La CDLS torna sul tema dei lavori usuranti e presenta uno studio del proprio Ufficio Studi e Ricerche dedicato all’evoluzione delle normative e delle esperienze sviluppate nei Paesi europei. Dopo aver aperto il confronto sulle condizioni con cui i lavoratori arrivano al termine della carriera, il sindacato propone un’analisi comparata che evidenzia come in Europa stia cambiando il modo di affrontare il tema.
Secondo la CDLS, “l’analisi comparata evidenzia infatti una tendenza sempre più chiara: il lavoro usurante non viene più considerato esclusivamente come una questione legata alla fatica fisica, ma come un insieme più ampio di fattori capaci di compromettere nel tempo la salute e il benessere dei lavoratori”.
Lo studio mette in luce come i diversi ordinamenti europei abbiano adottato criteri differenti. “Alcuni ordinamenti adottano sistemi basati sull’individuazione di specifiche categorie professionali considerate maggiormente gravose. Altri Paesi, invece, utilizzano modelli fondati sull’analisi dei fattori di rischio effettivamente presenti nell’attività lavorativa, valutando elementi quali esposizione a turni notturni, ambienti insalubri, stress cronico e carichi fisici eccessivi”, si legge nel documento.
Tra gli esempi citati figura quello dell’Austria, dove “la valutazione della gravosità fisica delle mansioni avviene anche attraverso strumenti oggettivi e scientificamente validati basati sul dispendio energetico. Un approccio che punta a superare criteri esclusivamente soggettivi nella definizione dell’usura lavorativa”.
Lo studio richiama anche l’esperienza della Francia, che ha introdotto il Compte Professionnel de Prévention (C2P), sistema attraverso il quale “i lavoratori esposti a condizioni usuranti accumulano punti nel corso della carriera lavorativa che possono essere utilizzati per ridurre l’orario di lavoro, accedere a percorsi di riqualificazione professionale o anticipare l’uscita pensionistica”.
Tra gli aspetti evidenziati vi è inoltre il crescente ruolo della contrattazione collettiva. “In Paesi come Germania e Belgio, infatti, l’individuazione delle attività maggiormente gravose e delle relative misure di tutela avviene anche attraverso il confronto tra organizzazioni sindacali e datori di lavoro, consentendo una maggiore adattabilità rispetto alle specificità dei diversi settori produttivi”, sottolinea la CDLS.
Per il sindacato, “l’insieme di queste esperienze dimostra come il tema del lavoro usurante sia oggi sempre più centrale nelle politiche sociali europee. I modelli adottati evidenziano la possibilità di costruire sistemi capaci di coniugare tutela della salute, sostenibilità previdenziale e prevenzione”.
La CDLS ritiene che anche San Marino dovrà confrontarsi con questa evoluzione. “Per la CDLS, il dibattito europeo dimostra infatti come il tema dei lavori usuranti non possa più essere rinviato e vada affrontato con un approccio moderno e articolato capace di intervenire anche sulla qualità dell’organizzazione del lavoro e sulla prevenzione dei fattori di rischio mettendo al centro la salute dei lavoratori a 360 gradi.”





