Controlli effettuati in abiti civili e, secondo l’accusa, senza qualificarsi, cittadini inseguiti e ammanettati, test dell’etilometro imposti anche in circostanze ritenute ingiustificate e verbali che avrebbero raccontato fatti diversi da quelli realmente accaduti. Sono alcuni degli episodi finiti nell’inchiesta che coinvolge otto pubblici ufficiali del Nucleo Falchi della Polizia Locale di Rimini.
Gli agenti sono indagati, a vario titolo e con posizioni differenti, per falso in atto pubblico, violenza privata, calunnia e, in un caso, lesioni. Su delega della Procura, la Guardia di finanza ha eseguito perquisizioni nei loro confronti.
Tra gli episodi contestati c’è quello di un uomo in bicicletta elettrica che, secondo quanto riportato dagli agenti, sarebbe finito contro un autobus durante un inseguimento. La ricostruzione dell’accusa è però differente: l’uomo sarebbe stato fatto scendere e colpito al volto con la paletta d’ordinanza e successivamente preso a calci alla testa.
In un altro caso, risalente al marzo 2025, un automobilista fermato di notte da uomini in borghese sarebbe fuggito perché spaventato, venendo poi inseguito fino a casa, ammanettato e sottoposto all’etilometro. Il test sarebbe stato fatto eseguire anche alla moglie, che non aveva guidato l’auto.
Sotto esame anche il trasporto di un arrestato che, ammanettato sui sedili posteriori di un’auto, riuscì ad aprire la portiera e a gettarsi sull’asfalto, riportando fratture alle vertebre. Nel verbale, secondo l’accusa, sarebbe stato invece indicato che aveva la cintura allacciata e un agente seduto accanto.
La Procura ha chiesto per tutti e otto la sospensione dall’esercizio di ogni pubblico ufficio e servizio. Il gip non si è ancora pronunciato: gli indagati dovranno prima comparire per l’interrogatorio preventivo. Gli inquirenti sottolineano inoltre la “ampia e determinante collaborazione” ricevuta da altri appartenenti allo stesso Comando della Polizia Locale di Rimini.
