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Attualità

Pubblico impiego, firmato l’accordo ponte. Busignani (USL): «Ora chiudere il contratto entro fine anno»

Un primo tassello è stato messo. Pubblico impiego e salariati incassano il 3% per il 2025 e un acconto del 2% per il 2026, ma la partita sul rinnovo vero e proprio comincia adesso. L’accordo tra Governo e Sindacati chiude la fase rimasta aperta dopo la scadenza del precedente contratto, alla fine del 2024, e apre il confronto sul nuovo. Per Francesca Busignani, Segretario Generale USL, l’obiettivo è arrivare al traguardo entro fine anno.

Busignani, il 3% per il 2025 era la vostra linea rossa. Alla fine siete riusciti a portarlo a casa.
«Sì. Il contratto del pubblico impiego e quello dei salariati erano scaduti alla fine del 2024. Come Sindacati avevamo posto una condizione chiara: il riconoscimento del 3% per l’anno passato. Siamo riusciti a ottenerlo».

Sul 2026 arriva invece un acconto del 2%.
«Esatto, ma è appunto un acconto. Significa che resta da discutere la parte restante della percentuale relativa all’anno in corso. Gli accordi riguardano sia i dipendenti pubblici sia i salariati, con le stesse percentuali».

L’accordo economico sblocca quindi la situazione. Adesso quanto tempo vi date per arrivare al contratto vero e proprio?
«Auspico di riuscire a chiuderlo entro la fine dell’anno. Per farlo serve che entrambe le parti siano proattive. Dovremo affrontare quello che ancora manca, dalla parte economica a quella normativa, compresa la durata del contratto».

Questa prima fase si chiude anche con un cambio di interlocutori. Che giudizio dà del confronto avuto fin qui?
«Da parte del Governo abbiamo trovato disponibilità. Voglio riconoscere il lavoro svolto dal Segretario di Stato agli Interni e da Milena Gasperoni, che ha seguito questa fase per la Funzione Pubblica. Adesso il confronto proseguirà con Laura Gobbi: la conosco e sono certa che sarà pragmatica. Mi auguro una trattativa celere, che non significa fare le cose di fretta, ma lavorare concretamente per arrivare al risultato».

Il Governo punta anche sull’efficientamento della Pa, in particolare alla luce del percorso europeo. Fin dove si può spingere?
«Possiamo essere d’accordo sull’efficientamento, ma non può significare aumentare semplicemente la mole di lavoro sulla stessa persona. Deve voler dire organizzare meglio il lavoro. Il Governo avrà le proprie richieste normative, anche in vista dell’associazione all’Unione europea, e noi presenteremo le nostre».

Intanto il costo della vita continua a mordere. Questi aumenti quanto riescono realmente a recuperare?
«I rinnovi contrattuali non sono riusciti a coprire completamente l’impennata dell’inflazione degli anni scorsi. Oggi l’inflazione rallenta, ma i prezzi aumentati non sono tornati indietro. Gli aumenti salariali sono necessari, ma da soli non bastano».

E qui entra in gioco il welfare.
«Esatto. Se per una visita nel pubblico devo aspettare mesi e sono costretta a spendere 150 euro nel privato, sono comunque soldi che escono dal bilancio familiare. Servizi pubblici efficienti e accessibili significano difendere il potere d’acquisto».

Il rischio è che a pagare il prezzo più alto sia anche il ceto medio?
«Sì. Chi è in difficoltà deve essere aiutato, ma bisogna impedire che il ceto medio, tra costi e balzelli, scivoli verso le fasce più basse. Gli aiuti non devono essere dati a pioggia, ma nemmeno avere parametri talmente stringenti da escludere quasi tutti. Non dobbiamo limitarci a sopravvivere: dobbiamo poter arrivare a fine mese in maniera dignitosa».

USL ha denunciato anche casi di giovani pagati meno di quattro euro lordi all’ora. USOT ha replicato dicendo che non va criminalizzato un intero settore.
«E infatti non stiamo parlando di tutto il comparto. Abbiamo però ricevuto diverse segnalazioni di ragazzi con buste paga veramente vergognose. Sono contenta della presa di posizione di USOT, perché possiamo lavorare insieme per rimettere in riga chi non fa il proprio dovere e valorizzare le imprese virtuose».