Si riaccende il conflitto in Medio Oriente con una nuova escalation tra Iran e Stati Uniti. Nelle ultime ore Teheran ha lanciato missili contro una base militare americana in Giordania e ha colpito tre petroliere nello Stretto di Hormuz, una delle rotte strategiche per il commercio mondiale del petrolio. Le autorità giordane hanno dichiarato di aver intercettato e abbattuto cinque missili diretti verso il proprio territorio.
In risposta, il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha confermato di aver condotto raid mirati in Iraq contro gruppi armati legati all’Iran. Secondo fonti citate dall’AFP, gli attacchi avrebbero provocato almeno dieci morti tra le Forze di Mobilitazione Popolare, il bilancio potrebbe però aumentare.
Le tensioni hanno avuto un impatto immediato sui mercati energetici. Il petrolio è schizzato verso l’alto: il WTI è salito oltre gli 82 dollari al barile, con un rialzo superiore al 3%, mentre il Brent ha superato gli 87 dollari, spinto dai timori per la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, da cui passa una quota significativa del greggio mondiale.
Sul fronte diplomatico, continua intanto la linea dura di Israele. Dopo l’incontro alla Casa Bianca con Donald Trump, il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito che l’obiettivo resta impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. Parallelamente, Reuters riferisce che Teheran sarebbe vicina a ricevere dalla Cina fino a 400 lanciamissili antiaerei portatili, nell’ambito di un accordo stimato tra i 60 e i 70 milioni di dollari per rafforzare la difesa aerea del Paese.
