Due estintori a polvere, appoggiati per terra nello spazio tra due campane dei rifiuti a Borgo Maggiore, con manichetta ancora attaccata e i cartellini di manutenzione al loro posto. Accanto, una batteria per auto al piombo e un sacco azzurro pieno di roba che con quelle campane non c’entra niente. Le foto sono arrivate alla nostra redazione da un lettore, che si è fermato, ha guardato la scena e ha fatto l’unica cosa sensata: documentarla.
Sul fianco del cassonetto, a mezzo metro dal cumulo, c’è un cartello che elenca cosa è vietato fare in quel punto. Primo punto della lista: abbandonare rifiuti all’esterno. Non serviva nemmeno saperlo, bastava leggere.
Chiariamo la questione tecnica, perché qui non stiamo parlando di un cartone lasciato fuori dalla campana. Un estintore a fine vita è un rifiuto speciale: è un recipiente in pressione, contiene polvere estinguente, e non lo si smaltisce lasciandolo su un marciapiede come un ombrello rotto. Lo si riporta alla ditta che ne cura la manutenzione, oppure lo si conferisce nei canali previsti per questa categoria di rifiuti. Stesso discorso, con l’aggravante del piombo e dell’acido, per la batteria d’auto che qualcuno ha ritenuto compatibile con la raccolta differenziata di quartiere.
Il costo di fare le cose per bene è irrisorio. Il tempo richiesto è quello di un viaggio in macchina. Chi ha scelto la variante “scarico e vado” non lo ha fatto per disperazione economica: lo ha fatto perché ha calcolato che tanto non se ne sarebbe accorto nessuno.
E qui arriva la parte interessante.
Gli estintori non sono oggetti anonimi.
Ogni apparecchio porta impresso un numero di matricola, l’anno di costruzione, i dati del costruttore. E soprattutto porta il cartellino di manutenzione: date delle revisioni, tipo di intervento, riferimenti del tecnico che ci ha messo mano. Nelle foto quei cartellini si vedono benissimo, gialli e azzurri, ancora incollati sul corpo della bombola.
Quel cartellino porta a un manutentore. Il manutentore tiene un registro degli apparecchi che ha in carico. Il registro dice dove quegli estintori erano installati e chi li aveva in uso. Non è un’indagine da laboratorio scientifico: è una telefonata e una ricerca su un archivio.
Non stiamo puntando il dito su nessuno, e non lo faremo finché non ci saranno riscontri. Osserviamo solo che due estintori dismessi insieme, con la batteria in aggiunta, non sono il residuo di un trasloco domestico: assomigliano molto di più allo smaltimento di un ricambio periodico, del tipo che si fa quando si sostituisce il parco antincendio di un locale, di un cantiere, di un mezzo. Chi fa quel tipo di sostituzione, di norma, sa perfettamente come si smaltisce il vecchio. Il che rende la scelta ancora meno perdonabile.
Abbiamo girato la segnalazione a chi di dovere.
Confidiamo che dai numeri di matricola e dai cartellini si risalga senza troppa fatica all’ultimo detentore, e che la vicenda si chiuda come si chiudono queste cose quando qualcuno si prende la briga di guardare: con un nome, una sanzione e il conto dello smaltimento addebitato a chi lo ha scaricato sulla collettività.
A San Marino ci raccontiamo spesso di essere un Paese piccolo dove ci si conosce tutti.
È vero anche in questo caso: qui non serve un’inchiesta, serve leggere un’etichetta.
Se avete visto o fotografato situazioni simili, scriveteci. Le foto, a differenza delle chiacchiere da bar, restano.
