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Governo sotto accusa, ma Canti ribatte: “Abbiamo fatto tutto ciò che era possibile, San Marino resta un Paese sicuro”

Nel pieno delle polemiche sul caso del cittadino sammarinese condannato in Italia per abusi sessuali su minori, il governo ha scelto di non arretrare e di ribadire la propria linea. A parlare in Aula è stato il Segretario di Stato alla Giustizia Stefano Canti, che ha ricostruito i passaggi chiave della vicenda e difeso l’operato delle istituzioni.

Non c’è stata alcuna volontà, né da parte mia né da parte di altri, di nascondere informazioni” – ha affermato Canti, spiegando che i fatti si sono svolti a Carpegna e le denunce sono state raccolte ad Ancona. “Noi siamo venuti a conoscenza di tutto soltanto quando l’Italia ha trasmesso la richiesta di estradizione.”

Il Segretario ha ricordato che la Repubblica di San Marino non può estradare i propri cittadini, e che quindi non era possibile limitare la libertà personale del condannato. “Quanto dovevamo fare lo abbiamo fatto” – ha ribadito, ringraziando la Gendarmeria per la collaborazione con le autorità italiane che ha portato all’arresto.

Anche il Segretario Rossano Fabbri ha difeso la linea della riservatezza: “Se l’informazione fosse diventata pubblica, chi doveva essere arrestato avrebbe potuto sottrarsi all’esecuzione.” E ha aperto a un tema cruciale: la necessità di valutare se mantenere o meno la clausola dell’inestradibilità dei cittadini sammarinesi, ipotizzando strumenti alternativi per casi di questo genere.

A rafforzare la posizione del governo è intervenuto anche il Segretario Teodoro Lonfernini, che ha ammesso le criticità ma ha invitato a trasformare l’indignazione in azioni concrete:
Non è accettabile che comunicazioni così rilevanti da parte delle autorità italiane arrivino in ritardo, né che i controlli non siano tempestivi.” Ma ha sottolineato che la responsabilità non è di una sola parte politica, bensì collettiva, e che San Marino deve dare un messaggio chiaro: mai più un condannato per abusi su minori libero di circolare indisturbato.

Il governo, dunque, respinge l’accusa di inerzia e ribadisce che il Paese resta sicuro, forte della collaborazione tra le forze dell’ordine e pronto a colmare i vuoti normativi.

La linea è netta: nessuna copertura, nessun dolo, ma limiti giuridici e ritardi informativi da superare con nuove norme e più cooperazione internazionale.