Il PSD celebra la firma dell’Accordo di associazione con l’Unione europea e indica le prossime priorità: attuazione dell’intesa, integrazione finanziaria e riforma dell’IVA. Il partito ha riunito la Direzione insieme a iscritti, militanti e protagonisti storici del percorso europeista, rivendicando il contributo della sinistra riformista all’apertura internazionale di San Marino.
La serata si è aperta con la proiezione del momento della firma. Al centro dell’incontro, riferisce il partito, “la consapevolezza di avere contribuito a trasformare una scelta a lungo minoritaria in un progetto condiviso dal Paese”.
“Il PSD ha espresso il proprio orgoglio per la lungimiranza, la coerenza e la tenacia con cui la sinistra riformista sammarinese ha sostenuto l’integrazione europea, anche quando questa prospettiva incontrava diffidenza e opposizione.”
La ricostruzione proposta dalla Direzione parte dagli anni Ottanta. Lo status di osservatore al Consiglio d’Europa nel 1982 e l’avvio delle relazioni diplomatiche con la Comunità europea nel 1983, durante il Governo delle sinistre, vengono richiamati come primi passaggi di una politica fondata sulla convinzione che la partecipazione internazionale rafforzasse l’autonomia sammarinese.
Il percorso proseguì nei governi di collaborazione con la Democrazia cristiana, attraverso l’ingresso nel Consiglio d’Europa nel 1988, l’Accordo di cooperazione e unione doganale del 1991 e l’adesione all’ONU nel 1992.
“In questa storia affondano le radici del PSD, nato nel 2005 dall’incontro delle tradizioni socialista e democratica, con l’integrazione europea fra i suoi valori fondanti.”
Il partito ricorda poi la lettera inviata nel 2007 al presidente della Commissione europea, durante il Governo di centrosinistra e con gli Esteri affidati al PSD, per indicare l’obiettivo di una maggiore integrazione, aperta alla prospettiva dell’adesione.
Un altro passaggio richiamato riguarda il coinvolgimento dei cittadini. “L’iniziativa referendaria avviata nel 2010 e il referendum del 20 ottobre 2013 sull’adesione all’Unione europea furono passaggi decisivi per allargare il dibattito e sollecitare le altre forze politiche a misurarsi con la necessità di una maggiore integrazione.”
La riflessione ha riguardato anche i rapporti con l’Italia e la stagione della black list. Il PSD ricorda l’Accordo di cooperazione economica negoziato dal 2001 e arrivato nel 2006 alla soglia della firma, il cui arresto viene attribuito nel comunicato a “timori e resistenze di retroguardia interne al Paese”.
Nella ricostruzione del partito, l’intesa raggiunta nel 2012 tra PSD e DC sullo scambio unilaterale di informazioni con l’Italia rappresentò il presupposto politico della legislatura che portò all’uscita dalla black list e dalla crisi economica e bancaria.
Dopo la celebrazione, l’attenzione si sposta sugli adempimenti necessari per rendere operative le opportunità dell’associazione.
“Occorre ora dare corpo all’Accordo, portarne i benefici nella vita quotidiana dei cittadini, delle famiglie e delle imprese, rendere concrete le nuove opportunità e il rafforzamento delle libertà.”
Due i temi indicati espressamente: il memorandum tra Banca Centrale e Banca d’Italia per l’integrazione finanziaria e la riforma dell’IVA.
“In questo percorso resta centrale la definizione del memorandum tra Banca Centrale e Banca d’Italia per l’integrazione finanziaria. A completamento dell’Accordo, resta inoltre da affrontare la riforma dell’IVA, necessaria per superare l’annoso problema del T2 e rendere più semplice l’attività delle imprese.”
