San Marino, il Consiglio riparte ma è subito tensione: Reggenza richiama al rispetto, poi esplodono attacchi su energia, giustizia e caro vita

da | 15 Apr 2026

Il Consiglio Grande e Generale torna a riunirsi per dare inizio alla sessione di aprile. In apertura della seduta odierna, il messaggio di saluto di inizio semestre degli Ecc.Reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva. Il cuore del messaggio è il richiamo alla qualità del confronto democratico. L’Aula consiliare viene descritta come il luogo in cui le differenze non devono essere cancellate, ma affrontate con rispetto. I Reggenti insistono molto sul tema del linguaggio: le parole, hanno sottolineato, non sono mai neutre e possono rafforzare o indebolire le istituzioni. Da qui l’invito a respingere con decisione ogni forma di odio, intolleranza o delegittimazione, mantenendo sempre un confronto fermo ma corretto. Nel discorso emerge poi un forte riferimento al contesto internazionale, segnato da tensioni e conflitti. I Capitani Reggenti hanno ribadito la tradizione sammarinese di rifiuto della guerra, richiamando anche l’appello alla pace di Papa Leone XIV e sottolineando le conseguenze concrete dei conflitti, che ricadono anche sulle comunità locali, tra inflazione, costi energetici e difficoltà economiche.

Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini presenta in aula la relazione dell’Autorità di vigilanza dei consumatori. Ricorda che il percorso parte dalla riforma del 2024 e che l’Autorità si insedia formalmente il 2 ottobre 2025, chiarendo come in questi primi mesi l’attività si sia concentrata soprattutto sulla costruzione delle regole interne, con l’approvazione dei regolamenti a dicembre. Lonfernini definisce questa fase iniziale “un’attività pionieristica, non essendovi esperienze precedenti nel nostro Paese”, sottolineando che la piena operatività arriverà solo dal 2026, quando l’Autorità inizierà a esaminare le prime segnalazioni. 

Emanuele Santi (Rete) rimarca come in Aula, durante il discorso delle Reggenze, fosse presente “un solo Segretario di Stato su dieci”. Santi insiste sulla mancanza di attenzione ai temi internazionali ed energetici, chiedendo perché non si sia parlato di “emergenza sulla benzina” e tornando su questioni già sollevate, come il progetto del parco fotovoltaico di Brescia, che definisce di fatto scomparso: “a un anno di distanza non sappiamo che fine abbia fatto; sembra essersi perso nella nebbia”. Non risparmia poi un attacco politico, stigmatizzando il comportamento del Segretario Ciacci in Commissione Sanità, giudicato “inqualificabile”, e arrivando a chiedersi apertamente “se questo Segretario sia consono a ricoprire il ruolo che ha in quest’Aula”. Anche Gaetano Troina (D-ML) si sofferma sull’emergenza energetica e sulle difficoltà delle famiglie, sottolineando che “gli interventi che sono stati fatti non sono sufficienti”. Critica soprattutto l’assenza di confronto con l’opposizione, evidenziando che “non c’è nessuna volontà di condivisione” e che in tutta la legislatura non c’è mai stato un vero tavolo sui temi di interesse nazionale. L’intervento si chiude con la presentazione di un ordine del giorno sull’emergenza casa, per impegnare il Congresso di Stato “a predisporre entro tempi certi un vero e potenziato piano straordinario finalizzato ad aumentare l’offerta abitativa accessibile per i residenti”. 

Il Segretario di Stato Andrea Belluzzi richiama insiste sulla necessità di rendere più snelle le procedure consiliari soprattutto in vista del recepimento dell’acquis comunitario e lancia un appello per una riforma del regolamento che consenta tempi più rapidi, “nel rispetto della democraticità e dei diritti che pertengono all’opposizione”. Infine informa l’Aula dell’avvio di una pianificazione annuale degli eventi e di un tavolo con Giunte di Castello, Protezione Civile e forze di polizia per migliorare gestione, sicurezza, viabilità e ordinanze, soprattutto nei centri storici. Michela Pelliccioni, indipendente, accende invece i riflettori sul problema ormai strutturale della carenza di personale nel turismo, con un apposito ordine del giorno. 

Sara Conti (RF) torna sul tema giustizia, sostenendo che la seconda sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso Simoncini apra ormai un problema politico prima ancora che giuridico. Sostiene che la Corte dica con chiarezza che San Marino ha violato lo Stato di diritto e il diritto a un giusto processo attraverso “una legge retroattiva adottata mentre un procedimento era in corso”, senza che vi fosse “alcun interesse generale imperativo” a giustificarla. Da qui l’accusa alla politica del 2020 di avere compiuto non una riforma generale ma un intervento “mirato”, una sorta di “ingegneria istituzionale mirata attraverso il diritto”. Conti denuncia soprattutto il silenzio della maggioranza e avverte che “oggi il silenzio non è neutralità, è una scelta”. A risponderle è Massimo Andrea Ugolini (PDCS), che respinge la lettura politica di Repubblica Futura e invita a ricordare il contesto del 2020, segnato da una “guerra giudiziaria” e da un clima ormai “irrespirabile”. Ugolini ribalta quindi l’accusa, sostenendo che proprio RF abbia contribuito a lasciare in eredità quel livello di conflitto, e difende la riforma dell’ordinamento giudiziario spiegando che nacque in una “situazione straordinaria” e che ottenne anche il riconoscimento di organismi internazionali come il GRECO. Chiude osservando che, su questa vicenda, Repubblica Futura appare sempre più isolata sul piano politico. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci minimizza le polemiche legate all’andamento della IV Commissione Consiliare (“capisco la volontà di creare tensione, ma non c’è nessuna tensione”) e difende il lavoro sulla legge per la pianificazione strategica territoriale, che a suo avviso potrà offrire risposte anche sul fronte dell’emergenza casa, insieme a una riflessione sugli affitti e sugli effetti delle residenze atipiche. Sul tema energia riconosce la necessità di coinvolgere maggiormente l’Aula e chiarisce che l’investimento di Brescia, entro la fine del 2026, dovrebbe portare la quota di energia da fonti rinnovabili dal 15 a oltre il 20 per cento del fabbisogno. Gerardo Giovagnoli (PSD) mette in guardia contro una politica che usa il linguaggio non per costruire soluzioni ma per alimentare divisioni e rafforzare il potere. Il consigliere del PSD riflette sul significato politico delle recenti elezioni in Ungheria, viste come un passaggio al limite tra democrazia liberale e derive illiberali. Il punto centrale del suo intervento è che la democrazia vive finché resta intatto il diritto dell’altro a esistere politicamente e a poter vincere. Luca Boschi (Libera) torna sul tema giustizia con una posizione intermedia. Da una parte riconosce che all’inizio della scorsa legislatura il tribunale fosse “una polveriera”, dall’altra sostiene che lo strumento usato dalla precedente maggioranza per intervenire sia stato “una forzatura”. A suo giudizio, il vero elemento che ha rimesso ordine è stato l’arrivo del magistrato dirigente Canzio. Boschi richiama quindi la necessità di equilibrio, quella che definisce la “terza via”, e sposta poi l’attenzione su Banca di San Marino, che definisce “una banca solida dal punto di vista economico-finanziario”. Enrico Carattoni (RF) attacca invece con durezza la maggioranza e il governo sul terreno della trasparenza. Punta il dito contro la commissione tecnico-amministrativa sugli abusi sui minori, definendola di fatto inutile e gestita male, dopo che la relazione sarebbe stata trasmessa dai soli membri indicati dalla maggioranza. Poi torna sul tema della giustizia e delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, affermando che è stata accertata “una grave violazione dei diritti umani”. Carattoni critica soprattutto chi, nella maggioranza, continua a minimizzare o a non prendere posizione.

Segue un botta e risposta tra Maria Luisa Berti (AR) e il Segretario Ciacci sugli esiti della IV Commissione Consiliare e il ruolo della presidente Bronzetti. “Non ho apprezzato l’intervento del Segretario Ciacci, perché ritengo che il Congresso di Stato e ciascun congressista debbano prima di tutto rispettare l’Aula consiliare, i consiglieri e i presidenti delle commissioni; non è corretto esprimere certe repliche quando il diretto interessato è assente per impegni istituzionali” afferma Berti. Ciacci ribadisce che i lavori della Commissione si sono svolti “in maniera assolutamente lineare” e difende il proprio comportamento, spiegando di aver semplicemente chiesto il rispetto del regolamento. Sulla polemica con il presidente Bronzetti chiarisce di aver espresso le sue valutazioni apertamente e senza filtri e chiude con una stoccata: “se uno annuncia le dimissioni, le dimissioni si danno, non si annunciano”.

Matteo Zeppa (Rete) sposta il focus sul tema della violenza di genere, che definisce un’emergenza concreta e strutturale. Cita i dati dell’Authority Pari Opportunità, evidenziando come il fenomeno sia diffuso, spesso legato a partner o ex partner, e caratterizzato da forte recidiva. Sottolinea che la violenza emerge quasi sempre solo in fase avanzata, quando intervengono forze dell’ordine o pronto soccorso, e che anche i minori sono coinvolti, con casi frequenti di violenza assistita. Chiude presentando un ordine del giorno che impegna il Congresso di Stato a riferire periodicamente in Aula con dati aggiornati. Nicola Renzi (RF) chiama in causa il governo sostenendo che dovrebbe fare un “tagliando” di metà percorso, perché su molti fronti le risposte sono deboli o mancano del tutto. Il punto più critico, secondo Renzi, è il caro vita, che definisce ormai insostenibile per molte famiglie, mentre su altri fronti denuncia mancanza di risposte e trasparenza, a partire dal debito pubblico: “È normale apprendere dai giornali che il rollover si farà il 21 aprile senza alcuna comunicazione ufficiale su tassi, durata o condizioni?” Quindi Renzi torna sul tema della giustizia. “Noi  abbiamo avuto interlocuzioni, nella scorsa legislatura e in questa, con partiti della maggioranza che ci hanno detto che sarebbe bastato cambiare posizione su tribunale e banca centrale per costruire nuove alleanze. Bene, Repubblica Futura non è in vendita”. A rispondere sul fronte giustizia è il Segretario di Stato Stefano Canti, che fissa subito la linea del governo: “non condivido le sentenze della Corte di Strasburgo, ma le rispetto e saranno attuate”. Allo stesso tempo rivendica la scelta di valutare il ricorso alla Grande Camera, chiarendo che “non si tratta di un atto di contrapposizione, ma di dialogo”. Da qui la domanda politica che pone all’Aula: “può una Corte internazionale sostituirsi nell’amministrazione della giustizia da parte degli Stati?”. Guerrino Zanotti (Libera) sul tema giustizia invita alla prudenza. Riconosce apertamente il dato politico: “la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato la Repubblica di San Marino per violazione dei diritti umani”, e avverte che non è utile mettere in discussione l’autorevolezza della Corte. Allo stesso tempo apre alla possibilità di ulteriori approfondimenti, ma fissa un punto: “di fronte a una condanna per violazione dei diritti credo sia necessario fermarsi a riflettere su quanto è stato fatto”. “Ho avuto l’impressione che il Consiglio d’Europa non abbia piena percezione di quanto accaduto” sostiene Gian Nicola Berti (AR). Il passaggio centrale, secondo Berti, riguarda l’imparzialità dei giudici: “un magistrato non deve solo essere imparziale, ma anche apparirlo”. Poi Berti aggiunge: “Tutto è opinabile e posso anche sbagliarmi, ma trovo imbarazzante sostenere che lo Stato non debba impugnare la sentenza”.

Manuel Ciavatta (PDCS) richiama l’Aula a un senso di responsabilità, invitando tutti a riflettere sul “valore del nostro ruolo, il peso delle nostre parole e il nostro modo di essere”. Parte dal contesto internazionale, esprimendo solidarietà al Papa e ricordando che “la guerra è sempre una questione morale”, sottolineando le ricadute dei conflitti anche sull’economia e sull’energia. Sulla giustizia prende posizione sulle sentenze della CEDU e contesta alcune letture: “non si può parlare di gravissima violazione dei diritti umani”, spiegando che la condanna riguarda aspetti formali e non l’intero sistema. Invita quindi a evitare strumentalizzazioni e a non riaprire tensioni. Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini individua un problema centrale del dibattito politico: “la difficoltà nel distinguere in modo chiaro i poteri dello Stato”. Spiega che questa confusione tra politica e giustizia rischia di creare errori e tensioni e insiste sulla necessità di rispettare la separazione dei poteri, a partire proprio dall’Aula.

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