Oltre 41 anni di carcere complessivi e richieste di risarcimento che sfiorano i 63 milioni di euro. Sono i numeri con cui si avvia verso la conclusione uno dei processi più delicati degli ultimi anni per il sistema bancario e finanziario di San Marino. Quello legato alle vicende di Banca Cis, con tredici imputati chiamati a rispondere dell’accusa di associazione a delinquere.
Come riferisce San Marino Rtv, davanti al giudice Isabella Pasini sono arrivate le richieste della Procura del Fisco e delle parti civili. Un passaggio decisivo di un dibattimento che ha ricostruito una serie di vicende che, secondo l’impianto accusatorio, non avrebbero riguardato soltanto le sorti di un istituto di credito, ma anche il funzionamento degli organismi chiamati a vigilare sul sistema finanziario sammarinese.
La tesi della Procura è quella di un’organizzazione stabile, capace di muoversi su più livelli, con persone collocate in posizioni strategiche e un obiettivo ben preciso: favorire gli interessi di Banca Cis, nasconderne la situazione di dissesto e tutelare contemporaneamente quelli del finanziere Francesco Confuorti, indicato come il principale debitore dell’istituto.
Non quindi, nella ricostruzione dell’accusa, una semplice successione di operazioni bancarie discutibili, ma un presunto disegno organizzato, portato avanti nel tempo attraverso incarichi, nomine e decisioni che avrebbero permesso di condizionare anche le strutture di controllo.
Le richieste più pesanti riguardano tre figure centrali della vicenda. Il procuratore Roberto Cesarini ha chiesto 5 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno per l’ex amministratore delegato di Banca Cis, Daniele Guidi, per il finanziere Francesco Confuorti e per l’ex azionista di riferimento dell’istituto, Marino Grandoni.
Secondo l’accusa, sarebbero stati proprio loro i protagonisti di un programma articolato in tre passaggi. Il primo avrebbe riguardato il reclutamento di persone disponibili ad assecondare determinati interessi. Il secondo il loro mantenimento, in maniera continuativa, all’interno di istituzioni finanziarie e di altri organismi strategici. Il terzo, infine, l’allontanamento di quanti non si sarebbero mostrati allineati a quel progetto.
Un sistema che, sempre secondo la Procura, avrebbe permesso di intervenire non soltanto sulle decisioni delle banche, ma anche su quelle degli organismi incaricati di controllarle.
Ed è proprio su questo aspetto che si è concentrata una parte importante delle ricostruzioni emerse durante le arringhe delle parti civili.
Tra gli episodi richiamati figura la nomina di Wafik Grais alla presidenza della Banca Centrale di San Marino, nonostante, secondo quanto evidenziato nel procedimento, non conoscesse la lingua italiana. A quella scelta sarebbero poi seguite altre nomine ritenute funzionali al presunto disegno associativo.
In particolare, quelle di Lorenzo Savorelli alla direzione di Banca Centrale e di Filippo Siotto, Mirella Sommella e Ugo Granata al Coordinamento di Vigilanza.
Per ciascuno di questi cinque imputati la Procura ha chiesto 4 anni e 4 mesi di reclusione.
La stessa pena è stata richiesta anche per il commissario della Legge Alberto Buriani, al quale l’accusa attribuisce un ruolo sul versante giudiziario. Secondo la ricostruzione prospettata in aula, avrebbe contribuito al presunto programma attraverso l’archiviazione di procedimenti che potevano rappresentare un ostacolo e favorendo invece iniziative giudiziarie considerate utili al raggiungimento degli obiettivi del gruppo.
Il punto centrale dell’accusa è dunque il presunto condizionamento di più livelli del sistema sammarinese, da quello bancario a quello della vigilanza, fino agli uffici giudiziari. Una ricostruzione che dovrà naturalmente essere valutata dal giudice e sulla quale non è ancora intervenuta una sentenza.
Accanto alle richieste di condanna, c’è poi un altro capitolo particolarmente pesante: quello dei risarcimenti.
Le parti civili hanno infatti avanzato domande per un totale di 62 milioni e 800mila euro, accompagnate da richieste di consistenti provvisionali, vale a dire somme che potrebbero essere riconosciute già con la sentenza, senza attendere la definizione definitiva dell’intero risarcimento.
Banca Centrale di San Marino ha chiesto 10 milioni di euro. L’istituto, rappresentato dagli avvocati Tania Ercolani, Maria Selva e Filippo Cocco, ha posto l’accento sulle conseguenze che il presunto condizionamento delle sue funzioni avrebbe potuto avere sulla stabilità finanziaria dell’intera Repubblica.
Non si tratterebbe quindi soltanto di un danno economico direttamente quantificabile, ma anche delle ripercussioni che una compromissione dell’autorità di vigilanza potrebbe produrre sulla fiducia nel sistema bancario.
Ancora più elevata, 12 milioni di euro, la richiesta dell’Eccellentissima Camera, rappresentata dalle avvocate Sabrina Bernardi e Simona Ugolini.
In questo caso, tra le voci richiamate figura anche il danno non patrimoniale legato al prestigio e alla reputazione dello Stato. La prospettiva è quella di un possibile pregiudizio all’immagine della Repubblica, derivante dalle vicende oggetto del procedimento.
Cassa di Risparmio ha invece domandato 10 milioni di euro, attraverso i legali Alessandra Greco ed Emanuele Nicolini.
La posizione dell’istituto si collega anche alla vicenda di Asset Banca, finita in amministrazione straordinaria e successivamente acquisita da Cassa di Risparmio. Un’operazione che, nella ricostruzione portata in giudizio, si inserisce nel quadro più ampio delle decisioni contestate.
Proprio Asset Banca in liquidazione ha presentato la richiesta economicamente più consistente: 29 milioni e 800mila euro. A rappresentarla nel processo è l’avvocato Gian Nicola Berti.
A queste cifre si aggiunge un milione di euro richiesto dagli ex vertici di Asset Banca, Stefano Ercolani e Barbara Tabarrini, assistiti dall’avvocato Alessandro Stolfi.
Somme che, se riconosciute, avrebbero un peso economico considerevole. Va però chiarito che si tratta al momento di richieste delle parti civili, non di risarcimenti già stabiliti dal tribunale. Sarà il giudice a decidere se e in quale misura accoglierle.
La Procura, nel frattempo, ha distinto le posizioni dei tredici imputati, arrivando a chiedere l’assoluzione per tre di loro.
Per Marco Mularoni, ex vicedirettore di Banca Cis, è stata sollecitata l’assoluzione con formula piena. Per l’altro ex vicedirettore, Emilio Gianatti, e per Raffaele Mazzeo, componente del Consiglio di Vigilanza di Banca Centrale nel 2018, la richiesta è invece di assoluzione con formula dubitativa, legata all’insufficienza o alla contraddittorietà delle prove.
Una distinzione significativa, perché evidenzia come la stessa Procura abbia ritenuto di non poter sostenere una richiesta di condanna nei confronti di tutti gli imputati originariamente coinvolti nel procedimento.
Il processo si avvicina così al momento della decisione, dopo un dibattimento nel quale sono state affrontate vicende che hanno segnato profondamente la storia recente della finanza sammarinese.
Da una parte le richieste dell’accusa, che descrive un’organizzazione capace di condizionare incarichi e decisioni per proteggere interessi economici ben precisi. Dall’altra le posizioni degli imputati, per i quali resta ferma la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
Sul tavolo del giudice Isabella Pasini ci sono ora le responsabilità penali contestate, il ruolo attribuito ai singoli imputati e le richieste milionarie avanzate da istituzioni e soggetti che si ritengono danneggiati.
La sentenza dovrà stabilire quali parti della ricostruzione accusatoria abbiano trovato effettivo riscontro nelle prove raccolte durante il processo.
