Il messaggio della Reggenza: “Democrazia fondata su rispetto, dialogo e limite: il futuro si costruisce nella responsabilità condivisa”

da | 15 Apr 2026

INDIRIZZO DI SALUTO DEGLI ECC.MI CAPITANI REGGENTI

ALICE MINA E VLADIMIRO SELVA

IN OCCASIONE DELLA PRIMA SEDUTA

DEL CONSIGLIO GRANDE E GENERALE DEL SEMESTRE

 

Signore e Signori Consiglieri,

Signora e Signori Segretari di Stato, 

in questa prima seduta che abbiamo l’onore di presiedere, desideriamo rivolgere a ciascuno di voi un saluto sincero, accompagnato da un augurio autentico di buon lavoro. Non un gesto formale, ma l’espressione di una responsabilità che oggi condividiamo profondamente.

Il ruolo che siamo chiamati a ricoprire esige equilibrio, imparzialità e rigore. Saremo garanti super partes delle Istituzioni e custodi dei valori di libertà e civiltà che definiscono l’identità della nostra Repubblica. Ma questo compito non può essere mai isolato: vive soltanto nel contributo di tutti, nella lealtà del confronto e nel rispetto reciproco che deve sempre orientare la vita di quest’Aula. 

Quest’Aula non è soltanto il luogo del confronto politico. È lo spazio in cui si rivela la qualità più profonda della nostra democrazia. Qui le differenze non si negano, ma si riconoscono; non si cancellano, ma si misurano nel rispetto della dignità reciproca. Per questo, il nostro auspicio è tanto semplice quanto esigente: che ogni parola, ogni gesto, ogni tono siano sempre all’altezza della fiducia che i cittadini ripongono nelle Istituzioni.

Le Istituzioni non si rafforzano soltanto attraverso le decisioni, ma anche attraverso le modalità con cui esse prendono forma. Tra queste, l’ascolto è il primo e il più decisivo: perché solo chi ascolta davvero è in grado di comprendere la complessità della realtà prima ancora di semplificarla. Ascoltare significa riconoscere l’altro, e riconoscere l’altro significa porre le basi stesse della convivenza democratica.

Per questo vi rivolgiamo un invito che è anche un impegno condiviso: respingere con fermezza ogni forma di odio, violenza, intolleranza e discriminazione. Non soltanto nei comportamenti, ma anche nelle parole. Perché il linguaggio, in quest’Aula, assume un ruolo decisivo. Perché le parole non sono mai neutre: possono unire come dividere, costruire come lacerare.

La dialettica è il cuore della democrazia. È legittima, necessaria, talvolta severa, ma deve sempre restare ancorata al rispetto. Quando oltrepassa questo confine e diventa offesa o delegittimazione, non indebolisce soltanto l’avversario politico: incrina la fiducia dei cittadini e, con essa, la credibilità stessa delle Istituzioni.

E questo non possiamo permetterlo. Non possiamo permettercelo. 

È per questo che ciascuno di noi è chiamato a vigilare su ogni linguaggio che pretende di chiudere il discorso, di esaurire il confronto, di porsi come ultima parola. La democrazia, infatti, non vive nella conclusione, ma nella continuità del confronto e nella capacità di rinnovarlo. 

A volte basta un’immagine semplice per comprenderlo: un punto alla fine di una frase può sembrare una chiusura definitiva, ma può essere anche un respiro, l’inizio di una nuova proposizione. Così è la vita democratica: ciò che appare conclusione può diventare ripartenza. Sta a noi decidere se fermarci o continuare.

Scegliere di riaprire, di rimettere in discussione non è mai debolezza. La capacità di immaginare una direzione diversa, di garantire una continuità al confronto e una vitalità alla democrazia è un atto di forza istituzionale.

Perché nessuna Autorità può considerarsi assoluta. Ogni potere che si percepisce come definitivo smarrisce, prima o poi, il contatto con la realtà. La democrazia, invece, si fonda sul limite, sul confronto e sul riconoscimento reciproco. Esso si radica, in modo ancora più profondo, sul linguaggio: primo spazio della libertà; luogo in cui si scrivono leggi, si definiscono diritti, si immagina il futuro. Quando il linguaggio si irrigidisce, quando diventa strumento di imposizione, anche la democrazia si indebolisce. Quando invece resta aperto, plurale e rispettoso, diventa la sua forza più autentica.

Nessun potere esiste da solo. Esiste perché viene riconosciuto. E quando questo riconoscimento si incrina, anche ciò che appare solido si svuota, lentamente, senza clamore, come un processo silenzioso ma profondo che appartiene alla natura stessa della libertà. 

Anche il Preambolo della nostra Dichiarazione dei Diritti verte in tal senso.

Il rifiuto alla guerra come strumento di risoluzione delle controversie fra Stati è parte fondativa dell’identità sammarinese. Se l’aggressione avesse successo, altre la seguirebbero e ciò porterebbe ad uno scenario dai confini imprevedibili, con l’unica certezza di una visione che fa tornare indietro la storia. 

______________________________

Alla Pace esorta costantemente Papa Leone XIV, cui rivolgiamo sincera solidarietà e convinto sostegno a fronte delle parole pronunciate. Con coraggio, chiarezza e responsabilità nelle sue dichiarazioni richiama l’attenzione della comunità internazionale su temi di fondamentale importanza che in un contesto globale attraversato da tensioni, conflitti, profonde incertezze e continua violazione del diritto internazionale non possono rimanere inascoltate e rappresentano un autorevole invito al dialogo, alla pace e al rispetto della dignità di ogni persona. 

Lo stesso denuncia l’indifferenza della società dinnanzi alla morte di migliaia di persone, dinnanzi alle ricadute di odio e di divisione che i conflitti stanno seminando, e alle conseguenze economiche e sociali che essi producono. 

Conseguenze che ricadono su tutti. Sappiamo bene quanti sammarinesi affrontano questi mesi con grande preoccupazione. Oggigiorno allarmano l’inflazione, i costi dell’energia e le difficoltà di tante famiglie e imprese. In tal senso ci guida ancora una volta la nostra Dichiarazione, laddove prevede che la Repubblica deve assicurare “pari dignità sociale e uguale tutela dei diritti e delle libertà”, nonché “promuovere le condizioni per l’effettiva partecipazione dei cittadini alla vita economica e sociale del Paese.”.

Per questo il bene collettivo deve restare la nostra bussola, sempre. Al di sopra di ogni interesse particolare, al di sopra di ogni convenienza immediata. È su questa consapevolezza che si fonda la fiducia dei cittadini: sulla certezza che le Istituzioni agiscano con correttezza, trasparenza e nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dell’equilibrio tra i poteri.

Questi principi non sono mai definitivamente acquisiti. Sono il frutto di una storia lunga e faticosa, e proprio per questo richiedono custodia costante, attenzione vigile e responsabilità quotidiana.

A noi spetta il compito di esserne all’altezza, con sobrietà, rigore e piena consapevolezza del ruolo che rappresentiamo. Perché l’autorevolezza delle Istituzioni non si proclama: si costruisce, giorno dopo giorno, attraverso coerenza e credibilità.

Viviamo un tempo che ci interroga profondamente. Le sfide che abbiamo davanti sono complesse e richiedono visione, coraggio e capacità di andare oltre le divisioni. Per questo è necessario, oggi più che mai, riconoscerci parte di un destino comune: non come formula retorica, ma come impegno concreto. 

Ed è proprio dentro questa idea di destino comune che trovano spazio, con particolare forza, le nuove generazioni. Non come semplice riferimento formale, ma come parte viva e decisiva del presente della Repubblica. Ai giovani appartiene infatti il futuro, ma anche la responsabilità di ciò che siamo e di ciò che saremo. Per questo rivolgiamo a loro un invito sincero e profondo: essere protagonisti consapevoli della vita pubblica, coltivare il sapere, mettere i propri talenti al servizio della comunità e non rinunciare all’impegno civico e politico come forma alta di responsabilità e di amore per il proprio Paese. È in questa continuità tra generazioni, in questo passaggio vitale di responsabilità, che le Istituzioni si rinnovano e la democrazia trova la sua forza più autentica.

Un destino che chiama tutte le forze politiche, sociali ed economiche a farsi carico, con lealtà e senso di responsabilità, di un confronto alto e costruttivo, fondato sulla serietà e sul rispetto reciproco. In questo quadro, il processo di riforme istituzionali in itinere rappresenta un banco di prova decisivo per la maturità delle nostre Istituzioni e per la capacità del Paese di guardare con consapevolezza e coesione alle sfide del futuro, anche alla luce del processo di integrazione europea. 

Serviranno rigore, fiducia reciproca e soprattutto la volontà di scegliere ciò che unisce rispetto a ciò che divide. Perché il futuro della Repubblica non si costruisce nelle distanze, ma nella responsabilità condivisa.

È a questo che siamo chiamati. Ed è su questo che saremo giudicati.

E sarà proprio nella cura reciproca, discreta ma concreta, che si misura la qualità più profonda della nostra convivenza civile e il senso delle nostre Istituzioni.

Un senso che trova eco – ancora una volta – nelle parole di Piero Calamandrei, quando ci invita a guardare la storia non soltanto come successione di eventi e di poteri, ma come spazio più ampio e più umano, in cui trova posto anche ciò che è semplice, quotidiano, apparentemente marginale. In questa prospettiva si inserisce l’immagine della farfalla, simbolo di una libertà lieve e allo stesso tempo profonda, capace di vivere lontano dall’ossessione del potere dalla “ansiosa febbre di crescenza che gli uomini chiamano storia”. Una presenza discreta che ci ricorda che non tutto ciò che è essenziale è visibile, e che non tutto ciò che conta fa rumore. 

È in questo insegnamento che si raccoglie il senso più alto del nostro impegno: custodire la libertà non come conquista definitiva, ma come presenza quotidiana, fragile e necessaria della vita civile. Condizione – la stessa – da proteggere ogni giorno.

Signore e Signori Consiglieri,

Signora e Signori Segretari di Stato,

con questo impegno solenne ci poniamo al servizio della Repubblica e dei cittadini, affinché la libertà non sia mai data per scontata, ma vissuta, custodita e tramandata come il bene più prezioso: lieve come una farfalla, ma essenziale come l’aria.

Nel segno di questo richiamo all’ascolto, desideriamo concludere rinnovando la nostra piena disponibilità ad accogliere ogni Vostra richiesta o istanza, operando con responsabilità e imparzialità per garantire un confronto ordinato, rispettoso ed efficace, nel rigoroso rispetto del Regolamento Consiliare.

Rivolgiamo sin d’ora un sentito ringraziamento all’Ufficio di Segreteria del Consiglio Grande e Generale e all’Ufficio Segreteria Istituzionale per il supporto competente che assicureranno alla Reggenza.

A Voi tutti il nostro augurio di buon lavoro.

San Marino, 15 aprile 2026/1725 d.F.R.

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