Una decisione definita storica dal movimento sindacale internazionale. La Corte Internazionale di Giustizia, massimo organo giudiziario delle Nazioni Unite, ha infatti stabilito che il diritto di sciopero è tutelato dal diritto internazionale e rappresenta un elemento essenziale della libertà sindacale.
Il pronunciamento arriva a seguito di una richiesta avanzata dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Nel novembre 2023 il Consiglio di amministrazione dell’OIL aveva deciso di sottoporre la questione alla Corte Internazionale di Giustizia, accogliendo la richiesta di un gruppo di lavoratori sostenuta da 36 governi.
Al centro del dibattito vi era l’interpretazione della Convenzione OIL n. 87 del 1948 sulla libertà sindacale e la protezione dei diritti sindacali. Da anni il gruppo dei datori di lavoro all’interno dell’OIL sosteneva che la Convenzione garantisse la libertà di associazione ma non comprendesse il diritto di sciopero, che secondo questa interpretazione avrebbe dovuto essere regolato esclusivamente dalle legislazioni nazionali.
La Corte ha invece affermato due principi destinati ad avere effetti rilevanti sul piano internazionale. Da una parte ha riconosciuto che il diritto di sciopero è strettamente collegato alla libertà sindacale prevista dalla Convenzione n. 87, sottolineando come senza questo strumento la libertà di associazione rischierebbe di perdere gran parte della sua efficacia. Dall’altra ha stabilito che lo sciopero non può essere considerato una semplice concessione dei singoli Stati, ma costituisce parte integrante del diritto internazionale.
Per il sindacato sammarinese si tratta di una svolta di portata epocale. Secondo la CSdL, il parere della Corte diventa un punto di riferimento universale anche nell’interpretazione dei trattati commerciali che contengono clausole relative ai diritti umani e dei lavoratori.
Fino ad oggi, osserva la Confederazione, numerosi governi hanno potuto limitare o restringere fortemente il diritto di sciopero attraverso normative nazionali, considerandolo una pratica ordinaria soggetta a regolamentazione e non un diritto fondamentale. Con il pronunciamento della Corte, invece, lo sciopero viene equiparato ai principali diritti civili e democratici. Di conseguenza, eventuali leggi che ne limitino in modo arbitrario l’esercizio potranno essere contestate sia davanti ai tribunali nazionali sia nelle sedi internazionali.
La CSdL esprime quindi “profonda soddisfazione” per una decisione che considera una delle più importanti vittorie politico-giuridiche degli ultimi decenni per il movimento sindacale. Un risultato che arriva in un periodo nel quale, secondo il sindacato, il diritto di sciopero continua a essere messo sotto pressione anche nei Paesi più avanzati dal punto di vista democratico.
La Confederazione richiama inoltre una recente presa di posizione della Confederazione Europea dei Sindacati, che ha denunciato un peggioramento delle condizioni dei diritti dei lavoratori in Europa. Citando dati del sindacato mondiale, la CES ha evidenziato come dal 2019 al 2025 sia aumentato il numero dei Paesi che violano il diritto di sciopero e quello alla contrattazione collettiva.
La CSdL condivide anche il commento espresso dalla CGIL, secondo cui la vicenda dimostra l’importanza delle istituzioni multilaterali e della cooperazione tra governi, organizzazioni datoriali e rappresentanze sindacali per affrontare e risolvere le controversie interpretative sui diritti fondamentali del lavoro.
Per il sindacato sammarinese, il parere della Corte Internazionale di Giustizia rappresenta un passo avanti decisivo nella difesa delle libertà sindacali e nella tutela dei lavoratori a livello globale.





