Negli Stati Uniti la politica riscopre barbe e baffi, e il dibattito finisce persino sull’aspetto dei candidati. In California, dove si avvicina la sfida per il governatore, l’attenzione si è concentrata anche sul look di Chad Bianco, sceriffo repubblicano con baffi molto vistosi, e di Steve Hilton, candidato conservatore che sfoggia una barba folta già ribattezzata “MAGA beard” da Donald Trump Jr.
Dietro quella che può sembrare soltanto una curiosità estetica si nasconde però un cambiamento culturale più profondo. Per decenni, infatti, la politica americana ha privilegiato il volto rasato, trasformandolo quasi in uno standard implicito di credibilità istituzionale.
Il ritorno della barba ai vertici della politica è stato rilanciato soprattutto da JD Vance, oggi vicepresidente degli Stati Uniti e primo numero due della Casa Bianca con barba dai tempi di Charles Curtis negli anni Venti. Donald Trump lo ha persino paragonato a un giovane Abraham Lincoln, richiamando un’epoca in cui la barba era comune tra i leader americani.
Anche nel Partito Repubblicano diversi esponenti, come Ted Cruz, hanno contribuito a riportare in auge questo stile. Ma il fenomeno riguarda anche l’area progressista: a New York, il democratico socialista Zohran Mamdani è diventato il primo sindaco barbuto della città dopo oltre cento anni.
La discussione, intanto, continua a dividere gli elettori tra chi considera barba e baffi un segno di autenticità e chi invece li vede ancora lontani dall’immagine tradizionale del potere americano.





