Attualità

Il vento, a ben guardare, soffiava altrove

La bocciatura per un voto dell’istanza sul consenso informato a scuola non racconta una famiglia senza tutela, come si è scritto. Racconta un Consiglio dove, su un tema identitario, un numero non piccolo di consiglieri ha votato secondo coscienza invece che secondo la linea. Che è una notizia migliore.

Don Gabriele Mangiarotti ha scritto, su CulturaCattolica.it, un pezzo elegante e un po’ malinconico sulla bocciatura, in Consiglio Grande e Generale, dell’Istanza d’Arengo che chiedeva il consenso informato preventivo dei genitori per le attività di educazione affettiva e sessuale a scuola. Diciotto voti a favore, diciannove contrari, tre astenuti: un’inezia, si dirà, eppure sufficiente a far scrivere che la famiglia, a San Marino, fatica a essere riconosciuta nel suo ruolo educativo primario. È una tesi suggestiva, scritta con garbo. Resta, però, una tesi che guarda nella direzione sbagliata.

DUE LIBERTÀ, NON UNA

L’Art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che don Mangiarotti pone a fondamento del suo ragionamento, tutela la libertà dei genitori di scegliere il genere di istruzione dei figli: la scuola pubblica anziché quella privata, quella laica anziché quella confessionale. Una libertà che a San Marino nessuno contesta, e su cui sarebbe faticoso trovare qualcuno disposto a discutere. L’istanza bocciata venerdì chiedeva altro: la possibilità, per ogni singolo genitore, di sottrarre il proprio figlio, unità didattica per unità didattica, a un percorso che la scuola ha costruito per tutti. Sono due libertà diverse. E la seconda, a differenza della prima, rischia di scivolare dal diritto di essere informati al diritto di porre un veto. Vale la pena di tenersi questa distinzione in tasca, prima ancora di scegliere da che parte stare.

UN PARERE TECNICO, NON UNA CROCIATA

Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini ha espresso parere contrario proprio su questo punto: il rischio di comprimere l’autonomia della scuola e l’uniformità dell’offerta formativa — non, come si è voluto far credere, un’insofferenza verso le famiglie. Nella stessa seduta ha trovato equilibri diversi su altre istanze scolastiche, segno che la sua bussola procede per distinzioni e non per proclami. È un lavoro fatto di cose sottili, che raramente fa notizia, e che avrebbe meritato più credito di quello riservatogli tra le righe di «Parole al vento».

LA NOTIZIA, SEMMAI, ERA UN’ALTRA

La parte davvero interessante della giornata di Consiglio, quella che don Mangiarotti liquida in poche righe polemiche, è un’altra. Dentro il PDCS, il partito che più di ogni altro rivendica la famiglia come propria cifra identitaria, due consiglieri hanno votato contro l’istanza e due si sono astenuti. In Repubblica Futura, mentre Antonella Mularoni difendeva l’istanza in aula, altri del suo stesso gruppo hanno votato contro. In Alleanza Riformista, Maria Luisa Berti si è detta favorevole a titolo personale nel dibattito, salvo poi vedere la propria capogruppo astenersi.

Tre partiti, due di governo e uno d’opposizione: e in nessuno la linea ha tenuto.

Non ci leggerei una frattura, come sarebbe facile e un po’ pigro fare. Ci leggerei, semmai, l’esatto contrario: la prova che dentro la maggioranza e nell’opposizione esiste un numero tutt’altro che piccolo di consiglieri liberi — liberi nel senso letterale di non incatenati a una linea imposta dall’alto, e liberi anche di temperamento, cioè di mentalità liberale — che su un tema identitario come questo hanno votato secondo coscienza, senza con ciò smentire il proprio Segretario di Stato né la fiducia riposta nel suo lavoro. È una lettura meno drammatica di quella di don Mangiarotti, ma più fedele ai fatti: un Consiglio meno disciplinato di quanto si racconti in giro, e proprio per questo, forse, più vivo.

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