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Attualità

Leone XIV sul Titano, don Roberto Regoli: «Un ponte tra Chiesa, diplomazia e pace»

A quindici anni dalla visita di Benedetto XVI, San Marino torna ad accogliere un Pontefice. Ma che cosa rappresenta oggi l’arrivo di Papa Leone XIV sul Titano? E quanto, dietro la dimensione pastorale, pesa il significato diplomatico di una visita che mette nuovamente in relazione la Santa Sede con una delle più antiche e piccole repubbliche del mondo? La pace, la dignità della persona, il bene comune, il ruolo internazionale dei microstati e il rapporto tra la Chiesa e un’Europa attraversata da nuove tensioni sono alcuni dei temi che accompagneranno l’appuntamento di sabato. Sullo sfondo c’è anche il confronto tra due pontificati, quello di Benedetto XVI e quello di Leone XIV, diversi per contesto storico ma legati, secondo don Roberto Regoli, da una continuità culturale e teologica che passa anche attraverso il pensiero di Sant’Agostino.

A leggere questi passaggi è uno studioso che conosce da vicino la storia contemporanea della Chiesa e, in particolare, il pontificato di Joseph Ratzinger. Don Roberto Regoli è professore ordinario alla Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana e direttore della rivista scientifica “Archivum Historiae Pontificiae”. Dal gennaio 2026 è inoltre presidente della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, succedendo a padre Federico Lombardi, e sta seguendo il percorso verso il centenario della nascita di Joseph Ratzinger, che cadrà nel 2027.

Professor Regoli, partiamo proprio dalla visita di Benedetto XVI del 2011. A quindici anni di distanza, quanto resta attuale il messaggio che rivolse allora a San Marino?

«Quell’intervento era naturalmente molto legato al contesto dell’epoca. Eravamo negli anni immediatamente successivi alla crisi economica e finanziaria internazionale del 2008 e Benedetto XVI affrontò anche questioni che riguardavano direttamente San Marino. Ma dentro quel discorso troviamo alcune delle grandi linee della dottrina sociale cattolica: il bene comune, la dignità umana e la pace. Sono temi che restano pienamente attuali anche quindici anni dopo. Se pensiamo alla prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, ritroviamo questo impegno del cattolicesimo a favore dell’umano. Naturalmente si tratta, dal punto di vista cattolico, di un umano redento attraverso Cristo, ma esistono linguaggi e valori sui quali credenti e non credenti possono comprendersi e incontrarsi. In questo senso possiamo riconoscere degli elementi di continuità tra i pontificati. E sul tema della pace, in particolare, San Marino e la Santa Sede possono ritrovarsi a portare avanti le stesse istanze».

Quali sono, più nel dettaglio, gli elementi di continuità tra Benedetto XVI e Leone XIV?

«Un elemento molto interessante è Sant’Agostino. Leone XIV è figlio di Agostino sul piano spirituale, mentre Benedetto XVI lo è stato, potremmo dire, sul piano intellettuale: ne ha studiato il pensiero, la teologia e la visione. Questo costituisce un punto di contatto significativo. Dagli anni di Benedetto ad oggi, però, il mondo è cambiato. Gli interventi di Leone XIV legati alla dottrina sociale e, in particolare, ai temi dell’intelligenza artificiale, rispondono a nuove urgenze. Non si tratta tanto di un cambiamento delle linee teologiche quanto della necessità di misurarsi con sfide nuove. Il pensiero sull’identità dell’uomo e sulla sua finalità torna infatti di grande attualità nel momento in cui l’intelligenza artificiale e soprattutto il transumanesimo pongono interrogativi sull’identità e sull’integrità della persona umana. Le sfide sono nuove, ma possono essere affrontate attraverso un patrimonio filosofico, teologico e culturale che viene da molto lontano».

Arriviamo alla visita di Leone XIV. È corretto attribuirle, oltre al significato pastorale, anche un valore diplomatico?

«Condivido questa lettura. Quando un Papa si muove al di fuori di Roma, il viaggio non assume soltanto un carattere pastorale, ma acquisisce anche i connotati di una visita ufficiale, con tutte le conseguenze politiche e diplomatiche che questo comporta. In questo caso c’è certamente una prima dimensione pastorale: il Papa viene a San Marino nel quadro di una visita che ha come occasione anche il Meeting di Rimini. Ma quando il Pontefice entra in uno Stato, quella visita diventa inevitabilmente anche un’occasione per riannodare e rafforzare le relazioni tra le due realtà».

San Marino presenta inoltre un intreccio particolare tra la propria storia civile e le radici cristiane. Quanto pesa questo elemento?

«È un aspetto importante. La stessa narrazione storica e metastorica della Repubblica nasce dalla figura del diacono Marino. A San Marino troviamo una coincidenza molto forte tra alcune dimensioni religiose e civili: pensiamo alle festività o alla stessa Basilica di San Marino, dove si trova la cattedra dei Capitani Reggenti. Pur nella distinzione tra Stato e Chiesa, esistono quindi elementi di comunanza tra la vita religiosa e quella civile della Repubblica. Il Papa, inoltre, durante la visita incontrerà personalmente le autorità politiche. È inevitabile che vengano toccati anche temi politici e diplomatici».

Che cosa può offrire alla Chiesa una realtà piccola come San Marino, con radici cristiane così profonde?

«Questo pontificato sta mostrando una particolare attenzione all’Europa e alla sua tradizione culturale, guardando anche ai cosiddetti piccoli Stati. Pochi mesi fa Leone XIV ha visitato, ad esempio, il Principato di Monaco. Il Papa non guarda quindi soltanto ai grandi Paesi, come la Francia che visiterà nelle prossime settimane, ma anche ai microstati, riconoscendo loro un ruolo che non si esaurisce nella dimensione locale. I piccoli Stati siedono nei consessi internazionali, partecipano al multilateralismo e votano. Favorire i rapporti bilaterali con queste realtà non è dunque irrilevante in una prospettiva più ampia. Uno degli aspetti che mi colpiscono di questo pontificato è proprio la rinnovata attenzione verso l’Europa».

Questa attenzione alle piccole realtà sembra essere uno dei tratti che stanno emergendo nel pontificato. Quali altri elementi vede con maggiore chiarezza?

«Distinguerei due piani: quello delle dinamiche interne alla Chiesa e quello dei rapporti tra la Chiesa, la società e gli Stati. Sul primo versante Leone XIV appare molto coerente con il proprio motto, In Illo uno unum: il tema centrale è l’unità. Nei suoi discorsi mantiene un’impostazione costruttiva, offre un orizzonte positivo, incoraggia e tende a valorizzare il bene che trova».

Un richiamo all’unità che arriva in una fase segnata da forti polarizzazioni.

«Esattamente. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a polarizzazioni molto forti anche all’interno del cattolicesimo internazionale. Sono dinamiche simili a quelle che osserviamo nelle società occidentali, dove aumentano le difficoltà del confronto e del dialogo. Leone XIV sta lavorando perché queste polarizzazioni possano essere smorzate attraverso un dialogo di comunione. Ma questa ricerca di ciò che unisce non riguarda soltanto la vita interna della Chiesa. Il Papa la porta anche nel rapporto con la società civile e con gli Stati. Nei suoi viaggi tende a valorizzare le tradizioni culturali e spirituali dei Paesi, cercando di mostrare quale contributo possano ancora offrire al presente. Al centro rimangono l’umano, la dignità della persona, il bene comune e l’attenzione verso i più bisognosi».

Guardando alla visita di sabato, quale messaggio possiamo aspettarci da Leone XIV? E a quali parole San Marino dovrebbe prestare maggiore attenzione?

«Normalmente, quando il Papa compie un viaggio, nei suoi discorsi pubblici troviamo due registri. Il primo è più generale e guarda anche alla dimensione internazionale; il secondo entra invece nella realtà concreta del Paese visitato. Accadde anche con Benedetto XVI, che arrivò a parlare della questione dei frontalieri: poteva sembrare un tema di dettaglio, ma per San Marino rappresentava una questione vitale. Possiamo aspettarci qualcosa di simile anche questa volta: un registro culturale più ampio e uno legato direttamente alle esigenze della Repubblica».

Il discorso del Papa potrà quindi dirci anche qualcosa su come la Santa Sede guarda oggi a San Marino?

«Sì, ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti. Da ciò che dirà il Pontefice potremo comprendere quali informazioni siano state raccolte sulla situazione sammarinese dalla diplomazia della Santa Sede e dalla Chiesa locale. Il discorso permetterà quindi di capire come la Chiesa legge oggi San Marino, quali considera i suoi punti di forza e quali invece le sue debolezze. Sarà un elemento da osservare con particolare attenzione».