Riceviamo e pubblichiamo integralmente la replica di don Gabriele Mangiarotti:
The answer, my friend, is blowin’ in the wind
Yes, and how many years can some people exist / Before they’re allowed to be free?
Il tema trattato a proposito della «Istanza d’Arengo n.44 del 05-04-2026 – per l’introduzione del consenso informato preventivo della famiglia per lo svolgimento a scuola di attività afferenti all’educazione sessuale e affettiva» credo che richieda un serio confronto, del resto il fatto che la votazione si sia risolta quasi in un pareggio indica che la questione trattata non è né secondaria né poco interessante rispetto all’argomento in questione.
Nella vicina Italia «il DDL Valditara sul Consenso Informato nelle scuole ha ottenuto in Senato l’approvazione definitiva»: certo sarebbe interessante capire chi è a favore e chi contro, e le ragioni che vengono addotte.
Ma cerchiamo di capire da dove nasce il problema.
La LEGGE 7 settembre 2022 n.127 REGOLAMENTAZIONE DELL’INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA prevede all’art. 3 comma 2: «Lo Stato promuove, altresì, all’interno del sistema scolastico, l’educazione sessuale, riproduttiva ed affettiva come parte integrante della crescita e dello sviluppo personale dei giovani, in particolare:
- a) la conoscenza scientifica del corpo umano, del suo sviluppo metabolico, ormonale, riproduttivo e sessuale;
- b) il concetto di procreazione cosciente e responsabile, riconoscendo l’uguaglianza e la pari responsabilità dell’uomo e della donna;
- c) prevenzione di gravidanze indesiderate e delle malattie o infezioni a trasmissione sessuale;
- d) l’idea di una sessualità da vivere con piena consapevolezza, anche senza scopo procreativo.»
Ora è evidente che tale regolamentazione dell’educazione affettiva e sessuale nella scuola di tutti può e deve fare i conti con i principi educativi della famiglia, come le norme internazionali fatte proprie da San Marino prevedono.
Non entro nel merito dei contenuti, ma penso che chiunque riconosca che non sono affermazioni né «neutre» né «universali» e che forse qualche genitore potrebbe voler adottare dei criteri educativi diversi, a meno di ritornare all’educazione «totalitaria», che guasta nella «antica terra della libertà». Già, ma chi ha paura della libertà?
E qui rispondo alle osservazioni di Francesca Devincenzi in relazione al mio articolo di commento su quanto accaduto venerdì scorso nella discussione in CGG sull’istanza d’Arengo di cui si tratta.
- L’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani non «tutela la libertà dei genitori di scegliere il genere di istruzione dei figli: la scuola pubblica anziché quella privata, quella laica anziché quella confessionale» solamente, anche perché ciò significherebbe che nella nostra Repubblica, dove non c’è scuola né «privata» né «confessionale», tale libertà non esisterebbe affatto o sarebbe un inutile orpello.
- «L’istanza bocciata venerdì chiedeva altro: la possibilità, per ogni singolo genitore, di sottrarre il proprio figlio, unità didattica per unità didattica, a un percorso che la scuola ha costruito per tutti». È proprio qui la questione, se un genitore non vuole essere tra quel «per tutti», perché non condivide i contenuti afferenti all’educazione sessuale che lo Stato intende veicolare ai suoi figli o le modalità con cui intende veicolarli, perché impedirlo? E si noti che non si tratta di un veto «per tutti». La libertà ama le differenze, è contro l’uniformità imposta.
Questo peraltro stabilisce l’art. 2 del Protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali): “Il diritto all’istruzione non può essere rifiutato a nessuno. Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”.
- È proprio «l’uniformità dell’offerta formativa» che chiede di essere compresa. La ricchezza e la varietà delle proposte mi è sempre sembrato un valore della scuola libera e pluralista, rifuggendo dal pensiero (fascista, ma non solo) che afferma: «L’idea centrale del nostro movimento è lo Stato; lo Stato è l’organizzazione politica e giuridica delle società nazionali, e si estrinseca in una serie di istituzioni di vario ordine. La nostra formula è questa: tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato».
- Un’ultima, breve osservazione. Dopo il plauso di Zeppa al Segretario Lonfernini per avere scelto una posizione contraria al suo partito ed avere scoperto che «Tre partiti, due di governo e uno d’opposizione: e in nessuno la linea ha tenuto. Non ci leggerei una frattura, come sarebbe facile e un po’ pigro fare. Ci leggerei, semmai, l’esatto contrario: la prova che dentro la maggioranza e nell’opposizione esiste un numero tutt’altro che piccolo di consiglieri liberi», devo pensare che E.T.E., Libera, PSD… i cui rappresentanti hanno seguito fedelmente la linea del partito non sono nel «numero tutt’altro che piccolo di Consiglieri liberi».
Grato per l’eleganza riconosciuta, ma desideroso di verità autentica. L’educazione e la responsabilità educativa della famiglia sono i capisaldi di una società libera e democratica.
don Gabriele Mangiarotti
