“Il problema serio è che stiamo iniziando ad avere un problema di emigrazione, cioè di gente che da questo Paese se ne va perché questo Paese non offre loro opportunità.” È l’allarme lanciato da Giovanni Maria Zonzini (RETE) durante il comma comunicazioni del Consiglio Grande e Generale. Il consigliere ha invitato a evitare i trionfalismi sull’Accordo con l’Unione Europea, richiamando l’attenzione su perdita del potere d’acquisto, caro affitti, disuguaglianze e difficoltà della sanità pubblica.
L’intervento integrale di Giovanni Maria Zonzini (RETE)
Mi unisco anch’io al coro degli alleluia. Per carità, sono contento anch’io che si sia arrivati alla firma, ma penso che la condizione del nostro Paese e la condizione stessa dell’Europa, in questo momento, non lascino spazio a facili trionfalismi, che anzi appaiono fuori luogo.
Molti Paesi europei in questo momento sono in fiamme, in un certo senso. L’autunno si preannuncia caldo, non solo climaticamente, perché a questo ormai dovremmo farci l’abitudine, ma evidentemente anche dal punto di vista politico.
La tensione è fortissima e i motivi che agitano i popoli in Francia, in Spagna, in Italia, anche in Belgio, e vedremo poi dove continuerà questo contagio, non sono molto diversi dalle difficoltà che stiamo vivendo anche nel nostro Paese.
Mentre le forze reazionarie in tutta Europa invocano il pugno duro e strumenti repressivi più efficaci, dal loro punto di vista, per sedare queste manifestazioni, nel nostro Paese, dove non abbiamo la violenza di piazza e dove non abbiamo queste manifestazioni, tali fenomeni dovrebbero comunque preoccuparci e spingerci a difendere, all’interno dei nostri confini, un’idea di democrazia che è sempre più messa in pericolo dall’avanzare dell’estrema destra e di pulsioni autoritarie e reazionarie.
Venendo però al merito del malessere che si respira in tutto il continente, e anche a San Marino, non possiamo ignorare alcuni dati di fatto.
Il dato di fatto è che negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a un progressivo e sempre maggiore impoverimento di gran parte della popolazione, in particolare dei lavoratori a reddito fisso, che hanno visto erodersi il potere d’acquisto dei propri stipendi.
Rimanendo sui dati di San Marino, proprio in questi giorni ho fatto una piccola statistica, che ho anche pubblicato, nella quale ho confrontato l’andamento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati con l’andamento della retribuzione territoriale media.
Chiaramente è un indicatore che non è perfettamente preciso, ma che è comunque indicativo. Ebbene, osserviamo che alla fine del 2025 c’è stata una perdita di potere d’acquisto di almeno il 5%.
Peraltro la retribuzione territoriale media è calcolata sui salari dell’industria, che sono anche quelli nei quali, forse per la maggiore presenza sindacale, la perdita di potere d’acquisto è stata più limitata.
Parliamo quindi di una perdita del 5% a fine 2025, che sta venendo ulteriormente acuita proprio in questi ultimi mesi dall’aumento generale dell’inflazione e, in particolare, dall’aumento del prezzo dei carburanti.
Tutto questo sta evidentemente mettendo a dura prova i bilanci delle famiglie.
A questo carovita generalizzato, e quindi alla progressiva erosione dei salari a San Marino, ma non solo a San Marino, si contrappone invece un’esplosione delle rendite, in primo luogo delle rendite immobiliari.
Infatti, se il costo della vita mediamente è aumentato negli ultimi dieci anni di circa il 25% a San Marino, il costo degli affitti alla fine del 2025 era aumentato almeno del 35%. E secondo me questi dati sono anche sottostimati sotto molti profili.
Quindi vediamo che non soltanto i lavoratori e le persone a reddito fisso, in generale, negli ultimi dieci anni hanno perso potere d’acquisto, ma vediamo anche che chi, all’interno di queste categorie, non ha la fortuna di avere una casa di proprietà, magari perché gliel’ha lasciata la famiglia, perché l’ha ereditata o per qualunque altro motivo, vive una situazione assolutamente drammatica.
Una situazione che sta spingendo sempre più famiglie, specialmente giovani, ad abbandonare il nostro Paese, nel quale queste persone sono nate e nel quale, in molti casi, continuano a lavorare, perché semplicemente vivere a San Marino è ormai fuori dalla loro portata economica.
Infatti, a questo proposito, mi sia consentita una battuta. Una certa stampa fa un gran parlare dello spauracchio dell’Unione Europea e dell’immigrazione, delle orde di migranti che all’improvviso dovrebbero sbarcare in qualche modo a San Marino, magari risalendo il Marecchia o l’Ausa, per poi arrivare all’interno dei nostri confini.
Il problema serio, signori, è che stiamo iniziando ad avere un problema di emigrazione, cioè di gente che da questo Paese se ne va perché questo Paese non offre loro opportunità, o addirittura di persone che se ne vanno perché in questo Paese non possono trovare una casa nella quale vivere a un prezzo compatibile con gli stipendi che vengono pagati.
Di fronte a questa situazione io vedo un certo immobilismo nei fatti. Vedo immobilismo perché non c’è la capacità, o secondo me forse non c’è la volontà da parte della maggioranza e del governo, di fare un’analisi materialista della situazione.
Cioè un’analisi che prenda atto del fatto che il momento economico positivo che ha vissuto la nostra Repubblica in questi ultimi anni, perché se guardiamo i dati del PIL e della produzione industriale sono dati confortanti, si è in realtà tradotto in un aumento della ricchezza per un gruppo ristretto di cittadini, a fronte invece dell’erosione dei salari e del potere d’acquisto della gran parte dei cittadini e dei lavoratori di questo Paese.
In altri termini, negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento delle disuguaglianze. Poi non abbiamo dati puntuali, perché a San Marino non calcoliamo l’indice di Gini, quindi non possiamo dare una definizione precisa di questo aumento delle disuguaglianze, ma è evidente che esistono degli indicatori manifesti.
Uno di questi, per esempio, è l’accesso ai servizi pubblici. Prima il collega Menicucci ricordava correttamente che ormai è sempre più ampio il ricorso alla sanità privata, perché la sanità pubblica non garantisce più servizi in tempi ragionevoli o addirittura, in alcuni casi, non li garantisce proprio.
Questo non è un fatto neutrale. Poi certo, qualcuno dirà che è colpa di RETE, perché per un anno e mezzo, durante la pandemia, abbiamo governato l’ISS. Forse siamo così bravi da essere riusciti a determinare da soli una situazione sulla quale altri hanno governato per decenni, ma non è questo il punto.
Non voglio neanche farne una questione di responsabilità politica, voglio farne una questione di giustizia sociale.
Guardate i dati sul sito dell’Ufficio di Statistica, guardate quanti soldi vengono spesi e quanto aumenta il giro d’affari della sanità privata. Questo vi darà un numero. Rispetto al 2022, secondo i dati del 2025, il giro d’affari della sanità privata è aumentato del 40%.
Ora, io non sono contrario al fatto che un settore economico cresca e si sviluppi. Ma mi domando: questo settore economico si è sviluppato perché ha innovato, perché attira clientela dall’estero oppure si è sviluppato, o si sta sviluppando, sfruttando le criticità della sanità pubblica?
Questo secondo me sarebbe un tema da porre, così come sarebbe un tema da porre, e lo ribadisco, il fatto che molte persone non possano più vivere qui perché gli affitti sono troppo alti rispetto ai salari.
E questo, badate bene, non rappresenta soltanto un diritto che viene calpestato, ma un’analisi materialista della realtà ci suggerisce anche un’altra cosa, e cioè che le rendite stanno divorando i salari.
Questa circostanza non soltanto aumenta le disuguaglianze sociali ed economiche all’interno del Paese, perché evidentemente chi possiede immobili da dare in affitto vede crescere la propria ricchezza, mentre contemporaneamente diminuisce quella di chi vive di salario, ma produce anche un effetto negativo sull’economia.
Perché, guardate bene, sarebbe molto meglio se aumentassero i profitti, dal momento che i profitti derivano da un’attività produttiva, mentre le rendite di questo tipo rappresentano un gioco a somma zero.
È molto semplice: aumento l’affitto di 300 euro e diminuisco di fatto il salario disponibile di 300 euro. È un gioco assolutamente a somma zero, che è dannoso per l’economia ed è dannoso per la società.
Quindi, colleghi, tornando alla questione dell’Unione Europea, l’Accordo è importante, è un passaggio storico per questo Paese, ma cerchiamo di non volare troppo in alto per due ordini di motivi.
Il primo è evidente, lo avete detto tutti e lo hanno detto anche le Loro Eccellenze nel discorso di insediamento: la firma dell’Accordo è un punto di partenza, perché l’Accordo di per sé è un fattore abbastanza neutro, se non come riconoscimento politico.
Poi però, per cogliere le opportunità che l’Accordo di associazione potrà dare al nostro Paese, servirà attuarlo e mettere concretamente in pratica le possibilità che offre. E qui, appunto, mi pare che ci sia un po’ di nebbia in Val Padana, come si suol dire, sugli intendimenti del governo.
L’altro motivo è che, mentre si attua l’Accordo e si parla di futuro, noi dobbiamo rimanere con i piedi per terra e ricordarci che negli ultimi anni i nostri cittadini, la gran parte dei nostri cittadini, alcuni no, sono diventati più poveri e quindi anche più arrabbiati.
Questo penso sia un elemento da non sottovalutare. Noi ci stiamo sedendo, in questo momento, su una pentola sociale, chiamiamola così, che potrebbe esplodere.
Speriamo di no, ma al tempo stesso un po’ di conflittualità, forse, farebbe anche bene. Un po’ di conflittualità sociale potrebbe fare bene anche al governo, per spingerlo a darsi una mossa.
