È tornata ad aggravarsi la crisi tra Stati Uniti e Iran. Il fragile cessate il fuoco concordato tra le due parti è saltato dopo che Washington ha ripreso i bombardamenti contro obiettivi navali iraniani nello Stretto di Hormuz, in risposta agli attacchi sferrati da Teheran contro alcune navi mercantili.
Secondo la ricostruzione, l’intesa prevedeva una pausa temporanea delle ostilità per consentire lo svolgimento dei funerali dell’ex Guida Suprema iraniana. Tuttavia, la tregua si è interrotta dopo la scadenza di un accordo separato che regolava il transito delle navi commerciali nel Golfo.
La disputa sul corridoio marittimo
Durante il conflitto era stato istituito un corridoio di navigazione lungo le coste dell’Oman per permettere alle navi di attraversare lo Stretto di Hormuz senza entrare nelle acque controllate dall’Iran. Alla scadenza dell’accordo, Teheran ha chiesto che il traffico tornasse nelle rotte sotto il proprio controllo, prevedendo anche il pagamento di diritti di transito.
Secondo quanto riportato, il rifiuto di alcune imbarcazioni di modificare il percorso avrebbe portato le forze iraniane ad aprire il fuoco contro tre mercantili il 6 luglio. L’episodio ha innescato la reazione degli Stati Uniti, che hanno ripreso le operazioni militari contro infrastrutture navali iraniane.
Nuova escalation
La ripresa dei raid segna la fine della breve fase di tregua e riporta al centro delle preoccupazioni internazionali la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi del commercio energetico mondiale. Il rischio di un’ulteriore escalation militare nella regione resta elevato.





