3% di aumento sui contratti pubblici nel 2025, 2% nel 2026. Ma l’accordo, dice il Segretario, non è chiuso.
In Consiglio Grande e Generale si è discusso dell’accordo per il pubblico impiego. È intervenuto il Segretario di Stato Federico Pedini Amati. Ha parlato del rinnovo dei contratti, del peso dell’inflazione e delle professionalità che servono alla Pubblica Amministrazione. L’intesa tra Governo e sindacati, dice, è una buona base di partenza. Da domani mattina riparte il tavolo di confronto.
Il Segretario precisa che per il 2026 l’accordo non è definitivo: l’anno è ancora in corso. «La trattativa, lo ripeto, non è conclusa», dice. E spiega perché gli aumenti sono stati possibili: lo Stato quest’anno poteva permetterselo, con i conti abbastanza in ordine. Non sempre, aggiunge, è possibile. Sull’inflazione richiama guerre e costi della benzina in aumento.
Gli aumenti riguardano tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione. Ma la parte sul 2026 resta aperta al tavolo con i sindacati. Pedini Amati segnala anche che al Paese mancano alcune figure, a volte apicali, come i dirigenti. Servono, dice, per l’Accordo di associazione con l’Unione Europea.
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