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Russia al voto per rinnovare la Duma, urne aperte fino al 20 settembre: per Putin è il primo test parlamentare dall’inizio della guerra

Il risultato viene considerato largamente prevedibile dagli osservatori. Il significato politico del voto, invece, va oltre la composizione della nuova Duma. Da venerdì 18 a domenica 20 settembre i cittadini russi sono chiamati alle urne per rinnovare i 450 seggi della camera bassa del Parlamento, nelle prime elezioni legislative dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022.

Al centro c’è Russia Unita, il partito che sostiene il presidente Vladimir Putin e che parte dalla posizione dominante conquistata nelle precedenti elezioni. Il sistema politico russo rimane fortemente controllato e Reuters riferisce che gran parte delle candidature contrarie alla guerra è stata esclusa. Yabloko, formazione liberale critica nei confronti del conflitto, è stata estromessa dalla competizione come partito, anche se alcuni suoi esponenti partecipano in collegi individuali.

Il voto arriva in una fase delicata. La guerra in Ucraina continua, l’economia russa sta rallentando e gli attacchi con droni ucraini hanno raggiunto infrastrutture anche lontane dal fronte. Proprio per questo le elezioni vengono osservate anche come un indicatore del consenso attorno alla linea politica del Cremlino, pur all’interno di un quadro caratterizzato da forti limitazioni alla competizione politica.

Putin ha legato apertamente la consultazione al tema della stabilità e dell’unità nazionale. Il presidente ha votato online e, durante la campagna elettorale, ha sostenuto Russia Unita, collegando il ruolo del partito anche agli obiettivi militari del Paese.

Non mancano le contestazioni. Yabloko e il Partito Comunista hanno segnalato presunte irregolarità durante le operazioni di voto, mentre le autorità russe respingono le accuse di manipolazioni sistematiche. Mosca non ha inoltre invitato gli osservatori dell’Osce, una scelta criticata dall’organizzazione per le conseguenze sulla trasparenza del processo elettorale.

C’è poi un altro elemento che rende queste elezioni particolarmente controverse: Mosca organizza il voto anche nei territori ucraini occupati e che la Russia dichiara di avere annesso, comprese parti delle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson. L’Ucraina, l’Unione europea e altre organizzazioni internazionali contestano la legittimità delle operazioni elettorali svolte in quei territori.

Le urne resteranno aperte fino a domenica 20 settembre. La questione politica non riguarda quindi soltanto quanti seggi conquisterà Russia Unita, ma anche quale lettura il Cremlino darà del risultato nel pieno della guerra e a più di quattro anni dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina.

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