Riportiamo integralmente l’intervento di Guerrino Zanotti (Libera) in Consiglio Grande e Generale nel comma comunicazioni.
Guerrino Zanotti (Libera): Parto anch’io con un ringraziamento alle loro Eccellenze per l’apprezzato intervento con cui hanno aperto questa sessione consiliare. È stato per me molto efficace l’utilizzo dell’immagine del nonno e del nipote che guardano la luna. Anche se è un’immagine semplice, credo sia molto efficace proprio per questo motivo. Parla di tempo, di quello che lasciamo a chi viene dopo e di che cosa saranno in grado di vedere quelli che vengono dopo. Perché, e qui cerco di riprendere il filo, per guardare la luna serve un cielo sgombro. Le loro Eccellenze hanno indicato alcune vicende che abbiamo il compito di affrontare per renderlo tale. Idealmente possiamo prenderle come un’agenda di lavoro. La prima è la firma dell’accordo di associazione con l’Unione europea. È un passaggio storico e oggi lo hanno già detto in tantissimi in questo comma comunicazioni: da qui si parte. Porta opportunità vere, ma porta anche un carico di lavoro importante, in particolar modo per le istituzioni e a partire da questo Consiglio grande e generale. Quindi dobbiamo dimostrare di esserne all’altezza. La seconda è il diritto internazionale. Le loro Eccellenze hanno ricordato quanto valga e, aggiungo io, quante volte negli ultimi anni sia stato calpestato. Per un Paese piccolo come il nostro non è un tema astratto: è la nostra assicurazione sul futuro. Quindi dobbiamo esserci in ogni sede multilaterale, a difendere l’universalità di quel diritto e a sostenere anche gli organismi che sono a presidio della sua difesa. Dobbiamo dirlo con chiarezza quando qualcuno lo viola, chiunque esso sia. Poi c’è il cielo di casa nostra. Le loro Eccellenze hanno parlato di potere d’acquisto che si assottiglia, purtroppo per tantissime famiglie, e anche della difficoltà di trovare alloggi. Ecco, queste sono le nuvole, Eccellenze, e se non le affrontiamo il nonno e il nipote difficilmente riusciranno a vedere la luna. In particolare mi voglio soffermare sul tema della casa, che è tra l’altro di strettissima attualità. Lo vediamo: porta centinaia di migliaia di persone in piazza in questo periodo in mezza Europa. Credo sia un punto su cui dobbiamo fare un salto di qualità. In questo senso, lo scorso anno sono state adottate misure importanti e queste, per carità, sono assolutamente positive: bonus, agevolazioni, incentivi che aiutano chi sul mercato è in grado di stare. Il problema è che purtroppo, per molti, oggi il mercato è un posto dove è sempre più difficile rimanere. Allora dobbiamo dircelo con franchezza: per troppi anni il pubblico si è sottratto completamente a questo ruolo, ha lasciato la casa interamente al mercato e il mercato fa quello che sa fare, cioè rispondere a chi è in grado di pagare. È interessante riportare una riflessione che, tra l’altro, non viene dalla politica. Norman Foster, che conosciamo bene e che ha collaborato anche con San Marino, è uno degli architetti più noti al mondo. Non è certo un ideologo, è uno del mestiere. In un suo intervento pubblico ha posto la questione in modo molto chiaro: negli ultimi decenni la gestione e la realizzazione degli alloggi sono passate quasi interamente nelle mani del mercato privato. Diventa quindi fondamentale trovare un migliore equilibrio, in cui lo Stato torni a svolgere un ruolo di primo piano per garantire una casa dignitosa a chi purtroppo non può permettersela andando sul mercato. Lo trovo un richiamo assolutamente pertinente, perché viene da chi le case le sa costruire. Ci dice che il problema non è che non sappiamo come si fa: il problema è se lo vogliamo fare. Per questo propongo che si inizi a ragionare seriamente su un piano di edilizia popolare e sociale. Non slogan, ma un piano vero e proprio: alloggi da mettere sul mercato a prezzi calmierati, con il pubblico che torna a fare la sua parte. Insieme a questo, un impulso alle cooperative di abitazione, che in passato hanno dato risposte concrete a tante famiglie e che oggi sono state lasciate da sole. È chiaro, non è una cosa di semplice attuazione. Servono aree, risorse, regole chiare e tempi certi, ma intanto bisogna decidere che questa è una priorità e cominciare nell’immediato, non fra anni. Le loro Eccellenze si sono soffermate anche su un altro tema che di poetico non ha assolutamente niente, ma che ci riguarda direttamente: come scriviamo le leggi. Anche se, a onor del vero, forse in questo caso va richiamato in primis il Congresso di Stato, visto che l’iniziativa legislativa parte quasi esclusivamente dall’esecutivo. Per fare un esempio, per venire proprio incontro a quella che era un po’ la denuncia delle loro Eccellenze, ogni volta che ci troviamo davanti a un solo comma che richiama e modifica quattro norme diverse e le loro successive modifiche, credo che ci si debba chiedere chi sia in grado di capire quell’intervento normativo. Il caso è attualissimo: è un decreto con il quale avremo a che fare entro breve per la ratifica. Magari noi addetti ai lavori, con un po’ di fatica e di ricerca, riusciamo a comprenderne il significato. Un cittadino, un artigiano, un piccolo imprenditore, chiunque ci si approcci, credo abbia grandissime difficoltà di comprensione. Una legge che non si riesce a leggere e a capire non ci si può aspettare che venga poi rispettata e, tra l’altro, neanche probabilmente controllata. Qui non è un problema di stile, ma un problema di democrazia. Eccellenze, avete ragione: questa stratificazione delle norme è una cosa che va fermata. Adesso abbiamo anche un luogo dove discutere di queste cose. In Commissione speciale per le riforme istituzionali si è ragionato anche sulle modalità di redazione e approvazione dei testi unici normativi. Credo che a questo punto sia diventato abbastanza impellente un intervento che ci porti all’approvazione di testi unici. Non è un mero esercizio tecnico, ma è la condizione perché le leggi tornino a essere leggibili. Concludo. Le loro Eccellenze ci hanno consegnato un’immagine bella e un impegno preciso. L’accordo con l’Europa è una speranza concreta. Il diritto internazionale è una nostra responsabilità. Casa e potere d’acquisto sono la prova di quanto siamo seri. Politica e leggi chiare sono il modo con cui ci facciamo capire da chi ci ha eletto. Se facciamo bene queste cose, a quel nonno e a quel bambino probabilmente la luna gliela lasciamo vedere.
