La firma dell’Accordo di associazione non chiude le domande su costi, preparazione del Paese e partecipazione dei cittadini. Domani Motus Liberi ribadisce la propria posizione sul rapporto con l’Unione europea e torna a chiedere al Governo una valutazione degli impatti, un piano di sviluppo economico e tempi certi per affrontare i cambiamenti.
“Non siamo mai stati contro l’Europa. Abbiamo contestato il metodo con cui il Governo ha gestito un passaggio destinato a incidere profondamente sul futuro della Repubblica”, afferma il movimento. La distinzione è tra il valore strategico del rapporto con Bruxelles e il modo in cui San Marino si prepara alle conseguenze dell’intesa.
D-ML sostiene di chiedere da almeno due anni numeri e indicazioni concrete: quanto costerà l’attuazione allo Stato, quanto personale servirà, come dovrà organizzarsi la pubblica amministrazione e cosa cambierà per cittadini e imprese. Domande che riguardano anche gli adeguamenti delle norme e delle procedure amministrative.
“Non rassicurazioni generiche, ma numeri, responsabilità e strumenti per comprendere concretamente cosa cambierà”.
Il movimento insiste poi sulla necessità di affiancare all’Accordo un piano strategico di sviluppo economico. L’ingresso nel mercato europeo può aprire opportunità, ma per D-ML non basta a definire una politica di crescita. Servono scelte su competitività delle imprese, investimenti, infrastrutture, energia, sistema finanziario ed efficienza della pubblica amministrazione, insieme alla tutela delle specificità sammarinesi.
Resta anche la richiesta di dare ai cittadini l’ultima parola. D-ML ricorda di aver depositato il 9 luglio 2026 una proposta per introdurre il referendum confermativo obbligatorio sugli accordi internazionali che incidono stabilmente sulle competenze sovrane della Repubblica. Per il movimento, una decisione di questa portata deve passare dal voto dei sammarinesi.
Sul fronte dell’attuazione, viene richiamato l’intervento di Carlotta Andruccioli nella commissione congiunta del 12 ottobre. La consigliera aveva chiesto un calendario complessivo che chiarisse, settore per settore, fasi, responsabili, scadenze, priorità e risorse. E anche chi debba intervenire quando si verificano ritardi, sovrapposizioni o restano decisioni politiche da prendere.
“La firma non conclude il percorso: apre la fase più difficile”, sottolinea D-ML. Ora l’intesa dovrà tradursi in norme, procedure, strutture amministrative e competenze. La richiesta è quindi un programma pubblico, completo e verificabile, sul quale il Consiglio Grande e Generale possa esercitare un controllo politico costante.
“Europa sì, ma con strategia, preparazione, trasparenza e partecipazione democratica”, ribadisce il movimento. “Perché un Accordo di questa portata non si misura il giorno della firma. Si misura dalla capacità del Paese di governarne le conseguenze”.
