Il Tennessee ha tentato di giustiziare Christa Pike, 50 anni, e non ci è riuscito. Dopo due siringhe di pentobarbital la donna era ancora viva: è stata trasportata in un ospedale esterno, dove secondo i suoi legali le sono state prestate «misure salvavita». Il governatore Bill Lee ha ordinato «una revisione completa, affidata a terzi, per stabilire esattamente cosa sia accaduto» e ha annullato l’ultima esecuzione in programma quest’anno nello Stato.
Il tentativo è avvenuto mercoledì sera attorno alle venti, ora locale, al Riverbend Maximum Security Institution di Nashville. Secondo l’agenzia AP, a Pike sono state somministrate due dosi del farmaco e la tenda della sala dei testimoni è stata chiusa due volte; a un certo punto ai giornalisti è stato chiesto di uscire.
Mentre l’esecuzione era in corso, i suoi avvocati hanno depositato un’istanza d’urgenza per fermarla, scrivendo: «La signora Pike ha perso conoscenza, ha ancora battito cardiaco e russa in modo udibile». Il giudice distrettuale Clifton L. Corker ha poi emesso un provvedimento in cui prendeva atto che «il personale medico ha iniziato a prestare le cure richieste nell’istanza».
Il protocollo del Tennessee prevede un secondo set di siringhe nel caso in cui il condannato non muoia dopo il primo. Ma, sempre secondo AP, non specifica che cosa debba accadere se la persona è ancora viva anche dopo il secondo.
Il Dipartimento della Correzione dello Stato difende il proprio operato. «Il Dipartimento ha seguito ogni passaggio del protocollo di esecuzione legittimo e consolidato dello Stato, approvato dall’ufficio del procuratore generale», ha dichiarato la portavoce Dorinda Carter. «Il farmaco previsto dal protocollo si è sempre dimostrato efficace, e il protocollo non consente procedure ulteriori rispetto a quelle eseguite questa sera».
Di segno opposto la lettura dei difensori: «Questa sera lo Stato del Tennessee ha ancora una volta fallito nell’eseguire un’esecuzione legale. Non proviamo alcun piacere nell’aver avuto ragione, ma le preoccupazioni sollevate dalla signora Pike si sono rivelate fondate: accesso venoso difficile, vene collassate, pentobarbital degradato, nessuna assistenza medica d’emergenza disponibile quando inevitabilmente qualcosa va storto, il tutto sotto un protocollo che resta avvolto nella segretezza».
Non è il primo intoppo nello Stato quest’anno. A maggio l’esecuzione di Tony Carruthers, condannato per il rapimento e l’omicidio di tre persone nel 1994, era stata rinviata perché il personale non era riuscito a trovare una vena.
Christa Pike era stata condannata a morte nel 1996 per l’omicidio di Colleen Slemmer, 19 anni. Pike ne aveva diciotto quando, insieme all’allora fidanzato Tadaryl Shipp, picchiò, torturò e uccise la ragazza, che avevano conosciuto in un centro di formazione professionale per adolescenti in difficoltà. L’esecuzione è stata oggetto di una battaglia legale fino all’ultimo, conclusa con la Corte Suprema degli Stati Uniti che ha dato il via libera alle iniezioni letali.
La madre della vittima, May Martinez, era fra coloro che volevano l’esecuzione. Alla NBC, dopo quanto accaduto, ha detto: «È stato un disastro».
