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Morte di Abderrahim Fakir, l’autopsia: sangue nei polmoni e segni di compressione

Emergono i primi risultati dell’autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne morto domenica scorsa al Pilastro di Bologna durante un intervento di polizia. L’esame autoptico, durato quasi sei ore, ha evidenziato sangue nei polmoni e segni di schiacciamento degli organi respiratori, elementi che orientano gli specialisti verso l’ipotesi di una crisi respiratoria con successiva asfissia. Resta però ancora da chiarire quale sia stata la causa che ha provocato il quadro asfittico.

La Tac eseguita prima dell’autopsia non ha rilevato fratture significative, a eccezione di una lieve lesione a un dito del piede. Sono state inoltre riscontrate modeste irritazioni alle vie respiratorie, compatibili con l’utilizzo dello spray urticante da parte degli agenti. Le prime analisi avrebbero inoltre evidenziato tracce di cocaina, un dato che dovrà essere confermato dagli esami tossicologici definitivi.

Il nodo principale dell’inchiesta riguarda ora l’origine della compressione toracica e del sanguinamento polmonare. Gli esperti dovranno stabilire se siano avvenuti durante le fasi di contenimento, nel corso delle manovre di rianimazione oppure successivamente al decesso. Le posizioni delle parti restano opposte: il legale della famiglia parla di un possibile quadro asfittico da compressione, mentre la difesa dei due agenti sostiene che l’autopsia non abbia evidenziato elementi riconducibili a un uso eccessivo della forza. La Procura ha concesso 90 giorni ai consulenti per depositare la relazione conclusiva, che dovrà fare piena luce sulle cause della morte, sulle eventuali patologie pregresse, sugli esiti tossicologici e sulla correttezza dei soccorsi prestati.