In Consiglio non è stato raggiunto il quorum dei 39 voti necessari per avviare con procedura d’urgenza l’esame dei progetti di legge sulla commissione d’inchiesta legata alla tentata scalata a Banca di San Marino e al cosiddetto “Piano parallelo”.
Sul tavolo c’erano più testi distinti, tra maggioranza, opposizione e Alleanza Riformista. L’obiettivo era procedere in un’unica lettura, ma il tentativo è fallito.
A incidere è stata anche l’assenza di diversi consiglieri, impegnati in trasferte istituzionali. Una condizione che ha impedito alla maggioranza di raggiungere da sola i numeri necessari. Da qui la proposta di rinviare tutto a lunedì prossimo, senza però trovare un’intesa.
L’opposizione aveva posto condizioni precise per dare il proprio assenso: commissione paritetica e tempi più rapidi. Proprio sulla composizione non è stato trovato l’accordo, facendo saltare definitivamente i numeri per l’urgenza.
Senza intesa, l’esame è quindi partito con la procedura ordinaria, con tempi destinati ad allungarsi.
La partita è tutta aperta e si gioca su equilibri delicati. Perché se da una parte c’è la volontà dichiarata di fare chiarezza su una vicenda complessa, dall’altra restano le distanze politiche e i sospetti reciproci.
E allora la domanda resta sullo sfondo, inevitabile: chi sta davvero cercando la verità e chi invece sta solo giocando la propria partita?




