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Attualità

L’impresa eccezionale di essere normali – di Michele Muratori (Libera)

Proseguono gli appuntamenti con la rubrica di approfondimento curata da Michele Muratori, capogruppo di Libera, dedicata all’analisi dell’attualità politica, delle principali sfide istituzionali e dei temi di maggiore interesse per la Repubblica di San Marino.

C’è della poesia e una verità politica profonda nelle parole di Lucio Dalla quando cantava che “l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”. Per lungo tempo la Repubblica di San Marino ha costruito la propria narrazione sull’eccezionalità della propria storia e su un’indipendenza vissuta quasi come un lascito nobiliare. Eppure, nel mondo interconnesso del ventunesimo secolo, la vera e rivoluzionaria impresa eccezionale per il Titano non è rimanere un’oasi separata e vulnerabile, ma conquistare finalmente la straordinaria normalità europea. Anche gli amici maltesi, nel siglare il protocollo d’intesa con il nostro Parlamento, hanno ricordato che “no man is an island” — nessun uomo è un’isola — e detto da chi vive su un’isola, il messaggio assume un peso ancora maggiore. Questo messaggio si traduce nell’ambizione di entrare a testa alta, con la forza della propria identità e ad armi pari, nel più grande spazio economico di libertà, crescita e prosperità del pianeta.

L’autunno che si apre dinanzi a noi non sarà una semplice stagione politica, ma il momento storico in cui anni di silenziosa diplomazia e un incessante lavoro istituzionale decennale troveranno il loro coronamento. Il recente e decisivo via libera del Coreper a Bruxelles, il passaggio tecnico-diplomatico più rigido e complesso dell’intero iter comunitario, ha spalancato definitivamente la strada intrapresa da almeno quattro legislature. Tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre, il Segretario Beccari apporrà la firma sull’Accordo di Associazione con l’Unione Europea. Con l’entrata in vigore provvisoria prevista per il 1° gennaio 2027, San Marino varcherà una soglia storica. E, come già sostenuto a più riprese, non si tratterà mai di una rinuncia alla nostra sovranità, bensì dell’esercizio più alto e lungimirante della nostra secolare indipendenza, capace di trasformare un’antica autonomia istituzionale in uno strumento concreto di sviluppo per le famiglie, per le imprese e per le future generazioni.

Per comprendere la straordinaria portata economica e democratica di questa scelta occorre spazzare via ogni residuo scetticismo e volgere lo sguardo ai Paesi che già hanno affrontato questo passaggio. Chi in passato paventava che l’integrazione potesse soffocare la specificità e la sovranità dei microstati è stato smentito in modo categorico dalla storia recente. Il caso del Liechtenstein ne è la dimostrazione più lampante. Se trent’anni fa il cammino verso lo Spazio Economico Europeo era accompagnato da dubbi e accesi dibattiti, decenni di prova sul campo hanno trasformato quella scelta in un modello d’eccellenza unanimemente riconosciuto. Oggi, i rilevamenti demografici e le indagini governative ufficiali mostrano indici di gradimento straordinari, con ben l’80% della popolazione che valuta la propria appartenenza allo Spazio Economico Europeo in modo nettamente positivo, oltre il 72% che la considera un incontestabile modello di successo e più dell’85% che la ritiene fondamentale per il futuro del Paese (fonte ufficiale https://www.llv.li/serviceportal2/amtsstellen/stabstelle-ewr/pdf-llv-sewr-studie_ewr_20200301_en.pdf).

I cittadini del Principato hanno toccato con mano che l’integrazione non ha scalfito la loro identità, ma l’ha protetta e fatta prosperare. Ha consentito, ad esempio, a un gigante dell’edilizia come Hilti di superare i sei miliardi e mezzo di franchi svizzeri di fatturato globale grazie all’eliminazione di ogni barriera doganale e burocratica. Il Liechtenstein vanta oggi un prodotto interno lordo pro capite tra i più alti al mondo, superiore ai 150.000 dollari annui, guidato da un settore manifatturiero e tecnologico che genera da solo oltre il 40% della ricchezza nazionale.

Un successo economico del tutto analogo ha trasformato Malta dal suo ingresso nell’Unione Europea nel 2004. Fino ad allora, Malta era una piccola economia insulare con una forte impronta statale; l’omologazione agli standard europei e la certezza del diritto hanno agito da potente catalizzatore per gli investimenti esteri, triplicando il PIL maltese nell’arco di vent’anni con ritmi di crescita che hanno toccato picchi superiori al 7% annuo. Colossi dell’aviazione come Lufthansa Technik o Ryanair (con la sussidiaria Malta Air), realtà farmaceutiche come Aurobindo e Pharmamed, e multinazionali del digitale e dei servizi finanziari come Tipico, Betsson e Kindred hanno stabilito le proprie sedi sull’isola, attratte dalla piena integrazione nel mercato unico.

Per San Marino si spalanca una prospettiva analoga e particolarmente stimolante. Dal 2027 il nostro tessuto produttivo potrà dialogare senza filtri, dazi o test di conformità duplicati con un bacino di oltre 450 milioni di consumatori europei. Per gli istituti finanziari sammarinesi si apriranno finalmente le porte del passaporto europeo e della piena operatività con i circuiti comunitari, superando anni di penalizzante isolamento.

Il valore più alto riguarda però il nostro capitale umano e il futuro delle nuove generazioni, perché con l’Accordo di Associazione si apriranno le porte all’integrazione diretta nei grandi programmi quadro dell’Unione Europea dedicati alla ricerca e all’istruzione. Fino ad oggi, i nostri centri di ricerca, l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino e le imprese ad alta tecnologia hanno sofferto il limite dell’esclusione dai finanziamenti diretti e dalle partnership comunitarie. Con la firma dell’Accordo, i nostri ricercatori e studenti acquisiranno il diritto di accedere alle risorse comunitarie ad armi pari con i colleghi europei. Saranno spalancate le porte di un mercato del lavoro e della conoscenza illimitato, dove competere senza più sentirsi stranieri.

Accanto ai settori tradizionali, l’integrazione con l’Europa accenderà la miccia dell’innovazione tecnologica e della transizione digitale. La certezza normativa, l’accesso ai programmi di ricerca e l’abbattimento dei confini digitali permetteranno alla nostra Repubblica di diventare un autentico hub internazionale per la tecnologia, le start-up ad alto valore aggiunto e l’economia della conoscenza. La nostra naturale condizione di Paese con filiere corte, riconosciuta e integrata nell’architettura giuridica ed economica europea, renderà San Marino il terreno ideale per attrarre investitori globali e sviluppare un settore tecnologico dalle opportunità ancora inesplorate, capace di generare posti di lavoro altamente qualificati per i nostri cittadini.

Certamente, questa opportunità non cadrà dall’alto. La vera sfida per la politica, per il governo e per la maggioranza sarà quella di creare con tempestività, già dal rientro post-ferragostano, le condizioni strutturali affinché l’intesa si traduca in un concreto volano economico. Significherà, da un lato, guidare con rigore l’incorporazione dell’acquis comunitario — ossia l’assimilazione progressiva e coordinata delle direttive e dei regolamenti europei nel nostro ordinamento, che in buona parte avevamo già iniziato a recepire senza garanzie in cambio — e, dall’altro, ammodernare la macchina statale, sburocratizzare i processi e rendere il Titano un ambiente altamente competitivo ed efficiente per fare impresa.

In questa svolta, riscoprire e compiere la lezione di Lucio Dalla significa comprendere che l’eccellenza non sta nel rimanere isolati in una finta diversità, ma nell’avere il coraggio di conquistare una normalità piena di dignità, sicurezza e prosperità. Sulla soglia di questo autunno, San Marino non sta semplicemente firmando un trattato internazionale, sta scegliendo di essere grande nella sua visione. Sta costruendo un Paese solido, moderno, attrattivo e autenticamente padrone del proprio domani, dimostrando che, in fondo, l’impresa eccezionale è proprio questa, essere finalmente e pienamente normali.