Non tutti i lavoratori arrivano all’età pensionabile nelle stesse condizioni di salute. È da questa considerazione che parte la riflessione della CDLS, che attraverso uno studio del proprio Ufficio Studi e Ricerche torna ad accendere i riflettori sul tema dei lavori usuranti e sulla necessità di rafforzare le tutele previdenziali.
Secondo il sindacato, il concetto di lavoro usurante si è progressivamente ampliato. Oltre alle mansioni fisicamente gravose, oggi rientrano tra i fattori di rischio anche stress lavoro-correlato, turni, lavoro notturno, ritmi produttivi intensi, attività ripetitive e condizioni organizzative che possono compromettere nel tempo la salute psicofisica dei lavoratori.
La CDLS richiama anche l’orientamento della Confederazione Europea dei Sindacati, che considera usuranti tutte le occupazioni in grado di produrre effetti duraturi sulla salute, non solo dal punto di vista fisico ma anche psicologico e organizzativo. Un tema che diventa ancora più attuale con l’invecchiamento della popolazione lavorativa e il progressivo allungamento della vita lavorativa.
Nel comunicato viene inoltre ricordato che San Marino aveva già affrontato la questione con l’articolo 38 della Legge n. 157/2022, che impegnava il Congresso di Stato a definire una disciplina per il pensionamento anticipato dei lavoratori impiegati in mansioni usuranti. A oltre tre anni dall’approvazione della norma, però, la misura non è ancora stata attuata.
Per la CDLS è quindi necessario riaprire il confronto pubblico sul tema, guardando anche alle esperienze di altri Paesi europei che hanno già introdotto strumenti specifici per riconoscere le attività più gravose e garantire maggiore equità previdenziale, tutela della salute e sostenibilità del lavoro.





