Hanno lavorato per anni a San Marino attraversando ogni giorno il confine, oggi sono in pensione e si ritrovano a rischiare di pagare le tasse due volte sullo stesso assegno. Il fisco italiano sostiene che la pensione maturata a San Marino vada dichiarata e tassata in Italia, San Marino sostiene il contrario, e nel mezzo ci sono centinaia di famiglie che continuano a ricevere cartelle esattoriali mentre i due Stati non trovano un accordo. Ora i sindacati chiedono che quelle cartelle si fermino finché la trattativa non è chiusa.
La richiesta di una moratoria arriva da CSdL, CDLS e USL, che hanno reso noto l’esito dell’incontro del 18 settembre con il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze italiano Maurizio Leo, promosso dal Segretario di Stato per le Finanze e il Bilancio, i Trasporti e l’Energia Marco Gatti, e al quale ha partecipato anche il presidente del CSIR.
Il motivo dell’urgenza è che il problema si sta allargando. Le contestazioni dell’Agenzia delle Entrate dell’Emilia-Romagna erano partite dalle dichiarazioni dei redditi del 2019, ma alle stesse persone sono poi arrivate richieste anche per gli anni successivi, mentre nel frattempo altri pensionati sono stati coinvolti. Serve quindi, secondo le organizzazioni sindacali, una misura che permetta di attraversare il tempo necessario a raggiungere un’intesa, soprattutto per chi le imposte le ha già versate in entrambi gli Stati.
Il nodo giuridico è sempre lo stesso: le due amministrazioni leggono la Convenzione fiscale in modo opposto, con San Marino che considera queste pensioni tassabili soltanto nel Paese che le eroga e l’Italia soltanto in quello di residenza. I sindacati giudicano infondata l’interpretazione del fisco italiano e richiamano le sentenze della Corte di Cassazione sul significato dell’espressione sicurezza sociale contenuta nella Convenzione. Il principio a cui si appellano è semplice: le imposte vanno pagate in un solo Stato.
Sul tavolo c’è però anche la richiesta italiana di cambiare le regole, introducendo la tassazione concorrente: si pagherebbe in entrambi i Paesi, con un conguaglio in Italia e il riconoscimento di un credito d’imposta per quanto già versato a San Marino. Anche il Governo sammarinese ha presentato proprie proposte di revisione. Nel confronto è entrato pure il funzionamento del sistema pensionistico della Repubblica, che prevede un sostegno pubblico per garantire livelli adeguati anche ai redditi medio-bassi: un elemento che, per i sindacati, va tenuto presente quando si discute di chi ha diritto a tassare. Le organizzazioni segnalano inoltre che sulle pensioni INPS corrisposte a residenti sammarinesi non viene applicata una ritenuta alla fonte, ove richiesto.
Il passaggio che i sindacati leggono con più ottimismo riguarda il metodo. Entrambi gli Esecutivi hanno annunciato l’avvio a breve di tavoli tecnici, e secondo CSdL, CDLS e USL «le posizioni non ci sono parse blindate, nemmeno in ordine alla possibilità di individuare soluzioni alternative alla tassazione concorrente». Il presidente del CSIR ha chiesto una soluzione favorevole ai pensionati ex frontalieri, richiamando quanto lo Stato italiano già prevede per chi ha lavorato in Svizzera e nel Principato di Monaco. Resta fermo, per le organizzazioni sindacali, il diritto al credito d’imposta.
Nel comunicato i tre sindacati ringraziano infine il Segretario di Stato per gli Affari Esteri, gli Affari Politici, la Cooperazione Economica Internazionale e la Transizione Digitale Luca Beccari, la senatrice Domenica Spinelli e l’ambasciatore Fabrizio Colaceci per il loro coinvolgimento nella vicenda.
