Il termovalorizzatore è tornato in aula. Durante la prima lettura dell’assestamento di bilancio il progetto di un impianto “a misura di San Marino” si è ripreso la scena del dibattito sulle infrastrutture strategiche. A rilanciarlo è stata Sandra Stacchini (Pdcs), che lo ha messo in fila con data center, potenziamento della rete mobile e nuovi bacini idrici, assegnandogli un doppio compito: smaltire i rifiuti e produrre energia, in nome dell’autonomia energetica. Sulla stessa linea Tomaso Rossini (Psd). Più cauto Guerrino Zanotti (Libera), che ha ricordato un dettaglio scomodo: in un territorio di 61 chilometri quadrati, con le case a due passi, un impianto di quelle dimensioni richiederebbe più rifiuti di quanti la Repubblica ne produca. In chiusura il Segretario alle Finanze Marco Gatti ha rimandato alle iniziative già in campo — contratto diretto sul gas, fotovoltaico sugli edifici pubblici, il fronte idrico con Romagna Acque.
Fin qui la cronaca. Ora la parte che di solito arriva dopo le conferenze stampa, e mai prima: i conti.
Partiamo dai numeri veri, quelli del Servizio Igiene Urbana. Nel 2025 la Repubblica ha raccolto 17.099 tonnellate di rifiuti: 9.249 di indifferenziato, 7.850 di differenziato. La raccolta differenziata è salita dal 39,2% del 2021 al 45,9% di oggi: un progresso reale ma lento, poco più di un punto l’anno. Di questo passo, per centrare il 70% preteso dall’Accordo di Associazione con l’Unione europea — soglia che il Governo si è impegnato a rispettare — servono altri quindici o vent’anni. Nel frattempo l’indifferenziato, l’unica materia prima che un termovalorizzatore brucerebbe, è rimasto fermo: 9.260 tonnellate nel 2021, 9.249 nel 2025. Stesso numero, mentre tutto il resto cresce.
Ed è qui che la promessa inciampa. La cifra che circola da un paio d’anni — anche su queste colonne — parla di un impianto capace di sfornare 500 Gigawattora l’anno, con un surplus di oltre 200 GWh da rivendere alle imprese a prezzo di favore, contro un fabbisogno interno stimato attorno ai 290. Numeri seducenti. Il problema è che non reggono al primo incrocio con la realtà.
Un termovalorizzatore moderno produce, con le tecnologie efficienti, all’incirca 500-600 chilowattora di elettricità per ogni tonnellata bruciata. Applicando quel rapporto alle 9.249 tonnellate di indifferenziato del 2025 si ottengono circa 5 Gigawattora l’anno. Non 500. Cinque. Un centesimo della cifra sbandierata, e appena l’1-2% del fabbisogno elettrico del Paese.
Per arrivare davvero a 500 GWh servirebbero, con lo stesso rendimento, quasi 900mila tonnellate di rifiuti l’anno. Novecentomila, contro le 17mila scarse che i 33mila residenti del Titano producono in tutto. Un fattore cento. Tradotto: trasformare San Marino in un polo di smaltimento su scala regionale, importando spazzatura da fuori confine in quantità industriali. Cosa che il Codice Ambientale vieta esplicitamente — e che porta con sé un paradosso: più cresce la differenziata (l’obiettivo dichiarato), meno resta da bruciare. O l’impianto resta un gioiellino simbolico che copre il 2% dei consumi, o per farlo girare bisogna comprare i rifiuti degli altri. Terza via, al momento, non se ne vede.
Qui si annidano due ipocrisie speculari. La prima è di chi boccia l’idea a prescindere, in nome di un ambientalismo da salotto che confonde la prudenza con il pregiudizio, senza mai spiegare cosa se ne farebbe, altrimenti, dei rifiuti che ogni giorno qualcuno deve pur smaltire — magari continuando a pagare fior di milioni per spedirli oltre confine. La seconda, più subdola, è di chi vende il termovalorizzatore come la gallina dalle uova d’oro che azzera il debito, attira investitori e rende il Titano “idrocarburi-free”, senza avere il pudore di verificare se la materia prima esista. Non esiste. O meglio: esiste in una quantità che rende l’operazione, così come è stata raccontata, semplicemente irrealistica.
Il che non vuol dire archiviare il tema. Un impianto piccolo, tarato sulle reali 9mila tonnellate di indifferenziato — destinate per giunta a calare se la differenziata continua a salire — può avere un senso come tassello di efficienza locale. Non come panacea energetica nazionale. Ma allora va presentato per quello che è: un investimento marginale, non il petrolio sotto il Titano. Tra l’altro il dato 2025 segna già una frenata nella crescita dei rifiuti raccolti: prima di innamorarsi di un impianto tarato sui volumi di ieri, converrebbe capire cosa sta succedendo oggi.
La verità, come spesso, sta nel mezzo. Ma nel mezzo ci si arriva con la calcolatrice, non con gli slogan. E finché la politica sammarinese discuterà di termovalorizzatore su cifre mai verificate, il rischio non è che l’impianto non si faccia. È che si faccia, e ci si accorga troppo tardi di aver comprato una Ferrari per andare a fare la spesa dietro l’angolo.
NOTA METODOLOGICA
I dati sui rifiuti 2021-2025 provengono dalla relazione ufficiale sul Servizio Igiene Urbana (par. 2.1.8). La resa di 500-600 kWh per tonnellata è una stima basata su parametri tipici degli impianti di ultima generazione: un ordine di grandezza, non un dato di progetto specifico per un impianto sammarinese, che non esiste. Le posizioni dei gruppi consiliari e le dichiarazioni in aula sono tratte dalla cronaca dei lavori del Consiglio Grande e Generale sull’assestamento di bilancio e della Commissione Finanze, come riportata da San Marino RTV e GiornaleSM. La stima dei 500 GWh e del surplus da rivendere alle imprese circola nel dibattito pubblico sammarinese almeno dal 2024.





