Un aeroporto che smette di essere solo un punto di partenza e arrivo.
Un investimento che punta a ridisegnare mobilità, servizi e business sul territorio.
E una data chiave: lavori dal 2029, se tutto va come previsto.
Al Teatro Galli va in scena quello che viene presentato come un vero cambio di paradigma: l’Aeroporto Internazionale Rimini-San Marino non sarà più solo uno scalo, ma un distretto aeroportuale integrato.
A presentarlo i vertici di Airiminum, insieme a ENAC e al presidente della Regione Michele De Pascale.
Il piano: oltre 200 milioni e un orizzonte lungo
L’operazione è tutt’altro che simbolica. Sul tavolo c’è un Piano di Sviluppo Aeroportuale 2026–2040 da oltre 200 milioni di euro.
Primo obiettivo: mettere finalmente mano alle aree davanti all’aerostazione, oggi considerate un nodo critico, per creare accessi più fluidi e sicuri.
Ma il vero punto è un altro: trasformare lo scalo in una piattaforma economica.
Non solo voli: uffici, commercio, servizi
Il concept firmato da Progetto CMR spinge su una logica chiara: l’aeroporto come luogo da vivere, non solo da attraversare.
Tradotto:
- uffici
- spazi commerciali
- aree food
- zone di incontro
- integrazione con il paesaggio
Fino all’idea più ambiziosa: un “parco sopra l’aeroporto”, con il territorio che diventa parte stessa della struttura.
Il nodo strategico: traffico e integrazione
Il progetto punta a intercettare un bacino stimato di 5,5 milioni di passeggeri, con un dato che pesa: circa 3 milioni oggi partono da fuori regione.
La strategia non è competere con Bologna, ma integrarsi.
E qui entra in gioco il vero tema: intermodalità.
Secondo Pierluigi Di Palma, il futuro passa da:
- collegamenti tra aeroporti (anche aria-aria)
- integrazione con ferrovia
- connessioni con il porto di Ravenna
- sviluppo della mobilità avanzata (droni inclusi)
Nessuna partenza immediata:
i lavori potrebbero iniziare dal 2029, dopo autorizzazioni e iter burocratici.
Il punto politico
Per De Pascale, il progetto rientra in una visione più ampia:
superare la competizione tra scali e costruire un sistema regionale coordinato.
Resta una domanda, però, che circola già tra gli addetti ai lavori:
operazione concreta o maxi visione da validare nei prossimi anni?




