Non è solo una questione sociale.
È un problema che tocca direttamente le famiglie: sempre più anziani non autosufficienti non riescono a sostenere i costi dell’assistenza.
A sollevare il tema è la Federazione Pensionati USL, che punta il dito su una contraddizione: San Marino si definisce un sistema sanitario universalistico, ma nei fatti – in questi casi – non lo è.
Il nodo principale riguarda chi ha pensioni basse.
Quando l’anziano ha bisogno di assistenza continuativa, le alternative sono poche: strutture private o badanti, entrambe con costi spesso fuori portata. E senza un reparto di lungodegenza pubblico adeguato, la scelta diventa quasi obbligata.
Il risultato è uno scarico diretto sulle famiglie, che si trovano a coprire spese sempre più pesanti.
Il sindacato riconosce alcuni passi avanti, come le misure previste nel progetto di legge sulla famiglia (sussidi e contributi figurativi per i caregiver), ma evidenzia un limite chiaro:
quando il ricovero è necessario, dovrebbe essere il sistema sanitario a farsi carico dei costi.
Da qui la proposta: un sostegno pubblico per chi non riesce a pagarsi una badante, soprattutto alla luce dei rincari degli ultimi anni.
Il punto non è solo economico, ma strutturale.
Secondo USL, serve un cambio di approccio: non ridurre i servizi, ma ampliarli, anche valutando collaborazioni esterne, come con università di medicina, per aumentare le risorse disponibili.
La fotografia è netta:
sempre più persone non riescono a prendersi cura dei propri cari, non per mancanza di volontà, ma per limiti economici.
E la domanda, a questo punto, diventa inevitabile:
un sistema è davvero universalistico se lascia scoperta proprio la fase più fragile della vita?




