Non ho mai esposto la bandiera sammarinese.
Probabilmente non ne ho mai posseduta una.
Eppure mi sono sempre sentita cittadina fino al midollo. Sono quella che si commuove sentendo l’inno nazionale, quella che appena varca il confine di Dogana si sente a casa, anche se risiede in Borgo. Quella che omaggia la Reggenza quando la incontra e che non permette agli altri di criticare la sua terra. Sammarinese fino al midollo, da parte di entrambi i genitori, così come erano sammarinesi i nonni materni e paterni.
Una cittadina ontologica insomma, cresciuta da un padre che di ogni fidanzatino chiedeva la nazionalità perché, allora, le donne che sposavano un forense la cittadinanza la perdevano.
Non espongo la bandiera ma ci metto la faccia, sempre. Perché bisogna dirlo, senza alcuna retorica nazionalista, che i sammarinesi sono sempre meno e che residenza e cittadinanza sono diventate merce di scambio. Business is business, ma noi gli affari non li sappiamo fare. Provincialisti fino al midollo mettiamo al vertice degli asset fondamentali di questo Paese la qualunque, purchè non sia sammarinese. Paghiamo un occhio della testa direttori di banche, sanità, aziende: tutti personaggi che ci vedono come la vacca da mungere e che poi, spesso, cacciamo ma solo quanto siamo certi che faranno terra bruciata del nostro buon nome fuori confine.
La politica è allergica ai propri cittadini: basta pensare che non sono previste onorificenze per i sammarinesi, quelle che invece regaliamo a cani e porci in cambio di un saluto. Così sui social è normale leggere futuri cittadini, parlo di quelli che hanno maturato gli anni di residenza (come nessuno lo sa perché sui controlli ci sarebbe molto da raccontare) chiedersi se CONVIENE prendere la cittadinanza. Cosa ci guadagno? scrivono.
E la politica cosa fa?
Organizza l’ennesimo dibattito sull’Unione Europea, forse il tema meno sentito dai sammarinesi, e poi si chiede perché i confronti pubblici sono così poco seguiti. E’ un argomento che ci riguarda tutti? Sicuramente. Ci appassiona?
No, soprattutto dopo aver visto i bulgari bloccare una intesa prossima alla firma e sbloccarla solo dopo aver riavuto i soldi.
Forse qualcuno dovrebbe limitarsi a spiegare che non diventiamo Paese membro e che se cambiano idea perché magari ci rendiamo conto che la nostra Amministrazione non è in grado di far fronte ad un impegno così importante, possiamo dire arrivederci in qualunque momento.
Un po’ di sobrietà aiuta sempre.
Un po’ di amor proprio anche.
Sonia Tura
Giornalista, già caporedattrice centrale di San Marino RTV ed ex presidente dell’Autorità Garante per l’Informazione
