Nel comma comunicazioni del Consiglio Grande e Generale, il consigliere Giovanni Francesco Ugolini (PDCS) traccia il bilancio di metà legislatura, dai conti pubblici all’Accordo di associazione con l’Unione europea, e indica nella fuga dei giovani qualificati il vero problema aperto del Paese.
Di seguito l’intervento integrale di Giovanni Francesco Ugolini (PDCS).
Eccellenze, colleghi consiglieri,
siamo a metà legislatura e per chi fa politica ed ha a cuore il proprio ruolo, e sente la responsabilità nei confronti della gente del Paese che lo ha votato è un momento importante. Almeno io come persona, ma mi permetto di dire, tutto il mio partito sentiamo con particolare senso del dovere questo passaggio. Il primo punto di responsabilità è l’attuazione del programma di Governo, unità di misura dell’efficacia del buon funzionamento di una maggioranza e termometro di un clima che si riscontra nel Paese.
L’impegno di fronte ai cittadini era quello di dare stabilità ai conti, di presentare una economia di scala solida, che desse fiducia al Paese, ad eventuali investitori, agli organismi di controllo internazionali potremmo dire visti i riconoscimenti esterni unanimi, l’innalzamento del Rating a livelli che da tempo non si riscontravano: che la missione è compiuta.
I venti oscuri che aleggiano minacciosi sul mondo e sull’Europa è chiaro che portano difficoltà ai Paesi, ai Governi, soprattutto alle famiglie. Anche alle nostre famiglie.
Nessuno pensi che di questo non ci rendiamo conto. Per questo a maggior ragione, avere stabilità economica come Stato in un momento così particolare è fondamentale. Non oso pensare a come si potrebbero affrontare le sfide che abbiamo davanti se fossimo nella situazione di qualche anno fa, nemmeno troppo lontano, quando eravamo screditati, involuti, in una parola: non credibili.
Oggi lo siamo così tanto che attraverso il lavoro, le competenze, superando anche ostacoli recenti ed inaspettati, l’Europa ci accoglie, ci riconosce, sancisce con noi un accordo di associazione che non fatico a definire storico, ed apre, se ne saremo capaci, prospettive ed opportunità fino a poco tempo fa insperate per la Repubblica di San Marino. Colgo l’occasione una volta di più, per attestare la stima che il nostro Partito, il Consiglio Grande e Generale, mi auguro il Paese, deve al Segretario di Stato per gli Affari Esteri Luca Beccari per il lavoro svolto e per lo straordinario risultato raggiunto. Non trascurerei nelle riflessioni che ci portano ad una ritrovata credibilità del Paese, il ruolo incisivo e costante del nostro Tribunale ed in particolare della competenza del Dirigente del Tribunale, che con opportuno provvedimento l’aula ha confermato con un mandato che è andato ben oltre la maggioranza della stessa.
I provvedimenti strutturali, adottati nel settore della giustizia, la celerità delle indagini e dei processi, e diciamocelo chiaramente anche il coraggio, la dignità, la decisione di non avere alcun timore, anche di punire chi al proprio interno non svolge il proprio fondamentale ruolo di garante della giustizia, ha contribuito a rendere ulteriormente credibile lo Stato ed i suoi interpreti.
Le recenti notizie apparse negli organi di stampa, di come con la sciagurata complicità di un innominabile personaggio che garantiva certe protezioni, hanno portato danni enormi sotto l’aspetto di immagine, per non parlare della sostanza, nel settore bancario con danni economici per il nostro sistema ed una difficoltà dettata dalla sfiducia in questo campo ad individuare altri credibili, affidabili, potenziali operatori.
Sono convinto che in un tempo nemmeno troppo lontano le cose anche in questo comparto cambieranno, l’accordo di associazione, ulteriori confronti con la vicina Italia porteranno risultati. Nel frattempo però oggi c’è un problema da affrontare che è la Banca di San Marino. Non entro nel merito della vicenda, non ho né le informazioni né le competenze per farlo. Mi appello soltanto ad affrontare con attenzione la situazione, a valutare tutte le opzioni. Sono certo che si lavorerà al meglio. Questo, gestita con soluzioni condivise deve essere il punto di ripartenza del settore bancario. San Marino non può fare grandi cose in questo campo. I fatti nel tempo lo hanno dimostrato, questo non vuol dire che non si possono trovare percorsi nel campo finanziario dove trovare spazio. Specializzarsi in un settore, promuovere intese, preparare personale, potenziare il quadro normativo per quella determinata fascia di specializzazione è la cosa che dovremmo fare.
L’assestamento di bilancio ci dirà che i conti tornano e che le previsioni fatte si sono rivelate veritiere. Quello che mi preme sottolineare è il fatto che il Governo, la maggioranza lavorino su un reale e concreto piano di sviluppo. Finora le scelte fatte, la prudenza adottata in tutti i settori si è rivelata la strada vincente. Ora però, e ritorno anche al discorso relativo all’accordo di associazione, è il momento di rilanciarci in avanti con scelte coraggiose. Non dobbiamo avere più paura di investimenti importanti nel nostro Paese. Adesso che sono state create le condizioni interne e internazionali per svoltare, non dobbiamo fermarci. Affrontare i temi di servizi finanziari transfrontalieri e potenziare il settore del turismo per la salute ed il benessere, ottimo il progetto per valorizzare le opere d’arte e le aste, in questo settore nel nostro paese finanziare ulteriormente e facilitare oltremodo le start up che portano innovazione e nuove tecnologie. Ottima la nostra legge sul Trust, promuoverla di più sarebbe utile, definire in modo definitivo la nostra legislazione sulle Criptovalute, il mondo va in quella direzione. Potrei continuare, questi settori creeranno opportunità di lavoro per i nostri giovani. Oggi il vero problema è che i migliori giovani anche da noi vanno a cercare o sono costretti a cercare opportunità di lavoro all’estero. Per questo sarebbe opportuno promuovere “forum” per unire in iniziative pratiche di sviluppo, giovani, istituzioni, partner imprenditoriali su temi congiunti individuati insieme, questo renderebbe più professionali e competenti tutti, ed il Paese ovviamente ne guadagnerebbe. Soprattutto questo aiuterebbe a rendere più competitiva e diciamocelo più democratica la strada per le opportunità; lo so che non è così ma si sta radicando l’idea nel Paese, che qualcuno possa fare tutto, ed altri niente.
Questo non possiamo permetterlo questo non sarebbe il Paese che vogliamo. Questo non sarebbe il Paese dei nostri padri. Ma nel momento che si aprono nuove opportunità, e credetemi, si apriranno, il percorso di partecipazione alle stesse deve essere per tutti.
Qui torniamo ad un vecchio discorso. C’è bisogno di tutti. Soprattutto in questa aula, maggioranza ed opposizione unite per garantire i diritti a tutti. Noi non abbiamo mai pensato che una maggioranza ampia fosse garanzia di stabilità o che una opposizione piccola nei numeri non possa, allo stesso modo, sul piano pratico e politico non essere efficace.
Siamo una piccola realtà, c’è bisogno di tutti.
In fondo è già accaduto. Sull’accordo di associazione, malgrado forze esterne abbiano fatto di tutto per ostacolarne il percorso l’aula nel suo insieme ha tenuto duro e ce l’abbiamo fatta. Mi auguro, da cittadino di questo Paese, che non sia l’unico esempio ma che accada ancora.
Grazie.
