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Attualità

Pdl famiglia, Morganti (Libera): «Non bastano gli aiuti economici, serve un autentico modello sammarinese»

Costruire una risposta sammarinese alla denatalità mettendo insieme welfare, servizi alle famiglie e sostegni economici. È il punto politico al centro dell’intervento di Giuseppe Maria Morganti (Libera) in Consiglio Grande e Generale durante l’esame del progetto di legge. Per Morganti la riforma prova a delineare un “modello San Marino”, anche se sarà necessario verificarne nel tempo l’efficacia ed eventualmente intervenire ancora. Di seguito l’intervento integrale.

«Desidero riallacciarmi in via prioritaria a una frase significativa che il Segretario di Stato ha pronunciato durante la sua esposizione, evidenziando come questo progetto di legge sia il frutto di un’analisi estremamente attenta e matura che il Consiglio Grande e Generale ha compiuto nel corso del tempo, arrivando anche a sperimentare soluzioni attraverso l’adozione di leggi precedenti, allo scopo di comprendere quale sia il modello più idoneo da ideare e porre a confronto con le moderne necessità sociali, le quali rischiano molto spesso di sviare l’attenzione da problematiche di straordinaria rilevanza come quella fondamentale di favorire la natalità. Proprio partendo da questa approfondita analisi di contesto, sono state individuate e messe in campo alcune soluzioni concrete. Il lavoro svolto in Commissione è stato indubbiamente molto approfondito e ha permesso di definire in maniera organica una serie coordinata di provvedimenti legislativi. Io non so se si sia già creato a tutti gli effetti un vero e proprio “modello San Marino” nell’affrontare la complessa sfida della denatalità, ma credo fermamente che ci troviamo sulla buona strada; non so se questo specifico modello possa dirsi già compiutamente definito da questo progetto di legge il quale, se in alcuni casi si presenta con un carattere fortemente omnicomprensivo — andando cioè ad intervenire sulle questioni strutturali e fondamentali —, in altri affronta forse in maniera un po’ più marginale o timida alcuni specifici aspetti della questione. Se ci interroghiamo su quali siano le reali problematiche che oggi determinano il fatto che non si facciano più figli nel nostro Paese, dobbiamo riconoscere che al primo posto vi sono la precarietà diffusa e quel profondo senso di incertezza per il futuro che caratterizza la vita delle giovani coppie; si tratta di un elemento sostanziale e globale di fronte al quale, purtroppo, una realtà così piccola come la nostra Repubblica può fare oggettivamente ben poco, e noi come singoli legislatori possiamo fare ancora meno. Tuttavia, vi sono alcuni elementi territoriali su cui possiamo e dobbiamo agire con determinazione e coraggio: mi riferisco, ad esempio, alla necessità di comprendere come si possa migliorare sensibilmente l’accesso a tutti quei servizi pubblici essenziali che servono a sostenere concretamente le famiglie nei momenti di maggiore bisogno, in particolare quando si hanno figli piccoli. Questo sostegno non deve limitarsi esclusivamente ai primissimi anni di vita dei bambini, ma deve configurarsi come un percorso continuo, poiché le famiglie e i nuclei familiari affrontano e si pongono queste problematiche educative ed economiche in una prospettiva di lungo periodo e non solo nel breve termine. Di conseguenza, questo tipo di servizi e di sostegno non può essere esclusivamente di natura economica ed assistenziale; sebbene nella Repubblica di San Marino vi siano casi specifici in cui sussiste una reale necessità di aiuto monetario diretto, e sarebbe opportuno che questi casi venissero regolati in modo trasparente ed equo attraverso l’introduzione definitiva dello strumento dell’ICEE, al contempo è indispensabile che i servizi pubblici e gli strumenti legislativi e operativi entrino in perfetta sintonia, e non in contrasto, con i nuovi modelli sociali emergenti, riuscendo in qualche modo a compenetrare questi modelli e a ridefinirli positivamente. Nel momento storico attuale, in cui sia l’uomo che la donna all’interno del nucleo familiare lavorano, si crea inevitabilmente un gap importante e significativo nei confronti del cosiddetto “tempo famiglia”, ovvero di quei tempi che i genitori possono realmente dedicare alla cura degli affetti domestici e, in modo particolare, alla crescita e all’educazione dei figli. È proprio su questo elemento nevralgico che la politica e le istituzioni hanno il dovere di intervenire, e devo dare atto che questo progetto di legge prova a farlo attraverso una molteplicità di forme, allungando ad esempio la possibilità di usufruire del part-time genitoriale — anche se altri colleghi intervenuti prima di me hanno già illustrato egregiamente la portata degli emendamenti introdotti —, e affrontando con decisione il tema del congedo e del congedo familiare, per fare in modo che vi sia una più equa e bilanciata distribuzione di questo importante strumento tra il padre e la madre. La riforma entra poi nel merito del sostegno strettamente economico attraverso la riduzione delle quote di partecipazione per l’accesso ai servizi per l’infanzia, l’introduzione del bonus bebè e l’adozione di altri strumenti che ritengo comunque secondari rispetto al principio cardine che deve guidarci, che è quello di trovare una sintonia di sistema, ossia di generare un autentico modello sammarinese. A questo proposito, ci tengo a ribadire che moltissimi degli argomenti che stiamo trattando oggi fanno parte di un ricchissimo retaggio culturale e politico: lo accennava opportunamente la consigliera che mi ha preceduto, ricordando come queste conquiste siano dovute alle lunghe e difficili battaglie di emancipazione che le donne hanno portato avanti a partire dal secondo dopoguerra, e oserei dire anche durante lo stesso drammatico periodo bellico; battaglie storiche che hanno caratterizzato molteplici aspetti della nostra convivenza civile e che hanno visto, accanto alle ben note iniziative della realtà democristiana attiva fin dal 1952, anche il ruolo fondamentale, proficuo e incisivo svolto da altre organizzazioni, come ad esempio l’Unione Donne Sammarinesi, la quale esprimeva storicamente un’ispirazione ideale diversa ma non meno meritevole. Non è mia intenzione scivolare in un’inutile discussione di carattere ideologico che sarebbe fuori luogo in questo momento, ma mi preme sottolineare come le conquiste sociali nel nostro Paese siano sempre avvenute a più livelli e per merito del contributo di diverse parti politiche. Se questa legge sarà in grado di identificare per la Repubblica di San Marino un modello realmente efficace e duraturo di contrasto alla denatalità, ce lo potrà dire solo il tempo, insieme a una verifica attenta e alla sperimentazione concreta sul campo di questo progetto così vasto e omnicomprensivo; di conseguenza, sarà indubbiamente necessario ritornare a discutere di queste tematiche in futuro, per verificare se i provvedimenti adottati si riveleranno realmente efficaci o se dovranno essere ulteriormente modificati, potenziati o corretti. Questa è la vera sfida politica che ci attende. Se guardiamo all’esperienza europea, notiamo che i diversi Paesi hanno adottato modelli tendenzialmente alternativi: da un lato vi sono i sistemi focalizzati prevalentemente sul potenziamento e sull’efficienza dei servizi pubblici di welfare, dall’altro vi sono quelli basati quasi esclusivamente sull’erogazione di aiuti e contributi economici diretti alle famiglie. La nostra scelta è stata quella di delineare un modello misto, all’interno del quale trovano spazio contemporaneamente entrambe le soluzioni, e questo potrebbe rappresentare una forte e positiva novità in grado di caratterizzare in modo unico ciò che stiamo costruendo. Accolgo dunque con favore questo progetto di legge, con l’auspicio che possa iniziare a generare da subito i frutti sperati per il Paese; i dati della statistica saranno sotto gli occhi di tutti nei prossimi anni e se verificheremo che queste misure non dovessero risultare sufficienti per invertire la rotta, dovremo farci trovare pronti a intervenire nuovamente per ripotenziare e affinare le strutture che oggi andiamo ad individuare».