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Attualità

Caccia ai cinghiali vicino alle case, in Commissione il nodo sicurezza

La braccata al cinghiale è esclusa dal calendario venatorio di San Marino, ma resta consentita la girata, una forma di caccia collettiva con gruppi più piccoli. È su questa distinzione, e sui rischi per chi abita vicino alle zone di caccia, che si concentra il confronto di oggi in IV Commissione.

Il segretario di Stato al Territorio Matteo Ciacci conferma lo stop alla braccata e il nuovo percorso di formazione che accompagna la girata. Dal dibattito emerge però una domanda: quanto cambia sul piano della sicurezza, in un territorio piccolo e con abitazioni vicine alle aree in cui si spara?

Matteo Casali (RF) ritiene che eliminare la braccata non basti, se continuano altre forme di caccia di gruppo. Richiama l’incidente del gennaio 2025, quando un colpo di fucile sfondò la finestra di un’abitazione, e contesta che l’indagine amministrativa sia stata affidata allo stesso ufficio coinvolto nell’organizzazione della battuta.

La sua proposta è potenziare la caccia di selezione, anche ampliandone il calendario, per contenere i cinghiali con modalità che considera più sicure. “Non essendo una caccia di movimento, presenta molti meno rischi soprattutto per la popolazione civile”.

Anche Gian Carlo Venturini (PDCS) chiede attenzione alle aree in cui autorizzare la caccia, evitando la vicinanza ai nuclei abitati e facendo rispettare tutte le disposizioni di sicurezza. Per Venturini il passaggio da una tecnica all’altra non chiude la questione: “Concordo sul fatto che, se questo tipo di caccia rimane, il problema non si risolve passando dalla braccata alla girata, che ha una tipologia simile ma meno vincoli di segnalazione e di attenzione alla sicurezza dei cittadini e degli stessi cacciatori”.

Aida Maria Adele Selva (PDCS) insiste invece sulle differenze tecniche e descrive la girata come una pratica più selettiva e silenziosa. “La girata è una modalità di caccia più adatta alle zone vicine ai parchi, alle case e alle aree abitate, perché prevede squadre più piccole, poche poste mobili e il cane”.

Ciacci conferma la distinzione, ma riconosce che le dimensioni di San Marino impongono una valutazione ulteriore. “È però vero e innegabile che, in un territorio limitato come il nostro, gruppi di cacciatori possano di fatto essere assimilati a una sorta di braccata: su questo concordo”.

Zone più idonee, distanza dalle abitazioni e modalità di contenimento saranno quindi approfondite attraverso il nuovo piano faunistico-venatorio e il confronto nell’Osservatorio. Tra le possibilità indicate dal segretario c’è anche il rafforzamento della caccia di selezione.

Emanuele Santi (Rete) accoglie favorevolmente l’esclusione della braccata e solleva anche il tema del trattamento degli animali, chiedendo dignità e decoro nelle modalità di abbattimento.

Il confronto tocca infine il rapporto tra Stato e Federazione sammarinese della caccia, dalla disponibilità di funzionari distaccati dall’UGRAA ai costi della sede e delle utenze. Ciacci riconosce che il cambiamento richiesto non è ancora stato attuato e annuncia un passaggio nell’Osservatorio, richiamando i servizi svolti dalla Federazione per l’UGRAA e la presenza della sede in spazi pubblici. Casali, pur ricordando di aver votato contro, e Santi chiedono che venga rispettata la decisione già presa dal Consiglio.