico “modello San Marino” che coinvolga la politica, la società civile e le parti sociali. Ma se i tempi e i metodi di questo Governo sono quelli confusi e “just in time” che abbiamo visto in questa occasione, io temo che la partita per il futuro del Paese non inizierà neppure».
