Pomeriggio intenso in Consiglio Grande e Generale. Ad aprire i lavori l’analisi del progetto di legge “Modifiche alla Legge 9 maggio 2016 n.59 – Della libertà e attività sindacale nei luoghi di lavoro, della contrattazione collettiva e del diritto di sciopero” presentato dalla Segreteria di Stato per il Lavoro. La richiesta di procedura d’urgenza ha immediatamente acceso il confronto: l’opposizione ha sottolineato il ritardo del Segretario di Stato Alessandro Bevitori e alcune assenze nei banchi della maggioranza. Gian Matteo Zeppa, Rete, ha annunciato il mancato sostegno del movimento, sostenendo che una coalizione di 44 consiglieri debba essere in grado di garantire autonomamente i numeri: “Se la maggioranza stessa non garantisce la presenza dei propri membri, non vedo perché dovremmo farlo noi”. Manuel Ciavatta, Pdcs, ha attribuito il ritardo a un imprevisto. Giulia Muratori, Libera, ha confermato l’appoggio all’urgenza, ricordando che l’intervento nasceva per risolvere problemi concreti emersi nell’applicazione della normativa del 2016.
Dai banchi dell’opposizione Enrico Carattoni, Repubblica Futura, ha parlato di “assoluta mancanza di coesione all’interno del Governo”, osservando che non si trattava di pochi minuti di ritardo e che la maggioranza avrebbe dovuto garantire i voti necessari. Matteo Rossi, Psd, ha invitato a ridimensionare la polemica, sottolineando che l’intervento era richiesto dalle associazioni di categoria e definendo il ritardo un “peccato venale” al termine di una lunga sessione consiliare. Denise Bronzetti, Alleanza Riformista, pur richiamando la necessità che i Segretari titolari siano presenti nella trattazione dei propri provvedimenti, ha annunciato il voto favorevole. Anche Fabio Righi, Domani-Motus Liberi, ha ricordato che in Ufficio di Presidenza non erano state sollevate obiezioni, precisando però che il presupposto minimo restava la presenza dei numeri della maggioranza. Favorevoli anche Giovanna Cecchetti e Michela Pelliccioni del Gruppo Misto.
La procedura d’urgenza ha ottenuto 38 voti favorevoli, uno in meno della soglia necessaria. Il testo è quindi passato alla prima lettura secondo l’iter ordinario.
Illustrando il provvedimento, Bevitori ha spiegato che l’obiettivo è aggiornare i criteri di rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali e rafforzare il ruolo del Comitato Garante. Il testo prevede requisiti più aderenti alla realtà economica sammarinese, la responsabilità dei componenti del Comitato in caso di dolo o colpa grave e l’adeguamento dei relativi compensi. Il Segretario ha rivendicato il lungo confronto con le parti sociali e ha ricordato la scadenza del periodo transitorio decennale: “Non state facendo un dispetto alla Segreteria di Stato, ma state bloccando un accordo raggiunto esclusivamente dalle parti sociali”.
La maggioranza ha sostenuto con forza il carattere tecnico e condiviso della riforma. Lorenzo Bugli, Pdcs, ha definito il rinvio “un autogol per l’intero Consiglio”, sostenendo che a subire il rallentamento sarebbero soprattutto le piccole associazioni. Guerrino Zanotti, Libera, ha ricordato il contributo dato dalla legge del 2016 alla stabilità delle relazioni industriali e ha accusato le opposizioni di avere trasformato il ritardo del Segretario in un “dispetto politico”. Maria Luisa Berti, Alleanza Riformista, ha parlato di un’occasione persa per approvare rapidamente un testo composto da pochi articoli, mentre Gemma Cesarini, Libera, ha ribadito che la riparametrazione serve a garantire la continuità di associazioni già operanti. Oscar Mina, Pdcs, ha difeso il principio secondo cui chi firma accordi validi per l’intero sistema deve dimostrare una rappresentatività “effettiva, misurabile e verificabile”. Giovanni Francesco Ugolini ha spiegato che la riduzione da 100 a 60 iscritti per le associazioni monosettoriali non elimina il doppio requisito, perché resta necessario dimostrare anche una significativa consistenza occupazionale.
Le opposizioni hanno contestato sia il metodo sia la portata politica delle modifiche. Emanuele Santi, Rete, ha osservato che la soglia per alcune associazioni datoriali viene ridotta da 150 a 135 iscritti e da sei a quattro settori, mentre per quelle monosettoriali si scende da 100 a 60 iscritti. “Non è affatto un provvedimento tecnico, è un provvedimento squisitamente politico”, ha affermato, chiedendo se l’intervento serva a mantenere nei parametri organizzazioni che oggi rischierebbero di uscirne. Gaetano Troina, D-ML, ha lamentato l’assenza di un confronto preventivo con le opposizioni su una materia storicamente delicata. Antonella Mularoni, Repubblica Futura, ha accusato il Governo di cercare il dialogo con la minoranza solo quando non dispone dei voti necessari e ha chiesto una riflessione più ampia sul cambiamento del tessuto imprenditoriale sammarinese.
Zeppa ha ribadito la contrarietà già espressa nel 2016 alla legge sulla rappresentatività, sostenendo che il nuovo intervento dimostri il tentativo di “abbassare l’asticella” per mantenere lo status quo. Carattoni ha giudicato la soglia di 135 iscritti troppo legata alla fotografia attuale delle organizzazioni esistenti. Dalibor Riccardi e Michele Muratori, Libera, hanno invece sottolineato che il rinvio potrebbe far slittare l’approvazione di diversi mesi e hanno accusato l’opposizione di avere fatto prevalere la tattica politica sulle esigenze di lavoratori e imprese. Silvia Cecchetti, presidente della Commissione Finanze, ha annunciato l’intenzione di convocare rapidamente la commissione per recuperare il tempo perduto. In chiusura Bevitori ha parlato di “un’occasione preziosa” mancata e ha collegato l’episodio alla necessità di riformare il regolamento consiliare.
Il confronto si è quindi spostato sul completamento del riferimento della Commissione speciale per le riforme istituzionali e sull’ordine del giorno relativo alla prosecuzione dei lavori. Manuel Ciavatta ha presentato un nuovo documento sottoscritto dai gruppi di maggioranza e dalla consigliera indipendente Giovanna Cecchetti. La proposta prevede che la Commissione continui a elaborare una revisione organica delle leggi e dei regolamenti entro marzo 2027, mentre il progetto di riforma del regolamento consiliare dovrebbe arrivare in seconda lettura entro settembre 2026 limitatamente a due punti ritenuti prioritari e sperimentali: il ricorso ordinario alle commissioni in sede redigente e la limitazione della durata complessiva dell’esame degli articolati, con la possibilità, a determinate condizioni, di sottoporre gli emendamenti a una votazione unica.
Per la maggioranza si tratta di una mediazione capace di salvaguardare il lavoro della Commissione e, allo stesso tempo, di dare una risposta immediata alla crescente durata delle sessioni. Luca Boschi, Libera, ha spiegato che le due misure saranno sperimentali e potranno essere riesaminate nel quadro della riforma complessiva. Gian Nicola Berti, Alleanza Riformista, ha evidenziato la necessità di definire priorità concrete, sostenendo che senza interventi urgenti la legislatura rischia di concludersi senza risultati. Silvia Cecchetti ha parlato di un documento che tiene conto delle esigenze delle opposizioni senza rinunciare all’efficienza dell’Aula. Zanotti ha invitato a considerare il testo come un risultato positivo del confronto, aprendo anche alla discussione sullo statuto delle opposizioni.
Le minoranze hanno però respinto la proposta, interpretandola come una retromarcia solo parziale rispetto al progetto originario. Santi ha accolto positivamente il ridimensionamento della riforma, ma ha definito “assolutamente inaccettabile” la possibilità di votare in blocco gli emendamenti, ricordando che proprio attraverso le battaglie emendative le opposizioni hanno ottenuto modifiche sostanziali alla legge finanziaria. Righi ha osservato che la sede redigente non può diventare la regola senza modificare prima la composizione delle commissioni, nelle quali alcuni partiti dispongono di un solo rappresentante. “La democrazia non è comoda, richiede confronto e dialogo”, ha affermato.
Maria Katia Savoretti e Matteo Casali, Repubblica Futura, hanno chiesto di riportare l’intera materia nella Commissione speciale, accusando la maggioranza di voler sperimentare la “tagliola” in vista della prossima legge di bilancio. Troina ha denunciato un metodo in cui le proposte arrivano in Aula già definite, senza una vera interlocuzione preventiva. Zeppa ha parlato di una “grande debacle” per i promotori della riforma originaria, mentre Enrico Carattoni ha accusato la maggioranza di voler comprimere le prerogative delle minoranze. Sara Conti ha ribadito che le opposizioni condividono l’obiettivo di rendere più efficiente il Consiglio, ma chiedono una revisione organica che comprenda anche lo status del consigliere e i rapporti tra Consiglio e Congresso di Stato.
Lo scontro ha raggiunto i toni più accesi nel botta e risposta tra Gian Nicola Berti e Carattoni. Il consigliere di Alleanza Riformista ha accusato le opposizioni di volere “l’anarchia” e l’ostruzionismo permanente, annunciando che, in assenza di rispetto reciproco, la maggioranza sarebbe andata avanti “a testa bassa”. Carattoni ha replicato che questo sarebbe già il metodo seguito dall’inizio della legislatura e ha paragonato il confronto avviato dopo il deposito della riforma a “una trattativa con la pistola appoggiata sul tavolo”.
L’ordine del giorno della maggioranza è stato approvato a maggioranza, con il voto contrario annunciato da Rete, D-ML e Repubblica Futura.
La seduta è quindi proseguita con l’analisi delIe Istanze d’Arengo. Le prime ad essere discusse sono state quelle di competenza della Segreteria di Stato per il Territorio, tutte approvate all’unanimità.
Le prime due, esaminate congiuntamente, chiedono un piano organico per la sicurezza della superstrada e interventi sullo spartitraffico e sull’illuminazione. Il Segretario di Stato per il Territorio Matteo Ciacci ha espresso parere favorevole, citando dati definiti “allarmanti”: tra il 2016 e il 2025 via 28 luglio ha registrato 98 incidenti, 122 feriti e un decesso, mentre la superstrada e alcune arterie collegate concentrano quasi la metà degli incidenti del Paese. Ciacci ha annunciato la sostituzione del guardrail centrale con barriere di classe H2, il finanziamento integrale del piano nel 2027 e l’avvio di un primo lotto sperimentale, insieme alla graduale eliminazione degli attraversamenti a raso mediante sottopassi e sovrappassi.
Sul tema si è registrato un consenso trasversale. Troina ha richiamato la pericolosità delle fermate degli autobus e i tempi troppo brevi dei semafori. Bronzetti ha sottolineato il ritardo accumulato, ma ha apprezzato l’integrazione tra sicurezza e decoro. Massimo Maiani, Pdcs, al primo intervento in Consiglio, ha proposto di valutare lo spostamento dell’illuminazione ai margini della carreggiata. Matteo Casali ha criticato le opere e le consulenze della precedente legislatura, chiedendo che l’accoglimento delle istanze produca effetti concreti e non resti “solo sulla carta”. Crescentini, Riccardi e Santi hanno sostenuto la priorità di sottopassi e sovrappassi, richiamando anche il dovere del Governo di dare attuazione alle Istanze approvate. Entrambe le richieste sono state accolte all’unanimità.
Unanime anche il voto sull’Istanza per realizzare un parcheggio e pedonalizzare la piazza di Montegiardino. Ciacci ha annunciato un progetto da un milione e mezzo di euro distribuiti tra il 2026 e il 2028, con 30-35 posti auto sotto la piazza, un campo polifunzionale e la riqualificazione dell’ambulatorio e della sala sociale. “Libereremo la piazza dalle auto per restituirla ai bambini e alla comunità”, ha dichiarato. Paolo Crescentini ha ricordato che dell’opera si discute dagli anni Ottanta e ha definito il parcheggio indispensabile per gli eventi e la vita del Castello. Maria Luisa Berti, Barbara Bollini e Guerrino Zanotti hanno sottolineato il valore sociale della piazza, mentre Savoretti ha richiamato i disagi quotidiani dei residenti. Casali, pur favorevole, ha chiesto particolare attenzione all’impatto paesaggistico dell’opera; Pelliccioni ha proposto di collegare la riqualificazione allo sviluppo turistico e ai percorsi outdoor del Cammino del Titano.
Via libera unanime anche al restauro dei sette vagoni situati presso l’ex fermata Domagnano-Montelupo. Ciacci ha assicurato la collaborazione con la Giunta di Castello e con l’Associazione Treno Biancoazzurro per recuperare l’area, oggi in stato di abbandono. Silvia Cecchetti ha definito il Trenino “uno dei simboli più forti della Repubblica”, chiedendo una strategia complessiva di valorizzazione del patrimonio ferroviario. Ugolini e Luca Gasperoni hanno ricordato il valore storico dell’antica linea San Marino-Rimini, mentre Sara Conti e Pelliccioni hanno invitato a integrare il restauro in un progetto turistico concreto, eventualmente sostenuto da una collaborazione tra pubblico e privato.
L’ultima Istanza della giornata ha riguardato la riqualificazione del campo sportivo di via Sottomontana a Borgo Maggiore. Ciacci ha espresso parere favorevole e annunciato interlocuzioni con la Federcalcio per la copertura dei campi destinati al futsal e il completo recupero degli spogliatoi, utilizzando anche risorse UEFA. Dalibor Riccardi ha evidenziato la necessità di restituire ai giovani luoghi di sport e socializzazione. Tomaso Rossini, Psd, ha chiesto un progetto più ampio che colleghi gli impianti ai sentieri della Rupe, recuperi anche spazi per il tennis e garantisca percorsi pedonali sicuri. L’analisi riprenderà domattina alle 9:00.





