Un soffitto di pizzo sopra via IV Novembre, otto trattori schierati nella zona dell’Arco d’Augusto e oltre diecimila cartoncini preparati a mano. A due giorni dalla visita di Papa Leone XIV a Rimini, in programma sabato 22 agosto, la città completa i preparativi per l’arrivo del Pontefice. Una mobilitazione che coinvolge centinaia di volontari e porta nel centro cittadino anche tradizioni e testimonianze provenienti dalle zone più periferiche della Diocesi.
Continuano intanto le richieste di pass da parte dei fedeli provenienti da tutto il territorio diocesano e dei turisti in vacanza a Rimini che intendono partecipare agli appuntamenti della giornata. Accanto al lavoro organizzativo della Diocesi e alla collaborazione del Comune, sono centinaia le persone impegnate nei diversi servizi.
“Questa visita non è stata semplicemente organizzata per la comunità, ma dalla comunità. È come una nuova Sagrada Família: tante persone, tante mani, tanti piccoli pezzi che, insieme, costruiscono qualcosa che appartiene a tutti. E sono proprio questi piccoli gesti, spesso invisibili, a rendere bella l’accoglienza al Papa“, sottolinea il vescovo di Rimini Nicolò Anselmi.
Tra le iniziative preparate per sabato spicca quella che cambierà per un giorno il volto di via IV Novembre, da piazza Tre Martiri fino alla Basilica Cattedrale. La strada sarà decorata con centinaia di centrini di pizzo realizzati a mano dalle donne di Casinina, portando così una tradizione dell’entroterra fino al cuore di Rimini.
A confezionarli durante l’inverno sono state una ventina di donne di diverse età. I lavori all’uncinetto sono stati assemblati su sette grandi cerchi metallici, costruiti appositamente da un fabbro e sospesi attraverso funi d’acciaio. Ne nascerà una sorta di grande fiore, un vero e proprio “soffitto” di pizzo sotto il quale passerà Leone XIV durante il percorso verso il Duomo.
L’iniziativa affonda le proprie radici nella tradizione della Madonna del Giro, devozione di origine urbinate risalente al Quattrocento. Casinina, ultima parrocchia della Diocesi di Rimini e frazione sul confine tra Emilia-Romagna e Marche, conserva ancora oggi questa usanza. Ogni maggio l’immagine della Madonna viene portata in processione a piedi, mentre ogni dieci anni, negli anni che terminano con il 6, la comunità organizza una celebrazione particolare. Proprio in occasione del 2026 era stata realizzata dalle donne del paese la grande installazione che ora sarà portata a Rimini.
“Abbiamo pensato che fosse bello portare a Rimini qualcosa che raccontasse la nostra comunità, la nostra storia e il lavoro delle nostre mani. Quelle donne hanno lavorato per mesi senza sapere ancora dove sarebbero arrivati i loro centrini. Ora quei pizzi saranno sopra la testa del Papa. È un modo per dire che anche le periferie della Diocesi hanno qualcosa da offrire e possono sentirsi protagoniste di un momento così importante“, racconta Francesca Bellucci.
Ma dall’entroterra non arriveranno soltanto i pizzi. Otto moderni trattori agricoli saranno presenti nella zona dell’Arco d’Augusto, grazie alla collaborazione con alcune aziende del territorio. Una scelta pensata per mostrare anche il volto agricolo della provincia.
“Portare i trattori davanti al Papa significa mostrare un volto di Rimini che rischia di essere meno conosciuto“, spiega Marco Tamagnini, presidente delle Acli provinciali. “Rimini è indubbiamente una città d’arte e di turismo, ma ha anche un entroterra coltivato, elegante, con una forte vocazione agricola e agroalimentare. Vogliamo che questa realtà abbia visibilità accanto al mare e al patrimonio artistico. Agricoltura e turismo danno lavoro a moltissime persone e rappresentano anche un modello di cultura dell’integrazione e della pace”.
A completare i preparativi ci sono oltre diecimila cartoncini con la scritta “Grazie. Dio ci benedica”, realizzati e scritti a mano da ammalati, detenuti, religiose e religiosi, ragazzi degli oratori, volontari della Caritas, parrocchiani e altre persone della comunità. Prima della distribuzione in tutta la Diocesi, il vescovo Anselmi ha apposto personalmente la propria firma su ciascuno.
“Il Papa troverà una città preparata, ma soprattutto troverà una comunità che ha messo in campo il meglio di sé: il lavoro, la preghiera, la creatività, la gratuità. È questo il nostro modo di accoglierlo“, conclude il vescovo.
