“Oggi c’è una grande necessità di essere preparati. L’improvvisazione non deve esserci più.” È il richiamo del consigliere Lorenzo Bugli (PDCS), intervenuto nel comma comunicazioni del Consiglio Grande e Generale. Al centro del suo intervento la firma dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea e la necessità di cambiare il metodo di lavoro della politica sammarinese, attraverso una programmazione più rigorosa, maggiore preparazione e un confronto più ampio tra le forze politiche.
L’intervento integrale di Lorenzo Bugli (PDCS)
Mi unisco anch’io alle congratulazioni per il vostro indirizzo di saluto all’Aula e per gli auspici che ci avete rivolto, augurandovi un proficuo semestre, che è fondamentale in questo momento storico.
Voi, Eccellenze, nel vostro intervento avete richiamato l’Aula anche a quello che deve essere un patto con i cittadini, un patto politico, un miglioramento di quello che deve essere il nostro modo di lavorare. Perché, come avete ricordato con questa bellissima immagine di apertura del vostro indirizzo di saluto, San Marino apre una nuova fase della sua storia millenaria e lo fa proprio con quell’immagine che lunedì abbiamo visto tutti, della firma dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea.
Un’immagine che non deve essere relegata soltanto all’atto di apporre quella firma, ma che racconta molto di più. È un’immagine che racconta un percorso di oltre dodici anni, un percorso fatto da quattro governi e da tutte le forze politiche che siedono all’interno di quest’Aula.
Un’immagine che lunedì ha ovviamente reso onore al grandissimo lavoro svolto. I complimenti vanno al nostro Segretario di Stato per gli Affari Esteri Luca Beccari, a tutto il corpo diplomatico, a tutti i tecnici che ci hanno lavorato, ma anche a tutti quei parlamentari che, nell’ombra, hanno sempre cercato, attraverso il proprio contributo all’interno delle forze politiche alle quali appartengono, forze politiche che hanno un ampio respiro internazionale ed europeo, di aiutare il Paese a raggiungere questo grande obiettivo.
Un obiettivo che, come dicevo, ha attraversato quattro legislature e ha coinvolto tutte le forze politiche. Vanno quindi ricordati e ringraziati anche tutti i Segretari di Stato per gli Affari Esteri che si sono succeduti, a partire da Antonella Mularoni, Pasquale Valentini e Nicola Renzi, che hanno contribuito a portare avanti questo importante traguardo per la Repubblica di San Marino.
Un traguardo che però, come avete ben detto voi, Eccellenze, nel vostro indirizzo di saluto, richiederà un cambiamento importante nell’approccio alla vita politica del Consiglio Grande e Generale.
Questo lo dico perché oggi stiamo vivendo uno dei periodi storici più difficili. Quello che vediamo intorno a noi, quello che leggiamo sui giornali tutte le mattine, ci deve interrogare. Viviamo in un mondo sempre più polarizzato, più diviso, più conflittuale, nel quale il dialogo politico è diventato una rarità.
Ormai si vedono immagini realizzate con l’intelligenza artificiale nelle quali si richiamano addirittura personaggi della Prima Repubblica, quasi con l’auspicio che potessero tornare, proprio perché allora c’era un clima totalmente diverso.
Oggi è tutto scontro, è tutto social, è tutto like. Tutto sembra essere diventato una continua ricerca di consenso immediato, un metodo che ormai condiziona la visione e l’approccio quotidiano all’attività politica.
E questo fa molto male, perché rompe il patto con i cittadini e rompe prima di tutto il patto proprio con chi quei cittadini rappresenta.
Allora questo cambio di passo deve diventare fondamentale, perché lunedì c’è stato un passaggio che richiederà una profonda trasformazione da parte di chi oggi ricopre incarichi di governo, da parte di chi oggi guida le forze politiche che siedono all’interno di quest’Aula e da parte dei consiglieri stessi.
A tutti loro oggi viene richiesto di cambiare proprio quel metodo, di essere aperti al confronto, di essere aperti al dialogo. Perché quel percorso è stato fatto da tutti e richiederà un intervento e un’elaborazione che dovranno essere fatti da tutti, ovviamente guidati da una maggioranza che deve avere una visione, ma con il contributo di tutti.
E questo diventa fondamentale proprio per evitare di rincorrere quello che potrebbe arrivarci da Bruxelles. Perché noi dobbiamo essere bravi, attraverso questa nuova formula, ad anticipare quelli che saranno i grandi cambiamenti, a capire quale deve essere la visione del Paese che vogliamo costruire e dove andare a intercettare quelle opportunità che l’Accordo di associazione con l’Unione Europea oggi ci mette a disposizione.
Opportunità sulle quali finalmente possiamo puntare e alle quali possiamo finalmente accedere, cosa che prima ci era preclusa.
Perché a chi oggi parla di sovranità ricordo che c’è poco di sovrano nel rimanere isolati, mentre c’è molto di sovrano nell’essere parte di una grande famiglia alla quale ci si può rivolgere alla pari, nella quale si possono intercettare grandi opportunità per i nostri concittadini, per i nostri giovani, ma anche per tutte le istituzioni stesse, che possono finalmente contribuire a ridisegnare San Marino attraverso queste possibilità che fino a oggi ci erano precluse.
Questo richiederà appunto un cambiamento strutturale. Io guardo anche all’amico consigliere Filippo Tamagnini, che presiede la Commissione per le Riforme Istituzionali, perché è fondamentale che quel luogo, come è stato avviato già nella precedente legislatura, sia il luogo nel quale si ridisegnano il lavoro e la qualità del lavoro all’interno del Consiglio Grande e Generale e dell’amministrazione.
È fondamentale guardare a quella Commissione per capire esattamente con quali tempistiche, con quale precisione, con quale regolarità, passatemi il termine, dovranno essere organizzati i lavori del Consiglio Grande e Generale e delle nostre Commissioni.
Dobbiamo capire anche quale impegno politico verrà richiesto, perché non può più essere improvvisato. Oggi c’è una grande necessità di essere preparati. L’improvvisazione non deve esserci più.
Quindi i Consigli Grandi e Generali non possono essere convocati, paradossalmente, qualche mese per cinque giorni e qualche mese per dieci giorni, a seconda della mole di urgenze che viene richiesta da qualche Segreteria di Stato.
Ci dovrà essere un lavoro ben strutturato e ben preciso. È questo il cambio di passo che l’Unione Europea ci pone come primo impegno ed è questo il tema che dovremo saper affrontare insieme, perché si parla, di fatto, delle regole del gioco alle quali tutti partecipiamo.
Questo è già accaduto anche nella vicina Italia. Pensate al tema del PNRR, che ha richiesto una profonda trasformazione di certi apparati pubblici italiani, i quali hanno dovuto, grazie anche all’intervento dell’Europa, cambiare completamente per poter recepire quei fondi che oggi sono stati molto utili per modernizzare tanti passaggi all’interno dell’amministrazione italiana.
Interventi che hanno portato alla digitalizzazione, al miglioramento di tanti apparati e di tante procedure che fino a poco tempo fa non erano neanche pensabili.
Ma questo è accaduto proprio perché c’è stato quel cambio di passo, proprio perché l’Unione Europea ha detto: “Signori, noi siamo disponibili, ma voi avete la necessità di cambiare certi passaggi nella vostra pubblica amministrazione”.
Ed è questo che oggi viene richiesto anche a noi. Quindi l’auspicio, proprio grazie al vostro indirizzo di saluto, che voglio riportare all’Aula e che è stato anche oggetto di dibattito recentemente nelle Commissioni congiunte, è che oggi sia necessario fermarsi un momento, essere ovviamente felici dell’obiettivo che è stato raggiunto, ma subito dopo voltare pagina.
Perché il metodo di approccio che noi dovremo avere all’interno di quest’Aula deve cambiare completamente. È questo quello che ci viene richiesto.
È questo l’auspicio che colgo favorevolmente dalle parole delle Loro Eccellenze, ma soprattutto è questo uno degli obiettivi fondamentali che il grande Accordo di associazione con l’Unione Europea ci pone davanti.
