Non è solo una replica, ma una presa di posizione netta su cosa debba essere il calcio oggi. Il segretario di Stato allo Sport di San Marino, Rossano Fabbri, risponde alle critiche del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, allargando il discorso oltre il caso specifico.
Al centro c’è il principio della democrazia sportiva, che Fabbri difende senza esitazioni: ogni federazione deve avere lo stesso peso. “Un voto a testa garantisce equilibrio”, afferma, respingendo l’idea di un sistema basato su audience e potenza economica. Per il segretario, trasformare lo sport in una sorta di assemblea di azionisti significherebbe snaturarne l’essenza.
La risposta arriva anche alle accuse sul sistema UEFA, dopo le parole di De Laurentiis secondo cui le piccole federazioni conterebbero solo per i voti. Fabbri liquida tutto come “un’illazione strampalata”, rivendicando invece il ruolo fondamentale delle realtà minori: “Siamo la base della piramide”.
Il tono si fa poi più identitario. Fabbri richiama un calcio “nato nel fango e nella polvere”, contrapponendolo a quello moderno, sempre più legato a logiche globali e commerciali. Senza l’imprevedibilità del “Davide contro Golia”, avverte, il rischio è quello di ridurre tutto a uno spettacolo costruito e poco autentico.
Centrale anche il riferimento al dilettantismo, descritto come il cuore vero dello sport: giocatori che lavorano o studiano e poi scendono in campo contro professionisti. Un modello che, secondo Fabbri, rappresenta ancora i valori più genuini del calcio.
Il messaggio finale è chiaro: se il sistema dovesse essere guidato solo dai numeri e dal profitto, il pubblico finirebbe per allontanarsi. Perché, conclude il segretario, senza equilibrio e senza identità, il calcio rischia di perdere la sua anima.




