Famiglia, denatalità, lavoro, casa, salari e servizi. Sono questi i temi attorno ai quali si è sviluppata la giornata del Consiglio Grande e Generale, che ha aperto l’esame in seconda lettura della legge a sostegno della famiglia e per il contrasto al calo delle nascite. Un confronto lungo, con un punto sul quale maggioranza e opposizione si sono trovate sostanzialmente d’accordo: l’emergenza demografica esiste e richiede una risposta forte. Molto più distanti, invece, le posizioni su come affrontarla e sulla reale portata della riforma.
Prima di entrare nel cuore del dibattito sulla famiglia, l’Aula ha chiuso il comma precedente approvando a maggioranza tutti e tre gli articoli del progetto di legge che modifica la normativa del 2016 sulla libertà e l’attività sindacale nei luoghi di lavoro, sulla contrattazione collettiva e sul diritto di sciopero. Poi i riflettori si sono spostati sulla riforma delle politiche familiari.
La maggioranza ha difeso un provvedimento che interviene su più fronti: maternità, congedi parentali, congedo di paternità, protezione delle lavoratrici, assegni, rette dei nidi, servizi e caregiver familiare, insieme alla progressiva applicazione dell’ICEE. La relatrice Giulia Muratori (Libera) ha parlato di «un investimento sociale straordinario per il welfare della nostra Repubblica», indicando nella denatalità una delle emergenze più serie che il Paese deve affrontare.
Dall’altra parte, le opposizioni non hanno bocciato in blocco le nuove tutele, ma hanno contestato soprattutto la mancanza di una strategia più ampia. Il ragionamento portato avanti da diversi consiglieri di minoranza è stato chiaro: bonus e congedi possono aiutare, ma da soli non bastano se una giovane coppia deve fare i conti con stipendi, precarietà, difficoltà a trovare casa e costo della vita.
Emanuele Santi (Rete) ha chiesto un vero «progetto Paese», contestando anche le disparità che resterebbero tra dipendenti e autonomi, alcuni limiti del caregiver, il peso del bonus bebè e l’utilizzo dell’ICEE.
Proprio l’ICEE è stato uno dei nodi politici della giornata. Nicola Renzi (Rf), pur condividendo lo strumento in linea di principio, ha messo in guardia dal rischio di penalizzare il ceto medio e, al contrario, favorire chi riesce a non far emergere completamente redditi e patrimoni. Anche Santi è tornato sul tema, contestando l’efficacia dei decreti applicativi nel fotografare la reale situazione patrimoniale delle famiglie.
Altro terreno di scontro è stato il metodo seguito per arrivare alla seconda lettura. Matteo Casali (Rf) ha accusato il Governo di avere modificato continuamente il testo, arrivando a definirlo «un vero e proprio blob» da esaminare «just in time». Critiche simili sono arrivate da Santi e Antonella Mularoni, mentre dalla maggioranza Gemma Cesarini (Libera) ha ribaltato il ragionamento: se le modifiche servono ad aumentare le tutele, ha sostenuto, «benvenga se abbiamo lavorato velocemente e intensamente».
Il confronto si è acceso anche sulle differenze tra lavoratori dipendenti, autonomi e professionisti. Gaetano Troina (D-ML) ha parlato del rischio di creare «genitori di Serie B», mentre altri interventi hanno chiesto maggiori garanzie per chi non può contare sulle stesse forme di congedo e flessibilità previste per il lavoro dipendente.
Sul fronte della maggioranza, invece, diversi interventi hanno insistito sui passi avanti rappresentati dalle nuove misure. Tra questi l’estensione del congedo di paternità a 20 giorni, le tutele per le donne non occupate e le lavoratrici autonome, il part-time genitoriale, i permessi per visite mediche e soprattutto il riconoscimento del caregiver familiare. Sandra Stacchini (Pdcs) ha parlato di una «vera e propria rivoluzione sociale sulla carta», mentre Giuseppe Maria Morganti (Libera) ha indicato la possibilità di arrivare a costruire un vero «modello San Marino» contro la denatalità.
Non sono mancate, però, perplessità anche all’interno di una valutazione positiva. Maria Donatella Merlini (Psd) ha avvertito che gli interventi sulla famiglia non devono finire per riportare soprattutto le donne a casa, mentre Michela Pelliccioni (Gruppo Misto), annunciando il voto favorevole, ha chiesto più coraggio sulle politiche abitative per gli under 35 e sul mercato del lavoro.
Un capitolo delicato riguarda proprio la tutela delle donne sul lavoro. La norma contro il mancato rinnovo dei contratti a termine in caso di gravidanza è stata difesa dalla maggioranza come una misura di civiltà, ma dall’opposizione sono arrivati dubbi sugli effetti concreti: il timore è che, se costruita male, possa trasformarsi in un boomerang e rendere più difficile l’assunzione delle donne in età fertile.
Il segretario di Stato Stefano Canti ha difeso il percorso seguito dal Governo, spiegando che il testo è il risultato di circa un anno e mezzo di studio e confronto. Ha però riconosciuto che nessuna legge può, da sola, invertire il calo delle nascite: l’obiettivo è creare condizioni economiche, sociali e professionali che rendano meno pesante la scelta di avere figli.
Nella replica conclusiva Canti è entrato anche nel merito delle coperture finanziarie e del caregiver. Le prestazioni saranno sostenute attraverso il fondo di cassa di compensazione dell’ISS, che dispone attualmente di una riserva di 33 milioni di euro. Per il caregiver si partirà invece con un massimo di 50 figure e un tetto annuale di un milione di euro, con la possibilità di aumentare successivamente il contingente attraverso decreto delegato.
Alla fine della giornata resta quindi una distanza soprattutto politica sull’ambizione della riforma. Per la maggioranza il testo mette finalmente in campo un pacchetto organico di strumenti e tutele, da verificare e rafforzare nel tempo. Per le opposizioni, invece, il rischio è quello di intervenire sugli effetti senza andare abbastanza a fondo sulle cause: casa, stabilità del lavoro, potere d’acquisto, servizi e prospettive dei giovani.
Chiuso il dibattito generale, adesso si entra nella parte decisiva. Il Consiglio tornerà a riunirsi domani alle 9 per affrontare l’articolato della legge, dove il confronto si sposterà sulle singole norme e sugli emendamenti.
