Si intensificano gli sviluppi sul fronte mediorientale. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe essere raggiunto “oggi o domani”, parlando di “molti progressi” nei colloqui. Le indiscrezioni su una possibile intesa hanno avuto effetti immediati sui mercati, con il petrolio sceso sotto gli 80 dollari al barile.
Parallelamente resta alta la tensione nel Mar Rosso. Gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno rivendicato un attacco contro la petroliera saudita Wafa, colpita al largo di Yanbu con diversi missili balistici. Secondo il portavoce militare Yahya Saree si tratta dell’ottava nave presa di mira dall’inizio del blocco marittimo annunciato il 22 luglio.
Intanto dall’Egitto arriva un nuovo appello sulla crisi di Gaza. Il ministro degli Esteri Badr Abdelatty, intervenendo ad Amman durante una riunione dei Paesi arabi e islamici, ha ribadito che il ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia rappresenta una condizione indispensabile per avviare la ricostruzione e dare piena attuazione al piano di pace proposto dagli Stati Uniti.
Sul piano strategico, un’analisi dell’Economist evidenzia come, anche in caso di accordo, l’Iran continuerà a mantenere una forte influenza sullo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Pur con lo sviluppo di rotte alternative da parte dei Paesi del Golfo, lo Stretto continuerà a rappresentare uno dei principali snodi geopolitici del pianeta.
